CHI HA UCCISO SERENA MOLLICONE?

Il 21 febbraio prossimo il Pm replicherà alle eccezioni della difesa. La strada verso la verità sembra più vicina dopo 19 anni di omissioni e connivenze

ARCE (Frosinone) – Alla sbarra i carabinieri ed i familiari accusati della morte di Serena Mollicone, la ragazza di 18 anni uccisa nella caserma di Arce l’1 giugno del 2001. Dovranno rispondere di concorso in omicidio l’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco, il luogotenente Vincenzo Quatrale, accusato anche di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, mentre l’appuntato Francesco Suprano dovrà essere giudicato per favoreggiamento.

la caserma dei carabinieri ad Arce.

Durante l’udienza del 15 gennaio scorso (stabilita per il rinvio di quella del 13 novembre 2019) nell’aula seconda del tribunale di Cassino erano presenti Franco Mottola, Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano, assenti la moglie ed il figlio di Mottola. Assente anche il padre di Serena, Guglielmo Mollicone, da quasi tre mesi ricoverato in ospedale per un infarto piuttosto grave:

”…Sono state affrontate le questioni relative alle costituzioni di parte civile – ha spiegato l’avvocato Dario De Santis, legale della famiglia Mollicone – ci sono state eccezioni degli imputati circa l’ammissibilità di alcune delle costituzioni e il magistrato giudicante si è ritirato in camera di consiglio per decidere se e quali delle parti che hanno chiesto di costituirsi saranno ammesse e potranno partecipare al processo. Al termine della riunione il giudice per le udienze preliminari Domenico Di Croce ha ammesso tutte le parti ovvero l’Arma dei carabinieri, i parenti di secondo grado di Serena Mollicone come gli zii e la famiglia del brigadiere Santino Tuzi…”.

Quattro giorni prima dell’udienza del 15 gennaio scorso Mottola padre e figlio avevano indetto una conferenza stampa durante la quale hanno rimarcato la loro innocenza con fermezza e determinazione:

”… Io sono innocente. Non ho mai fatto del male a Serena Mollicone – ha detto Franco Mottola ai cronisti – né so nulla sulla sua morte, respingo ogni accusa. La mattina del 1° giugno non l’ho vista né in caserma né in altre parti, non è venuta mai a cercarmi in caserma, il brigadiere Santino Tuzi non mi ha telefonato dalla caserma a casa mia e non mi ha avvisato di nulla. Dice una menzogna (Tuzi) o si sbaglia quando dice di aver parlato con me…”.

Guglielmo Mollicone che si è battuto come un leone per ottenere giustizia. Attualmente è ricoverato in ospedale per un infarto che lo ha colpito due mesi fa.

Se non sono stati Mottola e compagni ad uccidere Serena Mollicone chi avrebbe ucciso la ragazza dentro la caserma dei carabinieri? L’11 aprile del 2008 il brigadiere Santino Tuzi si toglieva la vita sparandosi un colpo alla tempia con la sua pistola d’ordinanza dopo aver dichiarato di aver visto Serena entrare in caserma. Versione che il sottufficiale ebbe a ritrattare dopo le presunte pressioni subite dal suo superiore Vincenzo Quatrale, per poi riconfermare la prima versione dei fatti pochi giorni prima di morire:

”… Le carte parlano chiaro – aggiunge Maria Tuzi, figlia del povero brigadiere – e noi attendiamo serenamente il verdetto. Il fatto che Guglielmo Mollicone non sia qui fisicamente si sente. Per me era un sostegno, era il mio pilastro, però è come se ci fosse, io rappresento lui e i familiari, lui è qui con noi… C’è anche mio padre con le testimonianze che ha lasciato e le piccole cose che abbiamo trovato tar i suoi documenti…”.

Franco Mottola

Vincenzo Quatrale, secondo la tesi accusatoria del Pm Maria Beatrice Siravo, avrebbe spinto al suicidio Santino Tuzi con le sue incalzanti sollecitazioni finalizzate a non confessare ciò che aveva visto. Un altro aspetto terribile legato all’omicidio di Serena sarebbe stata la sua probabile salvezza se soccorsa in tempo. La ragazza, secondo i medici legali, sarebbe rimasta agonizzante per oltre sei ore dopo che i suoi aguzzini avevano tentato di soffocarla infilandole un sacchetto di cellophane sulla testa. La giovanetta sarebbe stata anche picchiata a sangue arrivando a sbatterle la testa contro lo stipite di una porta di un locale in disuso. Qualcuno poi era stato incaricato di cancellare ogni traccia e di trasportare il cadavere di Serena altrove per depistare le successive indagini. La prossima udienza è fissata per il 21 Febbraio. Alla base del provvedimento le eccezioni preliminari sollevate dalla difesa degli imputati. Dopo ben 19 anni di omissioni e connivenze l’epilogo della tragica vicenda potrebbe essere imminente.

da sx Marco e Franco Mottola in conferenza stampa.
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