PROROGA DELLE SCADENZE FISCALI: NON SE NE PARLA.

La confusione regna sovrana ma professionisti, autonomi, piccole e medie imprese non ce la fanno. Migliaia gli studi professionali che hanno messo in ferie, in aspettativa o in cassa integrazione il personale sino al 1 Luglio. Altri hanno preferito licenziare in massa. Altro che Cura Italia, qui l’Italia S-Cura…

Le imprese, i cui bilanci sono già gravati dalla crisi economica, sperano che tutti i controlli e accertamenti fiscali vengano congelati, onde evitare di anticipare la cessazione dell’attività per insolvenza. Il governo intende così evitare ulteriori sovraccarichi fiscali ed economici per i contribuenti. Molto probabilmente non saranno notificati accertamenti fiscali (8,5 milioni le cartelle pronte per essere inviate dal 1° giugno 2020), né cartelle esattoriali. Per entrambi la sospensione è in programma fino al 31 maggio 2020, ma tra i correttivi del “Decreto Imprese”, in sede di conversione alla Camera dei Deputati, ci potrebbe essere un nuovo slittamento dei termini.

Nel dettaglio, per i 17 milioni di cartelle esattoriali da inviare entro la fine dell’anno si valuta una sospensione fino al 30 settembre 2020, mentre per gli accertamenti fiscali la sospensione potrebbe durare fino al dicembre prossimo. Notizie che fanno ben sperare, visto che per molte imprese questo periodo di blocco lavorativo non rappresenta il periodo migliore per ricevere una cartella esattoriale o anche un solo atto di accertamento fiscale.

Come sappiamo, a marzo il fisco aveva ottenuto, grazie al dl “Cura Italia”, 2 anni in più per svolgere gli accertamenti a seguito della sospensione dei versamenti di imposte e contributi, fino al 30 maggio, stabilita dallo stesso decreto in favore dei contribuenti. Gli uffici finanziari avevano ottenuto il congelamento dei termini di prescrizione e di decadenza a proprio carico fino al 31 dicembre del secondo anno successivo. Uno squilibrio forte tra i contribuenti e lo Stato, che aveva un periodo molto più lungo per esercitare i propri poteri di controllo sulle annualità d’imposta e sulle relative dichiarazioni presentate (o omesse), comprese quelle passate che evidentemente nulla hanno a che fare con l’emergenza Coronavirus esplosa quest’anno.

La suddetta proroga dei termini in favore degli uffici finanziari è stata eliminata dalla conversione in legge, avvenuta al Senato con 142 voti favorevoli, 99 contrari e 4 astenuti. Aveva infatti suscitato forti critiche tra le forze politiche e gli addetti ai lavori, proprio a causa dello sbilanciamento dei termini a favore del fisco. Ora il provvedimento passa alla Camera per l’esame definitivo e l’entrata in vigore.

Senza la proroga di due anni per gli accertamenti fiscali e senza alcuna modifica normativa, l’Agenzia delle Entrate notificherà 8,5 milioni di atti nei confronti dei contribuenti. Resta in programma anche la sospensione dei termini dell’attività di riscossione per ora fino al 31 maggio prossimo, che significa non poter inviare le cartelle esattoriali, gli avvisi di accertamento, così come i pagamenti delle rateizzazioni o del saldo e stralcio in corso. I versamenti dovranno comunque essere ripresi dal mese di giugno.

La possibilità, in questa fase di emergenza, di riaprire i termini della cosiddetta pace fiscale “… è una scelta che spetta al Parlamento, così come quella di intervenire spetta alla politica…” ha chiarito Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso dell’audizione sul decreto “Cura Italia” davanti alle commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera. Le imprese per ripartire hanno bisogno di agevolazioni e non di essere vessate e inseguite dallo Stato con richieste di vecchi e nuovi balzelli. La situazione d’altronde non è più com’era stata configurata prima del coronavirus. Sono necessari tutti gli aiuti possibili per dare sostegno alle aziende, cominciando a sospendere gli ISA, cioè gli indici di affidabilità economica che hanno sostituito gli studi di settore e i parametri dal 2019.

Si potrebbe pensare anche a uno sblocco dei debiti della pubblica amministrazione, con la liquidazione di 12 miliardi di crediti commerciali vantati dalle imprese che lavorano con i Comuni. Il resto sono solo canzonette e chiacchiere da “scarica barile”, il semplice cittadino chiede “giustizia” e che si agisca con buon senso!

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