UNO SGARRO E LA CONDANNA A MORTE

Dal 2003 nessuna notizia di Nicola Bevilacqua detto ‘U zingar. L’uomo uscito di casa in fretta e furia al richiamo di due presunti amici è poi sparito come un fantasma. Probabilmente è stato ucciso da qualcuno che frequentava negli ultimi tempi. Forse uno sgarro alla base del presunto omicidio. Rimane remota, se non impraticabile, l’ipotesi della fuga volontaria in Sicilia.

LAURIA – Era sceso in strada perché due amici lo avevano chiamato ad alta voce dicendogli “Scin, scin ovvero “Scendi, scendi”. Nicola Bevilacqua, 34 anni, detto “’u zingar”, usciva di casa la sera del 17 maggio del 2003 senza farvi più ritorno. L’uomo, con qualche precedente per rapina, lavorava saltuariamente e negli ultimi tempi era andato ad abitare in casa della sorella, in vicolo Fontana di Lauria (Inferiore), in provincia di Potenza. I familiari lo chiamavano affettuosamente “Cocola” perché Nicola, da piccolo, aveva qualche difficoltà nel pronunciare il suo nome.

il vicolo Fontana di Lauria (Inferiore) dove Nicola abitava con la sorella.

L’uomo aveva trascorso un’infanzia infelice e poi le cattive amicizie l’avevano portato a rubare per poi finire in carcere. Trasferitosi con la famiglia a Lauria, Nicola aveva ripreso a frequentare pregiudicati dopo una sosta in una comunità di recupero per problemi di alcolismo. Non aveva un lavoro fisso ma desiderava averlo, come avrebbe desiderato farsi una famiglia a Ragusa, in Sicilia, dove diceva di voler andare perché qualcuno gli aveva promesso un lavoro e un posto dove dormire. Nicola si accompagnava anche a un paio di spacciatori di Lagonegro e nonostante i consigli della sorella l’uomo non poteva che cacciarsi nei guai.

La Fiat Panda 4×4 poi sequestrata e passata al setaccio dalla Scientifica senza però scoprire nulla che riconducesse allo scomparso.

La sera della scomparsa Nicola non aveva detto alla congiunta di dover uscire di casa. Qualcuno però, più esattamente due individui poi identificati come suoi amici, lo avrebbero raggiunto sotto casa a bordo di una Fiat Panda 4×4 di colore verde dicendogli a gran voce di scendere giù. Nicola, senza farselo ripetere, raggiungeva i due uomini e una volta salito a bordo dell’auto spariva senza lasciare tracce. L’autista della Panda, mentre si allontanava da casa di Nicola, aveva iniziato a suonare il clacson attirando cosi l’attenzione di molta gente ma nessuno, in seguito, fornirà ai carabinieri alcuna notizia utile sulla sorte del povero Nicola.

i carabinieri di Lauria e Lagonegro che avevano cercato il giovane in tutte le direzioni.

Dopo la denuncia dei familiari iniziavano le ricerche ma dopo un mese di pattugliamenti in lungo e in largo i carabinieri, con la partecipazione della squadra Mobile di Cosenza, si sarebbero resi conto che al giovane poteva essere accaduto qualcosa di più serio oppure Nicola se n’era semplicemente andato di casa. Forse aveva raggiunto Ragusa ma in zona non c’erano state segnalazioni. Dunque che fine aveva fatto Nicola Bevilacqua? Dopo una ventina di giorni alla sorella di Nicola giungeva una lettera firmata, almeno apparentemente, dal fratello:”…Sorella mia, stai tranquilla. Sto bene, non preoccuparti. Quando hai finito di leggere questa lettera strappa il foglio…”.

la statale della Lucania. In una zona a ridosso dei monti Lucani sarebbe stato seppellito il corpo di Nicola ma anche la seconda lettera era apparsa priva di riscontri obiettivi.

La sorella e il padre dell’uomo riconoscono una grafia di diversa da quella del congiunto e notano l’indirizzo errato di casa che Nicola, di contro, conosceva benissimo. I congiunti si recavano dai carabinieri di Lauria ma dopo qualche mese il caso veniva archiviato. Due anni dopo, nel 2005, un’altra lettera, stavolta anonima, giungeva alla redazione di Chi l’ha Visto. L’anonimo redattore informava i giornalisti in merito alla morte violenta di Nicola, il cui corpo sarebbe seppellito in una zona impervia dell’appennino Lucano. Gli investigatori della squadra mobile di Potenza rintracciavano e sequestravano la Fiat Panda 4X4 di colore verde sulla quale avrebbe viaggiato Nicola prima di sparire. Secondo l’accusa era quella l’auto con cui Giuseppe e Raffaele, erano andati a prendere Nicola sotto casa il 17 maggio del 2003.

Il sostituto procuratore Francesco Greco della procura di Lagonegro che si era occupato delle indagini.

I due, sospettati dell’omicidio di Nicola, racconteranno ai carabinieri di aver prelevato l’amico perché avevano organizzato una rapina che poi non sarebbe stata consumata. L’auto, sino al maggio del 2003 era di proprietà di un parente di Nicola ma dopo la sparizione dell’uomo la vettura era stata rivenduta. Polizia e carabinieri indagano ma non cavano un ragno dal buco e l’indagine si arena un’altra volta. Il sostituto procuratore di Lagonegro Francesco Greco non avendo in mano elementi di prova è costretto ad archiviare il caso che non verrà più riaperto: ”… Se dimentichiamo queste persone – dice Gerardo Melchionda, portavoce di Libera di Lagonegro – dimentichiamo la nostra storia e ancora una volta la criminalità potrà fare il suo corso senza alcun ostacolo…”.

Gerardo Melchionda.
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