Roberto Saviano assolto nel processo per diffamazione a Salvini

Dopo otto anni il tribunale di Roma ha chiuso il procedimento intentato dal leader della Lega, che lo scrittore aveva definito “ministro della mala vita”.

Roma – Otto anni di processo e alla fine Roberto Saviano esce assolto. Il tribunale di Roma ha stabilito che definire Matteo Salvini “ministro della mala vita” non costituisce reato di diffamazione. Una sentenza che chiude, salvo eventuali ricorsi, una vicenda giudiziaria nata nel 2018, quando lo scrittore aveva risposto alle polemiche del leader leghista sulla sua scorta con parole destinate a far discutere: “Le parole del Ministro della mala vita, eletto a Rosarno con i voti di chi muore per ‘ndrangheta, sono parole da mafioso. Le mafie minacciano. Salvini minaccia”.

L’espressione non era una trovata originale: Saviano l’aveva mutuata dallo storico e politico pugliese Gaetano Salvemini, che la coniò contro Giovanni Giolitti in occasione delle elezioni del 1909. Dopo la sentenza, lo scrittore ha voluto dedicare l’esito anche a lui: “Oggi Salvemini è stato tantissime volte citato, gli avrebbe fatto piacere sapere che le sue parole mettono ancora tanta paura al potere”.

Il percorso processuale non è stato lineare. Nel 2023 Salvini non si presentò in aula per testimoniare, scatenando la reazione di Saviano: “Scappa da cinque anni, perché un conto è minacciare sui social, cosa ben diversa è farlo sotto giuramento in tribunale”. Quando la testimonianza arrivò, il vicepremier sorprese tutti ritrattando il post da cui era scaturito tutto, quello del 2017 in cui annunciava l’intenzione di togliere la scorta allo scrittore, dicendo di non voler “polemizzare” e che se Saviano aveva ancora la protezione era giusto che l’avesse.

Prima dell’udienza, Saviano aveva scritto sui social di difendere “con assoluta fermezza” la sua critica, definendola uno “strumento salveminiano contro uno dei peggiori politici italiani”.