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Una “cucina alla luce del sole”: il prodigio tecnologico dei forni solari

Per ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche “la cottura è il risultato della concentrazione dei raggi e dell’effetto serra”.

Roma – Una cucina alla… luce del sole! Le vie della tecnologia sono infinite, come quelle… del Signore. E’ sempre pronta a stupirci, emozionarci, coinvolgerci, estasiarci. Pensare che si potesse cucinare utilizzando la luce del sole, era un argomento valido per i film di fantascienza o per i cartoni animati, in cui la fantasia dei bambini è stimolata al massimo. Ed invece, grazie alla tecnologia, il futuro è già oggi. Lo scorso 7 aprile a Senigallia, nelle Marche, alla Fattoria didattica Dei Conti si è tenuto un evento dall’eloquente titolo “A proposito di forni solari…”.

Per l’organizzazione dell’evento galeotto si è rivelato l’incontro del professor Celestino Ruivo dell’Università dell’Algarve, Portogallo con l’Università Politecnica delle Marche. Il professor Ruivo, considerato uno dei più all’avanguardia nell’uso intensivo dell’energia solare per la cucina, è talmente persuaso da questa consapevolezza che, ogni anno, organizza convegni internazionali su questo tema. L’Università delle Marche, grazie al gruppo del professor Giovanni Di Nicola, da anni studia nuovi modelli di forni solari e tecniche per ottimizzare le performances attraverso materiali che conservano il calore, denominati “phase change materials (PCMs)” (materiali a cambiamento di fase). Si tratta di materiali con differenti temperature di fusione che permettono di accumulare notevoli quantità di calore mantenendo una temperatura costante.

Stiamo, quindi, parlando di un forno solare, attraverso cui cuocere del cibo soltanto con la luce solare. Sembra quasi un effetto magico, un prodigio derivato dalla parola “Abracadabra”, la formula magica con cui ogni sogno si realizzava! Ma di cosa si tratta, in realtà? Secondo i ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche “la cottura solare è il risultato della concentrazione dei raggi solari e dell’effetto serra. Si sfrutta il principio di molti secoli fa quando Archimede, il grande scienziato siracusano, scoprì gli “specchi ustori”, ovvero specchi in grado di concentrare i raggi paralleli proveniente dal sole in un punto, il famoso “fuoco dello specchio”.

Invece di dare fuoco a qualcosa, si può utilizzarlo per cuocere il cibo o scaldarlo. La novità strabiliante è che non si usano fiamme. Un modo sicuro e senza emissione di anidride carbonica (CO2) e, aspetto da non trascurare, gratis”! Il secondo requisito di questa mirabilia, l’effetto serra, viene utilizzato non per surriscaldare il pianeta, ma le vivande. Il Politecnico delle Marche, bontà sua, spiega come è fatto un forno solare. E’ un recipiente nero, definito “ricevitore dei raggi solari” chiuso con un vetro che fa penetrare i raggi di sole, la cui efficienza raggiunge il 60%. Secondo i ricercatori l’ambiente esterno non è così decisivo, purché il cielo sia limpido, come può capitare in montagna, anche con la neve.

Senza voler dubitare delle considerazioni scientifiche partorite da menti sopraffine, c’è una curiosità dell’uomo comune che va presa in considerazione. La tecnologia va bene, soprattutto se, come sembra nel caso in questione, utilizza l’energia naturale come il sole, non inquina e non costa nulla. Però, come abbiamo visto durante l’estate scorsa e, soprattutto, negli ultimi mesi giornate soleggiate si sono alternate ad acquazzoni e grandinate improvvise che hanno procurato danni e paure. Se nel frattempo qualcuno ha deciso di utilizzare un forno solare, nella speranza di preparare un pranzo luculliano e all’improvviso arriva un acquazzone come “dio la manda”, cosa dice la scienza? Al momento, non ci è dato sapere. L’unica certezza è che il nostro eroe si ritroverà bagnato e col cibo distrutto. Ovvero, oltre il danno la beffa!   

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