ROMA – PALAMARA SEMPRE PIU’ ISOLATO. IL METODO MAFIOSO PER CONFERIRE CARICHE E RUOLI

Comunque finirà questa rivoltante vicenda la fiducia nella magistratura è stata irrimediabilmente compromessa. Occorrerà un riforma forte e giusta affinché il cittadino possa ricredersi sulla giustizia.

Roma – L’Associazione nazionale Magistrati ha definitivamente confermato l’espulsione di Luca Palamara dal sindacato delle toghe, respingendone il ricorso contro la radiazione deliberata lo scorso giugno. Il procedimento disciplinare contro il magistrato, si sta svolgendo rapidamente, molto più rapidamente di altri casi analoghi. Dopo lo stop estivo i componenti della sezione disciplinare del Csm stanno ora valutando l’elenco dei 133 testimoni presentati dalla difesa dell’ex presidente dell’Anm, indagato a Perugia per corruzione. Finora, da indiscrezioni, pare ne siano stati autorizzati solo 6, tutti membri della polizia giudiziaria che ha svolto le indagini.

Palamara ha dovuto incassare una prima sconfitta. In cuor suo sperava di vedersi sfilare davanti i testimoni più autorevoli su cui poteva contare: ex ministri, ex presidenti della Consulta e chissà quali altri. Ma c’è di più: il Csm ha decretato la trascrizione dell’intercettazione della famosa riunione all’Hotel Champagne di Roma, svoltasi nel maggio del 2019.

Champagne Palace Hotel Roma

In quell’albergo, secondo quanto raccontano le trascrizioni, erano comodamente seduti a discutere di nomine importati, come quelle del futuro procuratore capo di Roma tanto per fare un esempio, l’ex sottosegretario Luca Lotti con gli ex consiglieri Luca Palamara, Cosimo Ferri e Luigi Spina.

Nino di Matteo, consigliere togato del Csm intervenuto a Palermo nel corso del convegno organizzato dalla Camera penale, riferendosi al caso Palamara che ha travolto il Consiglio Superiore della Magistratura, ha fatto autocritica verso le toghe. Parlando chiaro, però, com’è nel suo stile:

“…Quello che è emerso negli ultimi mesi non ci deve sorprendere – ha detto Di Matteo – e mi riferisco a noi magistrati. Noi eravamo in grado di capire quale malattia si stava sviluppando nei meccanismi dell’auto governo ma non abbiamo avuto la forza di ribellarci e di denunciare e oggi paghiamo a caro prezzo quella assuefazione ad un sistema… I fatti che emergono dalle recenti inchieste penali e disciplinari evidenziano come quei soggetti, di cui vengono conosciute le interlocuzioni con le intercettazioni, stavano dalla parte di chi voleva, insieme a parti importanti delle istituzioni, sbarrare la strada a chi veniva considerato cane sciolto, quei magistrati considerati non controllabili...”.

Nino Di Matteo

D’altronde il magistrato, in tempi non sospetti, aveva parlato di metodi mafiosi nei criteri di scelta che determinavano la carriera dei magistrati in base all’appartenenza a una corrente o a una cordata. Non necessariamente politica. Dello stesso parere è anche Piergiorgio Morosini, Gup del processo trattativa Stato-Mafia, secondo cui dopo la pubblicazione delle intercettazioni “nulla sarà come prima”. Secondo Morosini tutti i documenti dovrebbero essere pubblicati poiché c’è il rischio che nell’opinione pubblica si diffonda la sfiducia nelle Toghe, anche in quei magistrati che sono molto lontani da certi traffici, oltre alla convinzione che sia “tutto marcio”. Gli si può dare torto?

Luca Palamara

Al contrario Stefano Guizzi, consigliere della Cassazione ed esponente di punta della magistratura indipendente, la corrente moderata della toghe, difensore del Pm romano, sostiene che le intercettazioni siano inutilizzabili. Il fatto che sia stato intercettato un parlamentare, Cosimo Ferri, senza la preventiva autorizzazione della Camera d’appartenenza farebbe sollevare la questione dell’inutilizzabilità.

La riformina Bonafede.

Il problema si pone “erga omnes” secondo Guzzi dunque non solo per Ferri ma anche per Luca Palamara e per gli atri 5 ex togati del Csm, sotto processo disciplinare. Non è una novità che la magistratura abbia bisogno di una seria riforma. Non sappiano se la “riforminaBonafede, nell’improbabile ipotesi che venisse approvata secondo proposta, possa essere la panacea per tutti i mali del processo giudiziario. Certamente Morosini ha ragione, comunque finirà questa storiaccia, la fiducia dell’opinione pubblica nella magistratura sarà definitivamente compromessa.

 

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