Altri debiti con il SURE. L’Italia la più affamata di denaro

Quanto ci costeranno i debiti che stiamo accumulando? Una marea di miliardi si aggiungono a quelli già erogati dallo strumento europeo che dovrebbe attenuare i rischi di disoccupazione. Ma quali garanzie sono state date a fronte del congruo sostegno che vede l’Italia come la più affamata di denaro?

Roma – In arrivo un nuovo prestito da 1,8 miliardi, erogato attraverso SURE, acronimo di “Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency”. Il SURE (lo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione durante un’emergenza, ndr) è un nuovo mezzo economico che erogherà fino a 100 miliardi di euro sotto forma di prestiti a condizioni di favore ai Paesi che ne hanno bisogno.

L’obiettivo è far sì che i lavoratori non perdano il proprio reddito e le imprese mantengano il proprio personale. Lo strumento fa parte di un più ampio programma per la ripresa, che poggia su quattro pilastri, alcuni dei quali li conosciamo già: il MES per gli Stati, la BEI per le imprese, un Programma per la ripresa economica, noto come Recovery Fund, e appunto il SURE per i lavoratori.

Così dopo le prime due erogazioni a favore dell’Italia, una da 10 miliardi di euro ad ottobre ed una da 6,5 miliardi a novembre 2020, il 2 febbraio la Commissione europea ha annunciato lo sblocco di un terzo prestito da 4,5 miliardi di euro.

L’operazione rientrava nella prima erogazione del 2021 della Commissione europea, che ha autorizzato il riconoscimento di 14 miliardi di euro a favore di nove Stati membri. In effetti già il 16 marzo scorso l’esecutivo UE aveva annunciato la quarta erogazione a favore dell’Italia, per un importo di 3,8 miliardi di euro, nell’ambito di una tranche di pagamenti da 9 miliardi di euro destinata a sette Stati membri.

Oltre all’Italia a beneficiarne sono stati la Repubblica Ceca (1 miliardo), la Spagna (2,87 miliardi), la Croazia (510 milioni), la Lituania (302 milioni), Malta (123 milioni) e la Slovacchia (330 milioni). In tutto 13 miliardi di euro a favore di sei Stati membri, di cui 1 miliardo alla Repubblica Ceca, 2,2 miliardi al Belgio, 4,06 miliardi alla Spagna, 2,47 miliardi all’Irlanda, 1,4 miliardi alla Polonia e 1,87 miliardi all’Italia.

L’erogazione, in effetti, avviene dopo la sesta emissione di obbligazioni a titolo di SURE, per l’esattezza due obbligazioni ovvero una da 8 miliardi con scadenza nel marzo 2026 e una da 5 miliardi con scadenza nel maggio 2046.

Una marea di soldi in prestito che domani potrà ridurci sul lastrico

SURE in sostanza consente agli Stati membri di chiedere il sostegno finanziario dell’UE per contribuire al finanziamento degli aumenti repentini e severi della spesa pubblica nazionale, a decorrere dal 1º febbraio 2020, relativi a regimi di riduzione dell’orario lavorativo e misure analoghe, anche per i lavoratori autonomi, o a determinate misure di carattere sanitario, in particolare sul posto di lavoro.

Tutto ciò come risposta alla crisi. Infatti tutti gli Stati possono avvalersene, ma lo strumento riveste un’importanza particolare per quelli più colpiti dall’emergenza sanitaria causata dalla pandemia e dal conseguente shock economico.

Certamente non è un prestito che l’UE fornisce discrezionalmente, infatti saranno sostenuti dal bilancio europeo ma, soprattutto, da garanzie fornite dagli Stati membri in funzione della loro quota nell’RNL (reddito nazionale lordo) dell’Unione. L’importo totale delle garanzie è di 25 miliardi di euro:

Paolo Gentiloni

“...Di fronte a una pandemia i cui effetti continuano a gravare sulle nostre economie – ha dichiarato Paolo Gentiloni, commissario per l’Economia – la Commissione eroga oggi un ulteriore notevole sostegno finanziario a favore di 6 paesi, tra cui l’Irlanda, che ne beneficia per la prima volta. Si tratta di un contributo fondamentale agli sforzi nazionali per sostenere i lavoratori in questi tempi difficili…”.

Mahmood

In conclusione l’Italia è il primo beneficiario di SURE, vatti a sbagliare, con prestiti per un totale di 27,4 miliardi. Al nostro Paese, adesso, il compito di impiegare bene i fondi europei. Il rapper-cantautore Mahmood ci aiuta a meglio chiarire come siamo messi con una sua nota canzone: ”È difficile stare al mondo, quando perdi l’orgoglio. Ho capito in un secondo che tu da me volevi solo soldi, soldi, soldi….

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