LA DISCARICA SCOMPARSA?

Se n’era persa la memoria storica, dice il primo cittadino di Milazzo, sino allo scorso inverno quando una mareggiata ce l’ha restituita.

Milazzo è un meraviglioso lembo di terra, magicamente proteso verso l’arcipelago eoliano. Un istmo, cioè un’isola saldata alla terraferma, che, per bellezza, posizione e importanza del porto, principale collegamento con le Eolie, avrebbe dovuto avere una vocazione turistica. Ma la cieca e poco lungimirante politica del dopoguerra ne hanno fatto, principalmente, un polo industriale petrolchimico e metalmeccanico, offuscando le sue bellezze.

Non bastava la violenza messa in atto sul litorale di levante con la realizzazione della raffineria petrolchimica e delle altre industrie, anche sull’altro versante la devastante mano dell’uomo è intervenuta, sotterrando tonnellate di rifiuti per diversi ettari di terreno.

E’ proprio di questi giorni la notizia che una discarica abusiva dalle proporzioni molto vaste, a ridosso del mare, sulla spiaggia di Milazzo, in provincia di Messina, è stata sequestrata dalla Capitaneria di Porto – Guardia Costiera su disposizione della procura competente. Si stima siano circa 20 gli ettari di immondizia interrata, presumibilmente risalenti agli anni ’70 del secolo scorso.


Già l’anno passato erano stati scovati e poi messi sotto sequestro circa 8 mila metri quadrati di spazzatura; questa volta la porzione individuata è molto più ampia. Non è ancora chiaro come un simile scempio sia stato riportato alla luce, se a causa dell’erosione costiera, che nel Messinese è particolarmente intensa, o se invece siano state le straordinarie mareggiate a scoperchiare ciò che la complice omertà dell’uomo aveva provato a celare.

Mentre la città torna alla ribalta delle cronache nazionali, ci si interroga sia su quale possa essere stata la mente scellerata che, in passato, ha operato scelte così scriteriate sia su come sia stato possibile che una simile vergogna sia scomparsa dalla memoria della politica. Ora, per la città mamertina, si teme che il mare continui a erodere il tratto di costa di ponente, causando un disastro, perché il materiale si trasferirebbe in mare: plastica, vetro, pneumatici, scarti edili e rifiuti solidi urbani. C’è di tutto in quel territorio demaniale, situato a poche miglia dall’area marina protetta di Capo Milazzo.

Nonostante il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, abbia inviato immediatamente sul posto una verifica ispettiva, è auspicabile che, con la massima tempestività, venga promosso e adottato un percorso condiviso tra i vari enti istituzionali, a vario titolo interessati – Governo, Regione, Comune e Protezione Civile – al fine di porre in atto ogni azione utile a individuare l’esatta collocazione e estensione dell’area ed effettuare le conseguenti bonifiche a tutela della salute pubblica e dell’ambiente marino costiero. In caso contrario quella parte di litorale potrebbe presto trasformarsi in una bomba ecologica con vaste ricadute sull’ambiente circostante.

Sulla questione, abbiamo intervistato il Sindaco di Milazzo Giovanni Formica.


Sindaco Formica, come è possibile che nessuno sapesse della discarica e che non ce ne fosse traccia nei documenti comunali?

Effettivamente se ne era persa la memoria storica sino allo scorso inverno, quando, in occasione di una mareggiata, una porzione del fronte è stata erosa dal mare ed è venuto fuori questo scempio. Francamente, oggi, andare a ricercare tra i documenti del Comune degli anni 60/70 è una attività che non abbiamo ancora ritenuto opportuno svolgere; piuttosto siamo concentrati sulla risoluzione del problema.

Ritiene si arriverà a individuare i responsabili e, in caso positivo, gli stessi potranno ancora essere perseguiti?

Io credo che se si facesse una ricerca approfondita qualcosa emergerebbe rispetto alle responsabilità. Ci sono degli articoli di stampa che fanno riferimento alla pratica di sversare l’immondizia nel lungo mare di ponente.  Dovete tener conto che lì, al tempo, non esisteva neppure la strada e quindi era facile fare questo tipo di operazioni, ancorché folli. In ogni caso, quand’anche si trovassero i responsabili, sono passati circa cinquant’anni, oggettivamente non si può nemmeno ipotizzare di perseguire qualcuno perché non sarebbe più punibile, visto il notevole tempo trascorso.

Già lo scorso anno, prima dell’attuale scoperta, era stata individuata una porzione di circa 8 mila metri quadrati: è stato fatto qualcosa di concreto per il ripristino ambientale dei luoghi e per proteggere la popolazione da eventuali rischi sanitari, a parte metterla sotto sequestro?

Nello scorso inverno venne fuori una parte di questa discarica, 8 mila metri quadri in questa zona furono sottoposti a sequestro dalla Procura della repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto. Poi furono trasmesse le normali comunicazioni all’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, visto che la zona ricade in ambito demaniale marittimo, ma fino a oggi non era stato avviato nulla. Adesso che il mare ha eroso ulteriormente la costa ci si sta occupando più intensamente e più celermente della questione, anche perché solo ora tutte le istituzioni coinvolte si sono attivate.

Ormai è chiaro che tutti gli organi amministrativi interessati dovranno effettuare un’azione sinergica affinché venga salvaguardata la salute pubblica, oltreché l’ambiente marino. Ci sa dire i tempi necessari a sanare l’area coinvolta.

Posso testimoniare che per l’intervento sui luoghi si sono attivate tutte le istituzioni competenti, ma non vi sono tempi certi di bonifica. C’è già stata una riunione in capitaneria, presente anche il dirigente regionale dell’assessorato Territorio e Ambiente. Abbiamo fissato un incontro a Palermo al quale dovrebbe partecipare anche l’assessore regionale e gli altri uffici della Regione che devono intervenire a diverso titolo, tra cui il servizio rifiuti, che ha un ufficio specifico per le bonifiche, ovviamente l’ufficio deputato a territorio e ambiente e anche l’autorità di bacino. Per poter preventivare i tempi è necessario effettuare prima un piano di bonifica. In questo momento il punto è capire se si arriverà ad affrontare la questione attraverso un’ordinanza di protezione civile e sembra possano sussistere le condizioni oppure se si dovranno seguire le vie ordinarie. Non c’è un’emergenza igienico-sanitaria perché la tipologia del rifiuto non mette a rischio la salute pubblica in maniera diretta e immediata; esiste invece un rischio concreto di danno ambientale per il pericolo che questo materiale finisca in mare.

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