Per anni quattro bambini sono stati vittime di violenze inaudite, tra punizioni e umiliazioni quotidiane. Sotto accusa i ritardi del sistema di protezione: ben tre inchieste erano state archiviate.
Bergamo – Dietro le finestre pulite e il giardino curato di una villetta della provincia bergamasca si nascondeva un orrore indicibile. La doccia di casa per anni si è trasformata in una cella d’isolamento: una prigione piastrellata dove una madre costringeva i suoi due figli gemelli, oggi 12enni, a dormire rannicchiati al buio, senza coperte, usando l’acqua fredda come punizione e sveglia.
I contorni di questa drammatica vicenda, riportata da Il Corriere della Sera, hanno spinto il gip Riccardo Moreschi a contestare alla donna, una 38enne disoccupata in carcere dallo scorso 17 aprile, il reato di tortura, oltre a quello di maltrattamenti aggravati. Non si trattava di eccessi correttivi, scrive il giudice nell’ordinanza di custodia cautelare emessa su richiesta della pm Annaelena Mencarelli, ma di una “quotidiana, incessante e immotivata umiliazione” volta esclusivamente a “far soffrire i bambini e annichilirne lo spirito”.
Le indagini, condotte con caparbietà dai carabinieri della compagnia di Bergamo, hanno squarciato il velo di omertà e paura che stringeva i quattro fratelli (di età compresa tra i 10 e i 13 anni). I dettagli emersi dai primi riscontri dell’incidente probatorio, volto a stabilire la capacità testimoniale dei minori attraverso una perizia psicologica, sono raccapriccianti.
I racconti dei bambini descrivono un vero e proprio regime di terrore. Uno dei gemelli ha raccontato che la madre gli spegneva le sigarette sulle gambe, lo costringeva ad andare a scuola in pigiama o con scarpe femminili per umiliarlo e gli vietava persino di ridere dicendogli che “non meritava di essere felice”.
I bambini venivano legati alle sedie e percossi con il bastone della polenta o il manico della scopa. Spesso veniva loro vietato di fare colazione, di lavarsi e di cambiarsi d’abito, costringendoli a indossare gli stessi calzini per mesi. Il figlio più piccolo, di 10 anni, ha rivelato come la madre gli avesse lanciato contro un coltello, ferendolo a una mano, e glielo avesse puntato contro in un’altra occasione, finché la sorella maggiore non era riuscita a disarmarla.
Tra gli episodi più nitidi e dolorosi, la sorella ha ricordato quando la madre, nel marzo del 2025, spinse a forza la testa del gemello dentro un piatto di minestra bollente solo perché il piccolo stava soffiando per raffreddarla, provocandogli vistose ustioni sul volto.
Ciò che rende la vicenda ancora più inquietante è il fatto che la situazione fosse nota ai servizi sociali e al Tribunale per i Minorenni di Brescia fin dal 2019. In quell’anno, il nonno materno dei bambini sporse una denuncia disperata, segnalando che la figlia, con problemi di alcolismo, rifiutava e trascurava i gemelli, lasciandoli per ore nei pannolini sporchi dentro un box. Quell’inchiesta fu archiviata nel 2020 perché i bambini, terrorizzati dalle minacce di morte della madre, rimasero in silenzio.
Nel marzo 2023 si registrò un altro campanello d’allarme: uno dei figli scappò di casa e confessò ai carabinieri di non voler tornare dalla madre. Anche in quel caso, così come dopo una segnalazione del preside della scuola che aveva notato lividi e malnutrizione nel bambino, le indagini finirono nel nulla. Una relazione degli assistenti sociali dell’epoca definì incredibilmente il rapporto madre-figli come “caratterizzato da affetto reciproco”, sostenendo che la donna riconoscesse i bisogni pratici dei minori.
La difesa della donna, affidata all’avvocato d’ufficio Manuel Ghezzi, respinge ogni addebito parlando di “fantasie dei bambini” e ha visto negarsi la richiesta di arresti domiciliari. Non sono emersi disturbi psichiatrici né sono state richieste perizie in tal senso.
La fine dell’incubo è arrivata lo scorso autunno. A luglio, uno dei gemelli era stato trasferito in una comunità terapeutica per un grave disagio emotivo; l’allontanamento ha dato il coraggio agli altri fratelli di rompere il silenzio. A novembre, il gemello ustionato dalla minestra è scappato nuovamente di casa, questa volta portando con sé tre zaini. La successiva e dettagliata segnalazione del dirigente scolastico ha finalmente attivato i riscontri fotografici delle lesioni e fatto scattare l’arresto.
Oggi i tre figli maggiori si trovano protetti in tre diverse comunità, mentre il più piccolo è stato affidato al padre biologico. Lontani da quella casa dove la normalità era un’apparenza e il quotidiano, una tortura.