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Brasile nel caos: estremisti all’attacco

Dopo l’elezione di Lula, i movimenti estremisti che spalleggiano l’ex premier Bolsonaro, hanno dato vita a un vero e proprio assalto al Planalto, il palazzo presidenziale. Più di 1.000 gli arresti.

Roma – Le istituzioni brasiliane subiscono l’assalto di migliaia di sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Le immagini diffuse ricordano quelle dell’assalto del Campidoglio degli Stati Uniti il ​​6 gennaio di due anni fa, incoraggiato dall’ex presidente di Washington, Donald Trump, incapace di accettare la sconfitta contro Joe Biden.

Al momento dell’assalto, Lula si era insediato come nuovo presidente del Brasile da appena una settimana dopo le celebrazioni di rito a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di brasiliani. A quanto sembra, gli estremisti pro-Bolsonaro si sono rifiutati di accettare la vittoria di Lula nelle elezioni di ottobre, così hanno trascorso le ultime settimane a evocare un colpo di Stato militare. La vera immagine che scandalizza è quella di un Brasile lacerato, in cui coabitano due popoli incapaci di trovare anche solo un alfabeto minimo condiviso. La sfida per il successore, appena eletto, è di aprire uno spiraglio di comunicazione. Impresa che sembrava titanica già prima dell’8 gennaio, mentre ora appare ancora più ardua ma di estrema urgenza.

Luiz Inácio Lula da Silva, presidente brasiliano neoeletto, e Jair Bolsonaro, suo predecessore.

Se riuscirà, a vincere non sarà solo la democrazia brasiliana, ma un metodo. Ormai convivono, almeno da 4 anni, due nazioni non comunicanti. E questo è il risultato. Per il popolo che ha invaso e vandalizzato i palazzi del potere di Brasilia, il pericolo è un fantomatico comunismo che, dopo aver frodato il voto, vuole impadronirsi del Paese. Insomma, lo strumento della violenza ancora una volta si fa strada anziché utilizzare forme pacifiche di dissenso.

Ferma la condanna da parte di tutte le istituzioni comunitarie di Bruxelles all’assalto della sede del parlamento, del palazzo presidenziale e della Corte suprema a Brasilia, capitale del Brasile, per protestare contro il risultato delle ultime elezioni, vinte da Luiz Inácio Lula da Silva. Solo dopo diverse ore, stranamente, le forze di sicurezza brasiliane sono riuscite a riprendere il controllo delle tre istituzioni. “Condanno fermamente l’assalto alla democrazia in Brasile. Questa è una grande preoccupazione per tutti noi, i difensori della democrazia” ha scritto su Twitter la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, assicurando il pieno sostegno al presidente Lula. Sostegno incondizionato anche da parte della Francia, assicurato da Emmanuel Macron.

L’enorme dispiegamento di Polizia per arginare la protesta dei “bolsonaristi”.

Anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha condannato l’assalto alle istituzioni democratiche del Brasile, confermando il pieno sostegno a Lula in quanto presidente “eletto democraticamente da milioni di brasiliani attraverso elezioni libere e corrette”. Per Roberta Metsola, alla guida dell’Eurocamera, la “democrazia va sempre rispettata” – ha sottolineato – manifestando profonda preoccupazione”, per i fatti della notte a Brasilia. Un urgente ritorno alla normalità è quello evocato dalla premier Giorgia Meloni che sul social scrive: “quanto accade in Brasile non può lasciarci indifferenti. Le immagini dell’irruzione nelle sedi istituzionali sono inaccettabili e incompatibili con qualsiasi forma di dissenso democratico. È urgente un ritorno alla normalità ed esprimiamo solidarietà alle Istituzioni brasiliane”.

Bolsonaro, che si trovava in Florida al momento dell’assalto, ha respinto le accuse di Lula su un suo coinvolgimento nella vicenda, sottolineando che “le manifestazioni pacifiche, nel rispetto della legge, fanno parte della democrazia, ma saccheggi e invasioni di edifici pubblici come quelli che sono avvenuti oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sono eccezioni alla regola”.

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