HOME | LA REDAZIONE

Metaverso: un nuovo paradiso fiscale?

Con il sempre più rapido sviluppo del Metaverso e, dunque, di una rete di mondi virtuali in cui tutto è possibile, il rischio che intrallazzatori, frodatori, evasori e criminalità organizzata aumentino è altissimo. E già ci sono le prime avvisaglie.

Roma – Da qualche tempo si parla sempre di più di Metaverso, spesso identificato come un’evoluzione di Internet: è stato definito come una rete di mondi virtuali collaborativi e immersivi, dove un numero indefinito di utenti può utilizzare avatar per interagire, lavorare, effettuare acquisti e/o partecipare ad attività più o meno amene.

Il Metaverso con un ragazzo con visore in un mondo parallelo fatto di case, strade, auto, e persone tutte illuminate di neon viola e blu
Il Metaverso e la sua realtà parallela

In informatica, com’è noto, un avatar è una rappresentazione grafica e virtuale di un visitatore di un sito web. Se, come prevedono i più ottimisti, questo processo avrà lo sviluppo sperato, sembra urgente cercare di comprendere come alcune categorie valide nel mondo (lo stesso che abbiamo conosciuto finora) avranno lo stesso valore in quello virtuale.

Ad esempio, il diritto: come riuscirà a essere legittimo anche in quest’altro mondo? Dal punto di vista storico-sociale il diritto ha sempre avuto la funzione di organizzare la convivenza e risolvere eventuali situazioni patologiche. Ora le nuove tecnologie si sono abbattute sulla società in maniera pervasiva da costruire ponti tra la realtà fisica e quella digitale con continue contaminazioni e sinergie. Ora è lecito chiedersi se le necessità della realtà virtuale sono simili a quelle della realtà fisica.

Antonio Tomassini

A questa domanda ha cercato di rispondere, in un’intervista a “quifinanza.it” l’avvocato Antonio Tomassini, noto tributarista e Partner di DLA Piper, uno studio legale internazionale, presente in oltre 40 Paesi al mondo. Inoltre è autore di pubblicazioni sulla fiscalità in tema di Metaverso. Tomassini lo paragona a un video game, nel senso che fino a quando non si instaurano contatti con la realtà non si crea nuova ricchezza.

La circolazione dei beni può avvenire scambiando NFT (non fungibile token), ovvero dei “certificati digitali” utili per identificare in maniera univoca, insostituibile e non replicabile la proprietà di un prodotto digitale. Questi scambi in genere sono assoggettabili ad IVA e generano proventi imponibili per le imposte dirette. Secondo l’esperto tributarista identificare i soggetti operanti in questa realtà virtuale è un aspetto importante sia fiscale che per l’antiriciclaggio.

Il visore del Metaverso appoggiato e acceso
Il visore del Metaverso

Esiste la proprietà nel Metaverso? In questo nuovo mondo non ci sono categorie di beni e, quindi, nemmeno una loro relativa tassazione. La caratteristica principale è l’a-territorialità, da cui si deduce che è necessaria un’evoluzione del fenomeno e, quindi, un quadro normativo multi giurisdizionale.

Ora, essendo la potestà fiscale dei singoli Stati sovrana, sul piano fiscale questo aspetto rappresenta una criticità proprio per l’assenza del cosiddetto “territorio”. Conoscendo la lentezza della burocrazia, è facile ipotizzare che mentre si decide come regolamentare questa nuova realtà e questo nuovo mercato, saranno gli intrallazzatori di turno, i frodatori di professione, gli evasori patentati ed, infine, la criminalità organizzata a dettare le condizioni. Un antico detto popolare diceva “Mentre il medico studia il caso, il paziente muore”. Ovvero, mentre i decisori politici decidono il da farsi, i furbastri ed i cialtroni se ne approfittano.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa