LO STARNUTO DEL SECOLO

Per saperne di più, com’è giusto, ma poi basta. Miliardi e miliardi di euro polverizzati in Borsa per una malattia che non deve spaventare perché si guarisce senza postumi. Il rimpiattino dei numeri è diventato un bollettino di guerra

Il coronavirus, ribattezzato l’11 febbraio dall’OMS COVID-19, sigla derivante dai termini CO-ronaVI-rus Disease e dall’anno d’identificazione 2019, si è propagato molto velocemente dalla città cinese di Wuhan verso altri Paesi del mondo.

Da venerdì 21 febbraio, anche l’Italia, soprattutto le regioni settentrionali e in particolare il focolaio di Codogno (provincia di Lodi), sta registrando un numero sempre crescente di casi di contagio. Non solo le città della Cina e di altri Stati orientali, ma anche le “zone rosse” del lodigiano e dei colli euganei, in provincia di Padova, sono state messe in quarantena. Nello specifico sono isolati i comuni di: Casalpusterlengo, Codogno, Castiglione d’Adda, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova, Castelgerundo, San Fiorano e .

Nella serata di sabato 22, è stato approvato il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 06 prevedendo così “misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da CODIV-19”: sono stati sospesi i diritti di libera circolazione delle persone e le “zone rosse” sono controllate dalle auto di polizia e carabinieri, in modo che nessuno possa arrivare o andarsene. Inoltre, per garantire ai cittadini l’approvvigionamento dei generi di prima necessità e rifornire negozi e farmacie, sono stati fissati i cosiddetti “corridoi sterili”.

L’ordinanza del Ministero della Salute del 21 febbraio recante “ulteriori misure profilattiche contro la diffusione della malattia infettiva CODIV-19” ha validità 90 giorni, decorrenti dal 21 febbraio e prevede, come primo obbligo, che le autorità sanitarie competenti applichino la misura della quarantena con sorveglianza attiva, per 14 giorni, agli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di coronavirus. In secondo luogo, gli individui che, negli ultimi 14 giorni (rispetto al 21 febbraio), hanno fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato nelle aree della Cina a rischio epidemia, come identificate dall’OMS, devono comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente che, a sua volta, provvederà all’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva. L’articolo 3 del decreto-legge al comma IV stabilisce che “salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto, è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale con l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206,00 euro”.

Ma che cos’è esattamente la quarantena? La quarantena è un periodo d’isolamento forzato che, di fronte al rischio di epidemie, ha lo scopo di impedire l’espansione del contagio. La parola, originariamente forma veneta per quarantina, deriva da “quaranta giorni”. Questa era la durata tipica dell’isolamento cui venivano sottoposte le navi provenienti da zone colpite dalla pandemia di peste nera che, tra il 1347 e il 1359, sterminò circa il 30% della popolazione dell’Europa e dell’Asia. Perché proprio 40 giorni? Il numero 40 potrebbe essere stato ricavato dalle teorie di Ippocrate sulle malattie acute, in quanto, per il medico greco, rappresentava un punto di svolta della patologia verso la guarigione. Sempre 40 sono i giorni trascorsi da Gesù nel deserto, diventati poi la Quaresima e dura 40 giorni anche il diluvio universale raccontato nella Genesi: insomma un numero con un valore simbolico e magico fin dall’antichità.

Un documento del 1377, custodito negli Archivi di Ragusa (oggi Dubrovnik, in Croazia), stabiliva che, coloro che arrivavano, prima di entrare nella città dovevano trascorrere 30 giorni in un luogo ad accesso limitato, in attesa di eventuale manifestazione dei sintomi della peste. Il periodo venne in seguito prolungato fino a 40 giorni, anche se in realtà la peste era diffusa dalle pulci dei topi che, anche dopo la quarantena, erano sempre vive. Questo metodo venne accolto favorevolmente da tutta Europa, dove poco tempo dopo comparvero i lazzaretti, centri di isolamento dove gli appestati venivano segregati e allontanati dal resto della popolazione.

Venezia fu la prima a emanare, nel 1347, provvedimenti per contenere la peste nera, seguì poi Reggio Emilia nel 1374. Il primo lazzaretto fu fondato nella città lagunare nel 1403, poi fece seguito quello di Genova nel 1467. Nel 1476 l’ospedale per lebbrosi di Marsiglia fu trasformato in un ospedale per appestati, il lazzaretto fu costruito nel 1526 sull’isola di Pomgue.

La prima malattia contro cui si utilizzò la quarantena fu la lebbra, a cui fanno riferimento diversi passi della Bibbia e anche nell’antica Grecia si misero in pratica queste misure di isolamento per patologie capaci di diffondersi. Nei secoli successivi, si è ricorsi alla quarantena ad esempio per combattere la sifilide nel Nord Europa nel 1490, nel 1663 a New York per fermare un focolaio di vaiolo e la febbre gialla in Spagna nel XIX secolo. La diffusione del colera asiatico nel 1831 portò alla costruzione di nuovi lazzaretti nei porti occidentali. Un esempio divenuto famoso di persona sottoposta a quarantena fu quello di Mary Mellon, meglio conosciuta come “Tiphoid Mary”, una cuoca portatrice sana di febbre tifoide che agli inizi del 1900 aveva contagiato la famiglia per cui lavorava: dopo una prima quarantena di tre anni, venne rilasciata con la promessa (infranta) di non cucinare più per nessuno.

Il Regno Unito era solito ordinare, per tutti i cani introdotti nel Paese, un periodo di sei mesi di quarantena in un canile, per il rischio di importare la rabbia dall’Europa continentale, pratica abolita all’inizio del XXI secolo con il sistema dei pets passaports. Anche gli astronauti di ritorno dalle prime missioni di esplorazione lunare furono messi in isolamento per tre settimane, in via precauzionale, in un Laboratorio di Ricezione Lunare appositamente costruito. Alcuni periodi di quarantena possono essere molto brevi, come nei casi di un sospetto attacco con l’antrace, durante il quale le persone sono autorizzate ad andarsene una volta tolti i vestiti e sottoposti a una doccia di decontaminazione.

In tempi recenti, anche per contenere la diffusione dell’influenza A-H1N1 nel 1999, dell’influenza aviaria nel 2003 e della Sars nel 2004, sono state adottate misure di quarantena delle persone sospette. Per le epidemie del virus Ebola in Africa, si è provveduto all’isolamento del personale sanitario che rientrava dalle zone infette. Oggi la quarantena, rispetto al termine classico di 40 giorni, ha assunto il valore generico di isolamento precauzionale, ed è di durata variabile in base alle caratteristiche epidemiologiche che vengono affrontate.

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