Nota con l’acronimo SEL (Social Emotional Learning) è il processo attraverso cui bambini e adulti sviluppano competenze per riconoscere e gestire le emozioni.
Chissà perché si è portati a pensare che le novità nell’ambito della pedagogia o psicologia debbano nascere nella vecchia Europa o negli USA. Ed invece la Corea del Sud, nazione dell’Asia Orientale che occupa la metà meridionale della penisola omonima, condividendo con la Corea del Nord uno dei confini più militarizzati al mondo, è balzata agli onori della cronaca per aver introdotto nei programmi scolastici di tutte le scuole l’educazione Socio-Emotiva.
Conosciuta con l’acronimo SEL (Social Emotional Learning) è il processo attraverso cui bambini e adulti sviluppano competenze per riconoscere e gestire le emozioni, mostrare empatia, stabilire relazioni positive e prendere decisioni responsabili.
Si basa sui seguenti aspetti: autoconsapevolezza per riconoscere le proprie emozioni e il loro impatto; autoregolazione, gestire lo stress e controllare gli impulsi; consapevolezza sociale, comprendere gli altri e valorizzare la diversità; abilità relazionali, comunicare in modo chiaro e risolvere i conflitti; decision making responsabile, valutare le conseguenze etiche e sociali delle proprie scelte.
Sviluppare queste abilità migliora il benessere psicologico e il successo scolastico. Si tratta di una novità molto importante dal punto di vista pedagogico, Non ci sarà un’ora di lezione apposita, con spiegazioni e interrogazioni. Piuttosto il tema sarà inserito nei programmi degli insegnanti e negli iter destinati alla salute mentale.
Lo scopo è individuare le proprie risorse e vulnerabilità, controllare gli stati d’ira e il logorio. Inoltre essere in sintonia col prossimo, comunicare i moti dell’animo e la ricerca di un aiuto nel caso in cui non si è in grado di fronteggiare il malessere emotivo.
Il governo ha predisposto una serie di video, grafici e audiovisivi che gli insegnati potranno utilizzare durante le attività scolastiche. Questo materiale è stato distribuito a titolo informativo alle famiglie. Il Ministero, infine, ha formato 1500 docenti per utilizzare il programma.
La decisione di diffonderlo su tutto il territorio nazionale a alle scuole di ogni ordine e grado è scaturito dopo il successo dei test avvenuti nel 2025. Per verificarne l’efficacia è stata effettuata una rilevazione statistica da cui è emerso che la capacità di controllo delle emozioni è cresciuta in tutte le fasce di età. A conferma della validità del programma.

Si è pensato ad un progetto di questo tipo, pervasivo e complesso dopo aver constatato che il sistema scolastico sudcoreano era sì eccellente dal punto di vista accademico, ma il prezzo da pagare era troppo alto per quanto riguarda la competizione.
La scuola, infatti, si distingue per le molte ore che bisogna dedicare allo studio e il sovraccarico psicologico per accedere alle migliori università, in cui c’è una selezione spietata. Finanche l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha ribadito l’alto livello dell’istruzione sudcoreana rilevando, al contempo, come un sistema molto competitivo possa produrre problemi al benessere psicologico degli studenti.
Forse è un tentativo di riequilibrio del sistema, dopo che per decenni la scuola ha indicato il traguardo da raggiungere a qualsiasi costo, dimenticando le modalità per raggiungere l’obiettivo. Oggi, al contrario, tra le abilità da acquisire ci sono il controllo della paura, ira, ansia, stress, come porsi di fronte ad un insuccesso ed invocare supporto.
In Italia com’è la situazione? Si naviga a vista. Se ne discute molto a livello scientifico, per cui il benessere emotivo è il motore dell’apprendimento. Ma l’applicazione pratica dipende ancora troppo dalle singole iniziative di istituti, docenti illuminati e progetti locali. Manca una visione di sistema.