Nove cani senz’acqua sotto il sole, con la mamma che si disperava. Il padrone denunciato, ma rischia di non fare un giorno di carcere.
Sciacca (Agrigento) – C’è un video che sta facendo il giro d’Italia e che nessuno riesce a guardare fino in fondo: la ripresa di una cagnolina che si agita disperata su un terrazzo rovente, mentre attorno a lei i suoi cuccioli guaiscono e muoiono uno dopo l’altro sotto il sole. È successo nel centro storico di Sciacca, dove nove cani – tre adulti e sei cuccioli – sono stati abbandonati per ore su una terrazza al terzo piano di un palazzo disabitato, senza acqua, senza cibo e con un misero tetto di lamiera come unico riparo, mentre il termometro toccava i 43 gradi. Quando i soccorritori sono finalmente riusciti a entrare, per quattro cuccioli non c’era già più niente da fare. Il proprietario è stato denunciato per maltrattamento e uccisione di animali d’affezione.
Tutto comincia con la telefonata di un cittadino del rione San Michele, che segnala alla Polizia Municipale e all’Ufficio Benessere Animale del Comune dei lamenti strazianti che arrivano da un edificio vuoto. Sul posto arrivano gli agenti, i veterinari dell’Asp e il personale dell’Ufficio Randagismo. Ma raggiungere quel terrazzo non è semplice: l’immobile è disabitato, si trova al terzo piano e i Vigili del Fuoco in quel momento sono impegnati altrove, a Menfi. Per entrare bisogna aspettare l’autorizzazione della Procura.
Quando finalmente la porta cede, la scena è agghiacciante. Quattro dei sei cuccioli sono già morti, le carcasse ancora calde. Gli altri due sono vivi per miracolo, ma in preda alle convulsioni. Allo stremo anche la madre, una pastore maremmano, e gli altri due cani adulti. I sopravvissuti vengono stabilizzati e trasferiti d’urgenza in una clinica veterinaria: oggi, fanno sapere, sono fuori pericolo.
A raccontare quelle ore è Adriana Montalbano, responsabile dell’Ufficio Randagismo del Comune e volontaria dell’associazione Balzoo, la donna che ha filmato tutto. «È stata una delle giornate più infernali della mia vita. E non solo per i 43 gradi, ma per le urla di cuccioli che si stavano letteralmente cuocendo sotto il sole rovente», ha detto. Il proprietario, secondo la ricostruzione, si sarebbe presentato solo dopo l’arrivo delle autorità, provando prima a ostacolare le operazioni e poi lasciando aprire il terrazzo.
Ora tutti gli animali vivi sono sotto sequestro, mentre le carcasse dei quattro cuccioli sono state messe in una cella frigorifera a disposizione della magistratura. Per i superstiti, però, si apre una speranza: grazie a Chiara Calasanzio dell’associazione Ohana di Santa Margherita di Belìce si è già trovato un rifugio. «Chiederemo alla Procura di accelerare il dissequestro – spiega Montalbano – per farli entrare nel circuito delle adozioni e dare loro quella vita migliore che finora gli è stata negata».
La vicenda ha scatenato un’ondata di indignazione. Il Comune, con il sindaco Fabio Termine e l’assessore al Benessere degli Animali Agnese Sinagra, si costituirà parte civile e prepara una nuova ordinanza contro chi tiene gli animali in condizioni estreme. L’Oipa ha annunciato una denuncia e chiede il cosiddetto «Daspo cinofilo», per vietare al responsabile – e a chi ha tollerato tutto questo – di detenere qualsiasi animale in futuro. Anche la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente di Michela Vittoria Brambilla si costituirà parte civile e ricorda che, con la nuova legge, dal maltrattamento con esito mortale può derivare il carcere, aggravato dal fatto di essere stato commesso su più animali.
Ma proprio qui si apre la ferita più amara. Perché mentre le associazioni promettono battaglia, c’è chi avverte che il colpevole non passerà nemmeno una notte in cella. «Il responsabile, anche se riconosciuto colpevole, con l’attuale legge non sconterà un solo giorno di carcere, perché le pene restano sotto la soglia di punibilità», denuncia l’attivista Enrico Rizzi, che accusa la politica di «raccontare favole agli italiani». Sul caso è sceso in campo anche il deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha annunciato battaglia legale per gli otto animali sopravvissuti a quell’inferno di lamiera e sole.
L’appello delle istituzioni, intanto, resta uno solo, rivolto a chiunque: «Chi è a conoscenza di episodi di maltrattamento non esiti a denunciare».