Eppure, sono proprio gli italiani i cittadini europei a morire e ad ammalarsi di più a causa della cattiva qualità dell’aria: ma senza voce in capitolo.
Milano – L’Italia è l’unico Paese, tra quelli monitorati dal Tracker dell’European Environmental Bureau (EEB), in cui non è prevista alcuna consultazione pubblica sul recepimento della Direttiva europea sulla qualità dell’aria. Eppure, sono proprio gli italiani i cittadini europei a morire e ad ammalarsi di più a causa della cattiva qualità dell’aria: ma senza voce in capitolo.
Cittadini per l’aria e European Environmental Bureau, con ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Torino Respira chiedono al Governo di attivare subito un processo di consultazione pubblica sugli strumenti di recepimento della Direttiva, di pubblicare un cronoprogramma verificabile, e di usare questa fase per fissare obiettivi nazionali più ambiziosi dei minimi europei – superando il vincolo, previsto dall’art. 32 della legge 234/2012, che impedisce di regola ai decreti di recepimento di andare oltre i livelli minimi richiesti dalle direttive Ue. Ricordiamo che la consultazione pubblica è la fase in cui il governo pubblica lo schema di decreto che recepisce una direttiva e raccoglie osservazioni da cittadini, associazioni ed esperti prima di renderlo definitivo.
Il Tracker, un nuovo strumento
L’AAQD Transposition Tracker è il nuovo strumento con cui l’EEB monitora il recepimento della Direttiva 2024/2881, che punta a dimezzare, entro il 2030 (salvo deroghe), gli attuali limiti di inquinanti come PM2,5 e biossido di azoto. Il Tracker – la cui compilazione per l’Italia è a cura di Cittadini per l’aria – confronta cinque aree tematiche per ciascuno dei 9 Paesi sino ad oggi analizzati (Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia): stato di avanzamento, livello di ambizione, partecipazione pubblica e accesso alla giustizia, strumenti attuativi, rischi e criticità.
E l’Italia ha, all’ultimo aggiornamento, la votazione peggiore fra tutti i Paesi valutati, al pari della Bulgaria. Nessuna bozza di decreto di recepimento è disponibile, nessuna consultazione è stata attivata e, sull’implementazione della Direttiva incombe addirittura un contenzioso davanti alla Corte Costituzionale, sulla suddivisione delle responsabilità fra regioni del bacino padano e governo in materia di pianificazione, che mette a rischio la trasposizione della Direttiva entro il termine dell’11 dicembre 2026.
Un processo partecipativo trasparente ed efficace in questa fase sarebbe particolarmente importante. Le sentenze di condanna da parte della Corte di Giustizia Europea, le tante procedure di infrazione in corso e i dati pubblicati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente indicano chiaramente che le politiche in Italia sono insufficienti. La Francia, per esempio, ha fatto molto di più, in breve tempo. Tra il 2005 e il 2023 il tasso di mortalità attribuibile al PM2,5 è calato del 66,4% (da 101,7 a 34,2 morti per 100.000 abitanti), mentre in Italia tale riduzione è ferma al 43,4% (da 177,7 a 100,6) — stessa metodologia, stesso periodo. Anche il recentissimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sull’inquinamento urbano evidenzia come le città italiane, principalmente in Pianura Padana, ma non solo, siano quelle in cui la popolazione è esposta al maggior rischio sanitario a causa della cattiva qualità dell’aria.

Nel 2025, in 25 città su 27 monitorate da “Cambiamo Aria”, le medie annue hanno superato i limiti fissati dalla Direttiva europea 2881/2024 per il PM2,5, l’inquinante più pericoloso per la salute. Situazioni particolarmente critiche si registravano a Milano, Torino e Padova: con più di 100 giorni di superamento. I dati dell’EEA indicano che nel 2023 l’Italia resta il Paese Ue con il maggior numero assoluto di morti premature da PM2,5 (43.083), davanti a Polonia e Germania.
Il confronto con gli altri Paesi, visto dal Tracker
Gli esempi degli altri paesi europei evidenziano la gravità della posizione italiana.
In Polonia sono state attivate “ampie vie di consultazione preliminare, tra cui un gruppo di lavoro permanente con le regioni e le ONG, discussioni bilaterali e la partecipazione a seminari con le parti interessate”, come riportato nel tracker EEB.
In Francia, da tempo “un gruppo di lavoro dedicato si riunisce regolarmente per esaminare le formulazioni proposte dal BQA (Ufficio per la Qualità dell’Aria)”, e la società civile è coinvolta e partecipa attivamente con l’ipotesi di utilizzare i più ridotti limiti dell’OMS come riferimento per l’indice di qualità dell’aria” richiesto dall’art. 22 (2) della Direttiva per aggiornare i cittadini in modo facile e comprensibile.
In Spagna, dove “il Ministero ha avviato una consultazione pubblica”, e da mesi si tengono workshop, gruppi di lavoro e attività di sensibilizzazione.
In Germania, dove è stata attivata una consultazione sulla bozza di legge di trasposizione, ed infine in Svezia, dove la bozza di atto di trasposizione condivisa include un limite per il piombo 5 volte più basso di quello imposto dalla Direttiva (da 0.5 μg/m3 a 0.1 μg/m3).
In Italia, invece, regna un silenzio sconcertante sugli impegni per rispettare i nuovi limiti da parte dell’Italia. Ed anzi l’unica voce levatasi è stata quella della Regione Piemonte che ha già dato atto di voler chiedere la deroga sul termine al 2030 per i nuovi limiti.
“Basterebbe poco a trarre dal lavoro dei ricercatori e dall’esempio di tanti amministratori in Europa la guida e l’esempio per migliorare le politiche in materia di qualità dell’aria e relativa pianificazione. Invece, siamo, in Italia, ancora una volta al di sotto del minimo sindacale di quanto prescritto dai principi di diritto e dalla comune saggezza del buon padre di famiglia. Una situazione in cui, la prevalente preoccupazione di frenare sulle misure invece che quella di accelerare, dimostra disprezzo per la salute e il benessere dei cittadini”, dice Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria.

Margherita Tolotto per EEB sottolinea che “l’inquinamento atmosferico rimane il più grande rischio per la salute ambientale in Europa, contribuendo a circa 300.000 morti premature e a una vasta gamma di malattie ogni anno, colpendo in modo sproporzionato in particolare i bambini. Sebbene diversi Paesi coperti dal tracker abbiano avviato consultazioni pubbliche o processi di coinvolgimento degli stakeholder, l’Italia è attualmente l’unico paese in cui finora non è stata annunciata alcuna consultazione pubblica. Più in generale, le informazioni sullo stato del processo di trasposizione e dei piani del governo restano difficili da reperire, sollevando preoccupazioni su trasparenza, prevedibilità, partecipazione significativa del pubblico nell’attuazione della Direttiva e adeguatezza delle scelte effettuate, teoricamente in nome e per conto dei cittadini”.
“C’è un paradosso al centro della situazione italiana: siamo il paese europeo in cui l’inquinamento atmosferico causa più malattie e morti premature, eppure siamo anche tra gli ultimi a recepire la nuova direttiva sui limiti di qualità dell’aria. Dovremmo fare della prevenzione una priorità assoluta; invece, la vera preoccupazione, a quanto pare, è come ottenere deroghe e slittamenti”, afferma Francesco Forastiere, epidemiologo ambientale.