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Tre colpi alla testa e tre fosse: il giallo dell’informatico ucciso come un mafioso

Tredici anni fa l’omicidio di Paolo Pilla, freddato a tradimento e sepolto insieme ai suoi segreti a Rivalba, nel giardino della casa di campagna.

RIVALBA (Torino) – Tre colpi di pistola alla nuca e altrettante buche nel terreno di cui una contenente un cadavere. Questi sono i soli elementi che da 13 anni rimangono in mano agli inquirenti che hanno indagato a tutto tondo per scoprire gli assassini di Paolo Pilla, 33 anni, informatico, due figli piccoli, all’epoca dei fatti, avuti da due donne diverse. L’uomo è stato ammazzato come un mafioso e sepolto in una buca stretta e corta nel giardino della sua casa di campagna acquistata all’asta. È la notte tra il 31 luglio e il primo agosto del 2011 quando un vicino di casa dell’uomo e la fidanzata della vittima ritrovano il corpo senza vita del perito informatico e grafico pubblicitario.

Pilla con uno dei suoi figli piccoli

Pilla era figlio di un artista e antiquario, Pasquale Pilla, che nel 1990 era balzato agli onori delle cronache per via di un furto perpetrato da ignoti professionisti nel suo studio di via Alfieri a Torino. I ladri avevano rubato una ventina di dipinti preziosi fra cui due De Chirico mai più ritrovati. Nient’altro da segnalare per quanto attiene la famiglia della vittima, quest’ultima con qualche denuncia alle spalle per reati contro il patrimonio e maltrattamenti in famiglia.

Appena dato l’allarme in via Regione Borgiona 43, tra i boschi impenetrabili di Villalba, si recano i carabinieri di Torino e il Ris di Parma che rinvengono il corpo senza vita del grafico nel retro della villa. Si scoprirà che la vittima si sarebbe trovata in compagnia di altre due persone, che conosceva, una delle quali, con una pistola di piccolo calibro, avrebbe freddato l’informatico sparandogli tre colpi calibro 22 a bruciapelo e di spalle, a tradimento. L’ora della morte risaliva presumibilmente tra le 16 e le 18 di sabato 30 luglio, due o tre ore dopo il pranzo consumato in un ristorante cinese del centro di Torino con alcuni conoscenti. Dunque Pilla si era recato in quella casa da ristrutturare, che aveva comprato all’asta giudiziaria per 85mila euro, con altri due individui. Il Dna degli sconosciuti era stato repertato all’interno della sua auto, una Peugeot 206 grigia, ritrovata parcheggiata e chiusa in piazza Borromini.

La villa di Rivalba che il perito avrebbe dovuto ristrutturare

Gli ultimi spostamenti dell’uomo, ricostruiti dai carabinieri coordinati dai Pm Marco Gianoglio e Sabrina Noce, sono presto detti: Pilla esce dal ristorante cinese di Porta Palazzo e si reca, dopo pranzo, dalla madre Agata Gagliardi. I due parlano ma ad un certo punto il giovane esce di casa e dice alla madre di tornare subito. Con lui sparisce la sua auto, poi ritrovata in un parcheggio. La sera Pilla non torna a casa e la madre chiama il fratello Giuseppe che inizia a cercarlo. I due congiunti, il giorno dopo, notano che Paolo aveva lasciato in casa il portafogli, i suoi due cellulari portando via con sé la sola patente.

Dopo tre giorni di vane ricerche un vicino di casa di Rivalba, Toni D’Andrea, ed Emanuela Pulizzi, ex convivente dell’informatico, notavano un rigonfiamento nel terreno adiacente alla vecchia villa e un telo. Sotto, dentro una buca, c’era il corpo di Pilla, riverso a testa in giù. Un’altra vicina di casa riferirà di aver visto la vittima con altri due uomini salire in via Regione Borgiona a bordo di un’auto rossa. Dunque Paolo sarebbe stato prelevato a Torino, una volta sceso dalla sua autovettura, e trasportato nella sua villa acquistata in tribunale, di proprietà di due anziani coniugi con i quali aveva avuto qualche questione economica. Una volta giunti in loco i due ignoti sicari, forse con una scusa, avrebbero attirato Pilla nel giardino per poi ammazzarlo e seppellirlo alla meno peggio, probabilmente facendogli scavare tre buche.

I carabinieri sul luogo del delitto

Gli altri due fossi non erano stati completati per la durezza del terreno, preferendo il terzo scavato più degli altri ma comunque non idoneo a contenere la voluminosa stazza fisica della vittima. Il suo volto era stato deturpato da alcuni colpi di pala inferti dall’assassino ma per il resto nessun altro indizio. C’è da ricordare che Toni D’Andrea, il vicino di casa della villa di Rivalba, aveva avuto diversi screzi con la vittima ed è stato a lungo indagato ma da questa pista non è venuto fuori nulla.

Stessa cosa per Emanuela Pulizzi, ex compagna di Pilla, dal quale aveva avuto un figlio. La loro era stata una relazione sentimentale assai tormentata, tanto che la donna aveva denunciato l’informatico per stalking mentre l’uomo aveva risposto con un esposto per abbandono di minore e con la donna pare avesse un conto in sospeso di circa 7000 euro. Poi, prima della tragedia, la situazione era decisamente migliorata tanto che Emanuela si era messa a cercarlo assieme a Giuseppe, fratello della vittima.

Ma davvero nessuno voleva male a Paolo Pilla che era solito litigare un po’ con tutti? Perché la vittima non aveva indosso gli stessi vestiti di quando era uscito di casa? Misteri che durano da 13 anni.

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