A trastullarsi di più con tablet e smartphone sono proprio i secondogeniti, e oltre, mentre i primi nati si dedicano di più alla cultura. Grandi responsabilità dei genitori.
I figli più piccoli trascorrono più tempo con la tecnologia rispetto ai primogeniti. Una volta si diceva che il primo nato era come un secondo padre dunque erede di onori e oneri. Si raccontava che maturava prima rispetto agli altri proprio per la sua posizione, una sorta di “primus inter pares”. E’ nota la storiella di un primogenito che veniva esortato dai genitori ad essere più accomodante verso il fratello minore perché era più grande.
Il problema si poneva più o meno a qualsiasi età. Ad un certo punto il primogenito stanco di queste giustificazioni disse “Ma lui non diventa mai grande?”. E’ noto che anche la Scienza ha spiegato che i primogeniti sono più bravi a scuola e nel lavoro. Un recente studio ha messo lo zampino nel come i bambini trascorrono il tempo libero. E a trastullarsi di più con tablet e smartphone sono proprio i secondogeniti e a seguire.
L’analisi fa parte del Longitudinal Study of Australian Children (LSAC), un importante studio a lungo termine iniziato nel 2004 che monitora lo sviluppo di circa 10.000 bambini e le loro famiglie in tutta l’Australia. Si tratta di una mole imponente di dati sulle giornate trascorse dai bambini, suddivise in 5 tipologie: sonno, tempo scolastico, attività di arricchimento, uso degli schermi e sport. Secondo i dati disponibili i bambini nati dopo il primogenito trascorrono più tempo davanti agli schermi, sottraendolo alle attività culturali.
Più si scende nell’ordine di nascita e più cresce il tempo in compagnia della tecnologia. La differenza è marcata per questa tipologia, mentre per le altre le diversità sono quasi nulle. Questo tipo di analisi è stata ripetuta negli USA, a cura della Monash University (Australia) e della Lund University (Svezia). Ebbene i risultati sono stati molto simili. Tuttavia è quasi ovvio che il primo figlio sia oggetto a più attenzioni che decrescono all’aumentare dei nati.
Ma la Scienza è andata oltre ed ha evidenziato che il comportamento dei secondogeniti e oltre non è solo il risultato di adulti assenti, ma di una loro tendenza a scegliere le attività tecnologiche a scapito di quelle culturali. Questo può dipendere dal fatto che i primogeniti si sentono maggiormente investiti di responsabilità che scemano con gli altri. Al di là di tutto il punto fondamentale è, comunque, la centralità dei genitori.

Il loro diverso atteggiamento nei confronti dell’ordine di nascita, nel lungo periodo concorre a produrre disparità nella formazione e apprendimento. Infatti molti dati hanno sottolineato come il maggior tempo passato in modo passivo con la tecnologia, produca risultati scolastici più bassi. Inoltre, da non trascurare, il maggior tempo trascorso davanti ad uno schermo, soprattutto in solitudine, induce a trovarsi di fronte a contenuti online inadatti per un bambino, con probabili effetti negativi sullo sviluppo cognitivo.
Infine se la Scienza non fornisce consigli, perde di autorevolezza. Infatti invita i genitori ad intervenire nel momento in cui si rendono conto che i più piccoli stanno troppo tempo davanti ad uno schermo. Bisogna investire più tempo con tutti i figli, coinvolgendoli nello studio, stilare regole uguali per tutti nell’uso della tecnologia.
Praticamente un secondo lavoro. Infine non manca il suggerimento per le istituzioni, che dovrebbero limitare l’uso della tecnologia per i ragazzi fino a 16 anni. Tutte opzioni orientate a neutralizzare la disparità dovuta all’ordine di nascita per offrire a tutti i bambini gli stessi strumenti pedagogici. Ma la tecnologia non doveva liberare l’uomo? Non pare proprio, vista l’enorme mole di problemi sorti.