Kai Dausel rimane in carcere: c’è pericolo di fuga

Il compagno di Silvia Nowak si è professato innocente davanti al Gip ma non ha risposto alle altre domande. Il magistrato inquirente ha convalidato gli arresti e confermato la permanenza in carcere perché sussiste il pericolo di fuga.

CASTELLABATE (Salerno) – Il 16 dicembre scorso è finito dietro le sbarre Kai Dausel, 62 anni, con l’accusa di omicidio aggravato e distruzione di cadavere in danno della moglie Silvia Nowak, berlinese di 53 anni, scomparsa il 15 ottobre scorso e ritrovata cadavere tre giorni dopo. L’uomo aveva più volte ripetuto di essere estraneo ai fatti ma anche davanti alle telecamere la sua versione dei fatti non era mai stata convincente. A seguito di un’informativa dell’Interpol si è saputo che su Kai Dausel (il cui vero nome è Uwe Altmann Kai Dausel, generalità spesso utilizzate dall’uomo in diversi accoppiamenti) graverebbe un rilevante passato criminale che andrebbe da una condanna per furto, negli anni ’90, al coinvolgimento in un’inchiesta riguardante una grossa frode informatica, consumatasi nel 2014, sino ad essere sospettato di omicidio durante un’indagine che risale al 1999.

I carabinieri dopo il ritrovamento del cadavere

Quest’ultimo dettaglio avrebbe attirato l’attenzione dei magistrati requirenti della Procura di Vallo della Lucania che, di concerto con altri pesanti indizi, giungevano alla conclusione di richiedere la custodia cautelare in carcere:

” La donna, secondo quanto è emerso dall’esame autoptico, sarebbe stata attinta da percosse con un oggetto contundente – ha detto in conferenza stampa il procuratore facente funzioni Antonio Cantarella – che la colpiva alla testa provocando una frattura da sfondamento ed ha ricevuto lesioni alla gola e al bacino. Forse potrebbe trattarsi di un atto impulsivo mentre il movente è ancora in fase di accertamento”.

Silvia, appassionata cinofila, era sparita da Ogliastro Marina, frazione di Castellabate il 15 ottobre e lo stesso giorno Dausel ne aveva denunciato la scomparsa. Il corpo, semicarbonizzato, era stato ritrovato in un’area boschiva non lontano dall’abitazione della coppia tre giorni dopo, il 18 ottobre. L’uomo é stato iscritto nel registro degli indagati il 12 novembre scorso. Oltre alle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza installate in prossimità della villetta della coppia, in via Arena, i carabinieri del Ris hanno scoperto su un paletto della recinzione confinante con la pineta una macchia di sangue riconducibile a quello della vittima oltre ad altri particolari assai importanti:

Uwe Altmann Kai Dausel

” Quando il corpo è stato dato alle fiamme – ha detto il procuratore Cantarella – la donna era già morta in quanto gli organi della respirazione non hanno inalato fumo. Riteniamo che il decesso sia contestuale alle percosse subite e conseguenza di una copiosa fuoriuscita ematica”.

Fra i due, per altro, i rapporti da qualche tempo non erano proprio idilliaci e non sarebbe mancata qualche lite. Ma c’è di più: alle 16.11 circa della stessa giornata della scomparsa di Silvia una telecamera privata, ubicata nelle vicinanze di casa della coppia di tedeschi, avrebbe registrato prima una sequenza di immagini in cui si vede un uomo a torso nudo, con una particolare conformazione fisica, uscire dalla villa di via Arena alle 16.07 del 15 ottobre, poi “l’urlo straziante” di una donna. Dopo appena 24 secondi l’urlo si sarebbe ripetuto. Per gli inquirenti di Vallo della Lucania quella voce appartiene a Silvia Nowak, e le grida risalirebbero forse a qualche minuto prima di morire ammazzata. Il video completo di audio è ora agli atti dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Agropoli e della Stazione di Santa Maria di Castellabate e seguiranno ulteriori accertamenti.

L’indagato, che si professa innocente, seduto sulla panchina alla memoria di Silvia

Lo scorso 15 dicembre Dausel aveva partecipato all’iniziativa promossa da un’associazione di tutela delle donne per collocare una panchina bianca in memoria di Silvia. L’uomo si era fatto fotografare seduto su quella panchina ed aveva reiterato ai giornalisti presenti la propria estraneità ai fatti. Per gli inquirenti invece Dausel mentirebbe a spada tratta perché Silvia sarebbe stata uccisa lo stesso giorno della sparizione, per altro simulata dall’indagato. Poi il corpo è stato dato alle fiamme per tentare di cancellare ogni traccia. Stamane il Gip del tribunale di Vallo della Lucania, Rossella Setta, ha interrogato l’uomo che si è ancora dichiarato innocente ma non ha risposto alle altre domande praticamente facendo scena muta. Il magistrato inquirente ha convalidato gli arresti disponendo la permanenza in carcere di Dausel, difeso dall’avvocato Felice Carbone, perché sussiste il pericolo di fuga.

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