POVERA PATRIA SCHIACCIATA DAGLI ABUSI DEL POTERE…

Dall’entrata in vigore dell’euro siamo diventati più poveri del 40%. E’ quanto risulta dal Codacons, che ha presentato nel giugno scorso l’ultimo rapporto Istat sulla povertà in Italia

“Povera patria”, cantava il cantautore siciliano Franco Battiato nel 1991, riferendosi allo sfacelo politico-morale della nostra nazione. Purtroppo poveri in senso stretto lo siamo diventati per davvero. Mentre gli economisti discutevano delle virtù salvifiche della moneta unica sulle economie nazionali, gli indigenti in Italia sono cresciuti. Ovverosia: mentre il medico studiava la cura adatta, il malato è morto.

Il Codacons, l’associazione dei consumatori, durante la presentazione nello scorso giugno del rapporto Istat sulla povertà in Italia (riferita a dati del 2018), ha stimato gli effetti sulle famiglie da quando è in vigore la moneta unica: persi, in media, 10.000 euro per famiglia. In sintesi la crudezza dei dati: 1,8 milioni di famiglie, pari a 5 milioni di individui, ovvero l’8,4% della popolazione, vivono in povertà assoluta. Una tendenza che è rimasta, più o meno, sugli stessi livelli del 2005.

Forte preoccupazione desta il mezzogiorno, dove la percentuale di famiglie in stato di indigenza assoluta risulta del 10%, rispetto alla media del 5,5% nel centro-nord. Un trend che aumenta ancora di più la forbice delle diseguaglianze nel paese. Nel dettaglio:

  • 1 famiglia su 5 fatica a pagare le spese mediche mensili, cresciute di quasi il 28% negli ultimi 10 anni;
  • In 10 anni il numero dei poveri è arrivato al 74%. Tali dati testimoniano come in questo periodo la situazione delle famiglie italiane sia precipitata sempre di più.

Un quadro drammatico, che ha impoverito di molto il ceto medio fino a farlo quasi scomparire del tutto. Tanto è vero che è stato coniato, già da qualche anno, il termine di “nuovi poveri” per indicare coloro che pur percependo un reddito non riescono ad arrivare alla fine del mese. Tra le nuove povertà ne emerge una che acuisce un problema già di per sé drammatico. Ed è quella che si abbatte su chi divorzia e/o si separa.

L’ultimo rapporto della Caritas sulla povertà e sull’esclusione sociale ha evidenziato una situazione difficoltosa nei casi di rottura dei rapporti coniugali, sia a livello occupazionale che abitativo. Il 61% dei separati che si è rivolto alla Caritas ha dichiarato di non riuscire a fronteggiare le spese di prima necessità. La separazione fa impennare il ricorso ai servizi socio-assistenziali del territorio, con un aumento dei disturbi psicosomatici legati alle relazioni tra persone.

Inoltre, le conseguenze più nefaste riguardano i figli, la maggior parte minorenni, su cui grava un peso ingente in termini di cura e mantenimento. Con costi altissimi sia per gli aspetti meramente economici sia per quelli sociali tout-court. Per quanto riguarda l’età, trattasi di persone nelle fasce centrali di 45-54 anni e di giovani adulti di 35-44 anni.

L’emergenza occupazionale è l’aspetto che colpisce maggiormente il post separazione/divorzio. L’elemento nuovo, rispetto al passato, è che riguarda sia uomini che donne. Un’uguaglianza di cui avremmo fatto volentieri a meno.

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