ADRIA – A GIUDIZIO PER L’OMICIDIO DELLA MOGLIE: L’UOMO E’ CAPACE DI INTENDERE E VOLERE

L'avrebbe strangolata dopo averle reso la vita impossibile. L'uomo non aveva accettato la separazione. Dopo 9 giorni di agonia la moglie spirava in ospedale.

AdriaRoberto Lo Coco, 28 anni, operaio, è capace di intendere e di volere e può affrontare il processo a suo carico per la morte della moglie Giulia Lazzari di 23 anni. Il 9 ottobre scorso c’è stata la prima udienza che è entrata subito nel vivo del dibattimento. Secondo l’accusa Lo Coco avrebbe strangolato la moglie con premeditazione nella casa coniugale di via Chieppara ad Adria dove i due erano venuti alle mani durante un violento litigio l’8 ottobre dell’anno scorso.

In quella occasione l’uomo avrebbe accusato la moglie di frequentare un’altra persona con la quale avrebbe inteso rifarsi una vita una volta ottenuta la separazione. Giulia pare non ne volesse più sentire di quell’uomo violento e geloso che le stava rendendo la vita un inferno. Il marito l’avrebbe costretta a vivere in clausura interrompendo i rapporti sociali con chiunque. La donna si era poi stancata di subire continue vessazioni e imposizioni e decideva di chiudere la relazione col marito ormai diventato il suo aguzzino.

Una famiglia apparentemente felice, a destra Roberto Lo Coco.

Lo Coco non aveva digerito la decisione della moglie e aveva chiesto alla donna di ripensarci promettendole di comportarsi bene anche nell’interesse della loro unica figlia di soli 4 anni. Quella maledetta sera i due avevano ripreso a litigare anche perché Giulia avrebbe reiterato al coniuge la sua ferma intenzione di separarsi senza ulteriori ritardi. A questo punto i toni fra i due si sarebbero accesi e l’uomo avrebbe iniziato a colpire la moglie con calci e pugni. Alle reazioni di difesa di Giulia il marito, con mossa fulminea, l’avrebbe afferrata per il collo stringendolo con forza sino a quando la poveretta non cadeva a terra apparentemente esanime.

L’uomo, ritenendo di averla fatta grossa ma non di avere ucciso la moglie, si dava alla fuga ma il fratello, presente in casa al momento del litigio, chiamava per telefono il 118 dopo aver visto la cognata riversa sul pavimento. Sul posto giungeva un’ambulanza i cui soccorritori trasportavano d’urgenza Giulia Lazzari presso il reparto di rianimazione del locale nosocomio dove la giovane veniva sottoposta a terapia intensiva. Purtroppo i danni provocati al cervello dalla mancanza di ossigeno, dopo nove giorni di agonia, risultavano incompatibili con la vita e per Giulia non c’era più nulla da fare.

I messaggi in chat del presunto assassino

I carabinieri, nel giro di qualche ora, arrestavano il presunto assassino che aveva scritto su Whatsapp ad un suo amico descrivendogli l’omicidio: ”…Mi dispiace, odiatemi più che potete, giuro non ero in me – scriveva Lo Coco in chat – me ne sono accorto dopo di quello che stavo facendo e mi sono fermato in tempo, spero tanto che sia così. Scusami, anche se non lo farai, merito tutte le cose crudeli che mi faranno, ripeto, non ero io, quando si riprenderà datele appoggio e quello di cui avrà bisogno. Ciao, ti ringrazio, addio amico…”.

Lo Coco, difeso dall’avvocato Anna Osti, ammetteva solo in parte le proprie responsabilità ma il Pm Sabrina Duò, a seguito della morte della vittima, formulava l’accusa di omicidio volontario aggravato a cui poi si sarebbe aggiunta la premeditazione. Roberto Lo Coco, ex tossicomane, due giorni prima dell’omicidio, aveva pubblicato sul suo profilo Facebook alcune frasi nei riguardi della moglie che fanno riflettere sulla tragedia che poi si sarebbe consumata fra le mura domestiche:

”… Non è giusto – scriveva Lo Coco su Fb – sono quello che sono, lo sapevi, ma tu hai sbagliato e mi hai fatto malissimo. Ho sbagliato anche io a fare cose che non ti piacevano ma ce l’hai anche tu la colpa e che in questi mesi mi hai trattato come spazzatura, non succedeva niente di tutto questo se tu avessi parlato con me e non con un estraneo…”.

La difesa di Lo Coco chiedeva di sottoporre l’allora indagato a perizia psichiatrica ma il referto stabiliva che l’uomo poteva ben sopportare il processo a suo carico. Il Comune di Adria ha ottenuto la costituzione di parte civile e in aula era presente il sindaco Omar Barbierato, visibilmente scosso nel ricordo di quella tragedia che si è abbattuta sulla sua comunità. La sentenza è prevista entro fine anno. 

 

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