Dilaga la povertà, gongolano gli strozzini

Gli italiani hanno bisogno oggi di sostegno, non domani. E le misure prese sino ad oggi sono soltanto cure palliative. Il tesoretto conosciuto delle mafie in Italia ammonta a diversi miliardi di euro perché non utilizzare questo fiume di soldi per sostenere indigenti e aziende in crisi? Sempre meglio che saltare dove il muro è più basso…

Roma – Il livello di povertà è sempre più in aumento. Di conseguenza la disperazione di tantissime famiglie ha raggiunto limiti estremi. Tanto che durante i primi sei mesi del 2022 è aumentata di molto la domanda di prestiti personali e finalizzati. Si tratta di una situazione che riflette l’andamento dell’economia. Da una parte la ripresa dei consumi spinge le famiglie a spendere di più, dall’altra parte lo scenario sociopolitico ed economico inducono a modificare abitudini e stili di vita. I cravattari si fregano le mani.

Le lunghe file davanti al monte dei pegni

Dunque a fronte di un aumento delle richieste di credito, corrisponde una progressiva diminuzione degli importi richiesti. Durante il primo semestre del 2022 la domanda di prestiti è aumentata del 24,5% rispetto allo stesso periodo del 2021, superando il livello di pre-pandemia. Si tratta sia di prestiti personali che di prestiti finalizzati, ovvero quelli richiesti per comprare beni o servizi come, per esempio, un veicolo o un corso di formazione.

Il 54,1% del totale è rappresentato da cifre inferiori ai 5 mila euro, mentre i piani di rientro del prestito superiori ai 5 anni sono quelli maggiormente scelti dagli italiani, in pratica circa il 24%. L’Osservatorio Crif ha identificato che la fascia di età che maggiormente ricorre al credito è quella compresa tra i 45 e i 54 anni, seguita da quella di richiedenti di età compresa tra i 35 e i 44 anni.

Poi ci sono quelli che possono identificarsi nel girone dei fantasmi, degli invisibili, i quali per varie problematiche debitorie, di insolvenza ed altre, non hanno diritto all’accesso al credito. Per questi ultimi la situazione è alla canna del gas, in quanto vengono assorbiti da ogni possibile fonte di reddito, soprattutto illegale. Questo enorme numero di persone si trovano in balia dei vicoli ciechi dunque per assicurare la sopravvivenza della propria famiglia si infilano in giri criminali, estorsivi e di usura, che di fatto li inchiodano alla dannazione della propria esistenza. In sostanza la ricerca di liquidità è in cima ai motivi per i quali gli italiani sono costretti a chiedere l’accesso al credito.

Ma al di là delle necessità impellenti che giustificano interventi leciti ed illeciti, l’indice che fa veramente emergere lo stato di bisogno è l’ingente percentuale di richieste di denaro per consolidare i debiti pregressi. Per esempio l’arrivo della stagione estiva ha messo il turbo alle richieste di credito per viaggi e vacanze soprattutto dai cittadini che vivono nel Nord del Paese. Poi, complice una pandemia che non ci ha fatto abbandonare le brutte abitudini, si rileva che la domanda di crediti online ha superato del 153% quella relativa ai primi sei mesi del 2021.

In pratica i canali digitali sono diventati strumento di dialogo con gli intermediari del credito ed anche strumento per la finalizzazione dei contratti. Con le truffe dietro l’angolo. Non sempre, però, nonostante le somme richieste non siano molto alte, le difficoltà di affrontare le emergenze, ossia anche un pagamento di una bolletta non preventivata o qualunque altra cosa non prevedibile, disegnano una situazione più che drammatica.

D’altronde il prezzo al rialzo delle energie è tema di discussione e preoccupazione da mesi. Il gas ha superato quota 300 euro per mega wattora e, secondo i pareri di diversi analisti, la sua corsa al rialzo non è ancora finita. Speculazioni a parte. In Italia, peraltro, circa il 46% dell’energia elettrica è prodotta con gas naturale, questo spiega perché il prezzo del gas determina quello delle forniture di corrente.

Ad appesantire il quadro già fuori controllo c’è il costo dei carburanti il quale, anche se in modo altalenante, è anch’esso salito sul carro dei rialzi. Non dimentichiamo che la riduzione di 30,5 centesimi del prezzo per ogni litro di benzina e gasolio rimarrà in essere fino al 20 settembre. Forse con un ulteriore dilazioni fino a ottobre. Una misura che costa ogni mese circa un miliardo di euro. Fatevi un po’ due conti.

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