NATALE CON I TUOI, GOVERNO CON CHI VUOI

Dal congresso-lampo della Lega, al caso Gregoretti, alla prescrizione, all'espulsione di Paragone, al referendum sul taglio dei parlamentari. Sarà un Natale ad alta tensione.

E’ il week end prenatalizio e il Parlamento chiude. Tutti nei rispettivi bacini elettorali a mangiare il panettone (che, all’evidenza, riuscirà ormai ad ingurgitare anche il Governo). L’atmosfera che si respira tra i palazzi romani, però, tutto è tranne che caritatevole. C’è piuttosto un clima da film western: sospettosi cowboys che si guardano in cagnesco, in attesa che il più veloce tra loro estragga la rivoltella.

Il protagonista non potrebbe che essere lui, Matteo Salvini (a proposito, che colui attorno al quale giri un po’ tutto, in un Paese, sia il leader dell’opposizione dovrebbe far riflettere). Si è chiuso da qualche ora il congresso-lampo della Lega, utile più a fini di contabilità fiscale che a scopi politici. La vecchia “Lega nord” sarà ridotta a una bad company, mentre la nuova Lega si prepara alla campagna d’Italia; Bossi viene nominato presidente a vita della scatola vuota e, contestualmente, privato di tutti i poteri. Il senatùr, dal palco, non lascia dubbi a fraintendimenti: “Salvini non ci può imporre un cazzo” – testuale – e, ancora, “le sardine, operazione intelligente”, un tempo eravamo come loro.

Ma non è tutto oro quello che luccica per Salvini, che è forse l’unico a non poter impugnare la pistola ma a doversi piuttosto guardare dai mirini altrui. Inutile negarlo: il caso Gregoretti incombe minaccioso e il 20 gennaio potrebbe deflagrare (e non ci sono solo le navi militari a turbare il sonno del Capitano: si mormora di nuove inchieste milanesi, sul filone sanità, pronte a far andare di traverso lo spumante al leader, non appena sarà inaugurato l’anno nuovo).

La speranza di Matteo è l’altro Matteo, ancora abbottonato sull’autorizzazione a procedere nella vicenda Gregoretti. Le malelingue vogliono intrecciata questa decisione alla trattativa sulla prossima legge elettorale: con un buon accordo, Renzi potrebbe anche scegliere di staccare la spina al Governo e optare per la partita elettorale. A meno che alle elezioni non ci si arrivi prima per altre strade: la prescrizione, ad esempio. Il primo gennaio si avvicina e a molti pare inverosimile che Pd e Italia Viva possano realisticamente permettere che entri in vigore un obbrobrio giuridico di portata leggendaria quale l’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio e la contestuale istituzione della mitologica figura de “l’imputato perenne”.

Chiedere però ai Cinquestelle un supplemento di trattativa sul punto non sembra credibile. E poi ai Cinquestelle quali? I grillini sono in piena confusione: Di Maio non controlla più i suoi gruppi parlamentari (le ultime voci annoverano solo trenta fedelissimi) e risulta che nemmeno la moral suasion di Grillo sia stata poi così efficace. Paragone viene dato per espulso, in fuoriuscita verso la Lega: sarebbe solo l’ultimo dei tanti.

A ciò si aggiunga che due giorni fa è stato raggiunto il numero di firme necessario e sufficiente ad indire il referendum sul taglio dei parlamentari. Il quale taglio, di conseguenza, non entrerebbe ancora in vigore qualora si andasse al voto in tempi brevi. Tutti con le mani sulle rispettive rivoltelle: saranno vacanze di Natale movimentate quanto quelle estive?

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