S.O.S. SOSPESI. UOMINI E DONNE A RISCHIO SOPRAVVIVENZA

Sono migliaia, distanti da casa e senza alcun diritto in terra straniera da dove non si possono muovere. Stessa cosa per studenti, impiegati, professionisti italiani domiciliati per lavoro a mille chilometri da casa. Quando potranno tornare? In molti hanno perduto il lavoro agli inizi delle costrizioni e grazie ai pacchi di alimentari spediti dai familiari hanno potuto sopravvivere spesso in loculi di due metri per quattro.

Nel periodo dell’emergenza sanitaria si sta consumando il dramma delle “persone sospese”. Sono centinaia di migliaia gli uomini e le donne che in questo momento si trovano dove non vorrebbero stare, in isolamento forzato dovuto al lockdown che impedisce gli spostamenti. Tanti gli italiani che hanno perso il lavoro sono rimasti senza soldi e non hanno un posto dove dormire. A ciò si aggiunge il dramma di essere considerati untori, accusati di aver portato il Covid-19 in terra straniera. Un aspetto, questo, ben conosciuto dagli italiani che sono rientrati da Malta lo scorso 5 aprile dopo una lunga odissea.

Janaina Traversim, 30 anni, italo-brasiliana titolare dell’agenzia “Rosso Passaporto”

“…Quando anche a Malta è arrivato il Coronavirus – ha raccontato un professionista siciliano rientrato in Italia – molti hanno dato inizio alla caccia all’untore, individuando noi italiani quali responsabili, venivamo guardati male…”.

Difficile la situazione anche per chi, per lavoro o per studio, si trova sempre in Italia, ma in un’altra Regione, a mille o più chilometri da casa, costretto a vivere in una stanza di pochi metri quadrati all’interno di un’abitazione che, magari, condivide con altri coinquilini. Tanti non sanno nemmeno se, al termine della pandemia, l’azienda per la quale lavorano riaprirà i battenti.

Cittadini stranieri da giorni in attesa di rientrare nel loro Paese di origine.
Milano, maggio 2009 – Aeroporto di Malpensa

Se si gira il lato della medaglia ci sono poi molte storie di cittadini stranieri bloccati in Italia e, anche in questo caso, si registrano situazioni ormai al limite della sopportazione. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello di 20 brasiliani costretti in quarantena in provincia di Ragusa dove si erano trasferiti per perfezionare le pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana. Ad oggi nessuno sa quando riprenderanno i voli internazionali e quando potranno ripartire.

Silvia Dumitrache, presidente Associazione Donne Romene in Italia.

Una lunga odissea che rischia di avere conseguenze drammatiche dal punto di vista psicologico ed economico. A raccontare il loro dramma è Janaina Traversim, trentenne italo-brasiliana titolare dell’agenzia “Rosso Passaporto” specializzata nel disbrigo pratiche per la cittadinanza italiana:

”…Alcuni di loro – dice la donnahanno denaro sufficiente per 4-6 mesi. Pensavano di dover rimanere senza lavoro solo il tempo necessario per ottenere la cittadinanza e che poi avrebbero trovato un impiego o che sarebbero tornati in Brasile. In realtà non possono fare nulla di tutto ciò. Anche se qualcuno volesse lavorare nei settori ancora aperti, il permesso di soggiorno per attesa di cittadinanza non glielo consente. Intanto, però, devono sostenere spese (affitto, utenze, ecc.) per un periodo più lungo del previsto. E non si sa quanto durerà. Dal momento che non sono ancora cittadini italiani, non hanno diritto a bonus o altri sussidi statali. Grazie alla sensibilità dei funzionari comunali sono stati inseriti in un elenco di soggetti che ricevono aiuti dalla Caritas e da associazioni private. Ma è poca cosa. In ogni caso stiamo cercando di ottenere dai proprietari degli immobili una dilazione nel pagamento degli affitti…”.

Traghetto Rubattino della Tirrenia durante il trasbordo dei migranti.

Almeno questo. Nella loro stessa condizione anche migliaia di lavoratori stranieri che si sono trovati disoccupati e lontani da casa. Tra questi ci sono gli stagionali che operano nel settore del turismo e che sono ancora in attesa di una risposta delle ambasciate.

E c’è poi anche chi resta sospeso pur riuscendo a rientrare nel proprio Paese:

”…Diversi cittadini romeni – commenta la presidente dell’Associazione Donne Romene in Italia, Silvia Dumitrache – sono riusciti a far rientro nel proprio Paese, ma oltre a dover affrontare la quarantena lontano dai familiari, hanno subito attacchi in quanto provenienti da un Paese a rischio e perché accusati di “tradimento” dalle frange populiste di opposizione che hanno lanciato una campagna contro chi è ritenuto responsabile di aver abbandonato il proprio Paese per contribuire ad arricchirne uno straniero per poi chiedere aiuto alla Romania nel momento del bisogno…”.

I 36 migranti dell’Aita Mari.

Sospesi, a un miglio dalla costa, sono anche i migranti salvati dalle Ong e in cerca di un futuro migliore in Europa. I 149 dell’Alan Kurdi sono stati trasbordati nella giornata di venerdì sul traghetto Rubattino della Tirrenia. Stessa sorte, molto probabilmente, toccherà ai 36 migranti dell’Aita Mari, nave della Ong basca Salvamento maritimo humanitario, salvati domenica scorsa in acque maltesi. Ma la lista sarebbe ancora lunga…

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