PERIODO NERO PER LO SPETTACOLO: NE PARLIAMO CON NINNI BRUSCHETTA.

L’attore siciliano traccia una disamina obiettiva del periodo più brutto dal periodo bellico ai nostri giorni. Cinema, teatro e tv sono settori estremamente provati dalla crisi e per i quali non si prevede una ripresa a breve scadenza.

Ninni Bruschetta, siciliano di Messina, classe 1960, è un artista poliedrico.

Noto al grande pubblico per le numerose apparizioni televisive e film di grande successo, è attore, sceneggiatore, scrittore ma soprattutto regista teatrale. All’attivo più di quaranta regie, dai classici shakespeariani agli autori italiani moderni e contemporanei. Per cinque anni ha diretto l’Ear Teatro di Messina. Al cinema ha lavorato con decine di registi, da Giordana a Sorrentino fino a Woody Allen. A parte
le grandi fiction “generaliste” come Squadra Antimafia, Borsellino, Lo scandalo della Banca Romana, era uno dei protagonisti della serie cult Boris. Ha pubblicato con Sellerio e Bompiani. Il suo ultimo libro “Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista” del 2016 è edito da Fazi. Ninni, amatissimo dal pubblico, non è solo uno dei migliori caratteristi italiani ma è anche un uomo educato, garbato, gentile. Pop ha voluto sentire le sue impressioni su questo periodo nefasto per tutti:

Ninni Bruschetta amatissimo dal pubblico delle fiction di polizia.

Come stai trascorrendo questo periodo a ridosso della Fase 2?

“…Beh, come tutti, direi… Chiuso in casa – dice l’attore – fortunatamente con tutta la mia famiglia. Mia figlia è tornata in tempo dall’Erasmus in Belgio e adesso sta preparando la tesi di laurea. Mio figlio più piccolo segue un corso online della New York University ed è molto contento. Mia moglie lavora da remoto quasi tutti i giorni. Io scrivo e leggo molto. Nelle more ho divorato un po’ di serie tv. Alcune molte belle come Leftovers o Hunters. Fortunatamente a Roma non è mai stato vietato correre nelle vicinanze di casa. Così abbiamo evitato di ingrassare tutti quanti… Ho anche regalato a mia moglie un remoergometro (quello che un tempo si chiamava vogatore), così non ha interrotto i suoi allenamenti…”.

Gli attori, precari per eccellenza, siete stati “tenuti in disparte” nei vari decreti governativi. Non siete anche voi lavoratori come tutti noi? “…Il presidente Zingaretti ha annunciato che dal 4 maggio, nel Lazio, riapriranno i set cinematografici – aggiunge Bruschetta – è una buona notizia. Il fatto che gli attori, ma soprattutto il teatro e il cinema in generale, con tutte le professionalità del settore e l’enorme indotto che gli ruota intorno, non siano mai stati citati è una brutta abitudine tutta italiana. Una mentalità medievale che ritiene il nostro lavoro un divertimento. Penso che chiunque abbia fatto questa scelta in Italia sia stato vittima di questa mentalità. Spesso se ne soffre già in famiglia e, solo col tempo, magari raggiungendo la necessaria celebrità, si riesce ad ottenere un certo rispetto. Ma non sempre. Faccio un esempio che riguarda la nostra città. L’Ente Teatro di Messina paga 58 dipendenti a tempo indeterminato, senza che vi siano né attori, né registi, né musicisti. Addirittura uno scellerato provvedimento, pensato e concordato da un precedente sovrintendente e da un commissario della Regione, ha modificato lo statuto del teatro predisponendo che i direttori artistici lavorino a titolo gratuito. Una vergogna. Il direttore artistico è l’anima del teatro, colui che ne dà, appunto, la “direzione”. Dovrebbe essere un professionista esperto, competente e centrale nell’attività istituzionale. La gratuità, oltre ad essere una contraddizione inaccettabile, riduce una figura così importante a un ruolo di facciata e solo chi ha un altro lavoro, ovvero un non professionista, può accettare una cosa del genere. Il teatro ha azzerato la produzione in favore di una programmazione patinata, esterofila e provinciale, con un danno incalcolabile sulle professionalità del territorio. Si tratta di un precedente pericoloso a cui nessuno, da quasi tre anni, ha posto rimedio. Né i dirigenti che si sono succeduti, né la Regione da cui dipende il sostegno economico di tutto l’Ente. Sembra che nessuno se ne sia accorto. Ma anche a livello nazionale esiste un disinteresse gravissimo. Poche risorse, da sempre, e molta ignoranza…”.

Ninni Bruschetta in teatro.

 In questi momenti di clausura forzata quali sono difficoltà maggiori che hai affrontato?

“…Ho dovuto interrompere la tournée teatrale a metà – continua l’artista siciliano – fortunatamente avevamo già debuttato a Milano, Roma e nelle principali città Siciliane, ma mancava Torino, Pescara, Umbria, Calabria e un ritorno a Roma a grande richiesta alla Sala Umberto. Dovrei girare una fiction a luglio in Puglia, ma chissà… Fortunatamente faccio questo mestiere da così tanto tempo da non essermi trovato in difficoltà come molti colleghi, soprattutto i più giovani, che hanno problemi economici molto seri. Il nostro, come dicevamo prima, è un lavoro poco tutelato ma la cosa più grave è che perché si abbia un ritorno economico, fatta salva la televisione, è necessario ciò che questa drammatica situazione impedisce, giustamente, in modo categorico: l’affollamento. Un teatro o un cinema senza folla sono già un flop. Credo che sia impensabile ripartire prima della scoperta di una cura o di un vaccino. Questo dovrebbe portare il nostro settore ai primi posti dell’attenzione e del sostegno dello stato. Credo che solo il turismo stia subendo un danno maggiore del nostro. Posto che cultura e turismo sono la nostra unica ricchezza, questa disattenzione sembra ancora più incomprensibile…”.

Ninni Bruschetta regista, scrittore e autore di grande talento.

 Che cosa prevedi per il prossimo futuro?

“…Sono morte migliaia di persone, moltissime sono ancora gravemente malate – conclude Ninni Bruschetta – la vita sociale è stata completamente distrutta, trasformata, la disoccupazione è alle stelle, una super crisi economica è già iniziata e chissà quanto durerà. Come si fa a dire che andrà tutto bene? Mi sembra quasi un’offesa per quelli che non ce l’hanno fatta e per tutti gli altri che subiranno ulteriori danni causati da questa tragedia. Inoltre non si vede un progetto nuovo, un’idea vera per superare questo dramma. La natura ci ha messo in ginocchio e ha colpito mortalmente le abitudini e la vita sociale di tutto il mondo. Non bisogna essere necessariamente religiosi o animisti per comprendere questo messaggio. Noi abbiamo massacrato la natura per secoli e la natura ha massacrato noi, ma in un attimo! Ecco. Certamente non andrà tutto bene, ma se capiremo questo almeno la lezione sarà servita a qualcosa…”.      

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