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Inflazione in aumento: famiglie e imprese sotto pressione

Costi crescenti dei beni di prima necessità mettono a dura prova bilanci familiari ed economia nazionale. In aumento i nuovi poveri e il disagio di chi non riesce a mettere insieme pranzo e cena.

Roma – È da tempo che il nemico numero uno è il costante aumento dei prezzi che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese. Calmierare i “cartellini” durante l’inflazione ed evitare che restino alti quando questa dovesse scendere è un atto di primaria importanza. L’inflazione, infatti, sta causando oltre ad aumenti considerevoli su alcuni beni di prima necessità anche speculazioni e ritardi nell’abbassamento dei prezzi. Infatti a giugno la stima di “Eurostat” la dà in ribasso al 6,7%, in Italia, grazie soprattutto al fatto che il prezzo dell’energia è sceso. Il caldo però di questi giorni farà balzare in avanti il costo energetico. E non va bene.

Si tratta, comunque, di una percentuale molto alta rispetto alla media degli ultimi dieci anni e poco più della metà rispetto, invece, a fine 2022. Questo calo, però, non si è ancora fatto vedere nei prezzi del carrello della spesa. Cioè, come detto, non è stata automatica la contrazione di alcuni beni alimentari. Negli ultimi due anni l’inflazione è tornata a salire come non accadeva da decenni, i prezzi pertanto sono aumentati in modo deciso, superando anche il 10% su base annua. Negli scorsi mesi, il trend dell’inflazione è andato calando, ma senza alcun vantaggio economico per le famiglie. E questo, come detto, è un problema.

I prezzi dei beni primari aumentano

Dati Istat elaborati dall’Unione nazionale dei consumatori, infatti, mostrano che in un anno, in media l’aumento dei prezzi dei beni alimentari di uso comune è stato dell’11,2%. Si parla di prodotti anche quotidiani, come la pasta, il pomodoro e l’olio. Il record lo ha raggiunto lo zucchero, il cui il prezzo è salito del 46% in un anno. Quasi, dunque, un aumento che è praticamente raddoppiato. Alcune organizzazioni a tutela dei consumatori hanno parlato di “speculazione”, dato che i prodotti del carrello della spesa hanno avuto un aumento più marcato rispetto ad altri.

Va detto comunque che, come spiegato da Istat per come funziona l’inflazione, è normale che i prezzi di alcuni beni si muovano più lentamente e quindi ci mettano più tempo a scendere. Anche perché l’inflazione è un problema che ci porteremo dietro ancora per diversi anni. A gennaio, di quest’anno, i prezzi hanno accelerato soprattutto per tre categorie: beni alimentari lavorati, beni non durevoli e servizi relativi all’abitazione. I beni alimentari lavorati sono tutti quegli alimenti confezionati che sono il frutto di una lavorazione industriale. I beni non durevoli possono essere, ad esempio, i medicinali. Sono prodotti che si acquistano per essere consumati.

Al contrario, ad esempio, di un armadio o un’automobile, che sono beni durevoli. Infine, i prezzi hanno continuato ad accelerare soprattutto per gli affitti, ma anche di tutte quelle spese legate ad una casa, come la manutenzione ordinaria dell’abitazione e spese condominiali. Il direttore dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, ha comunicato che per la famiglia media in Italia, il sovrapprezzo è di 1.389 euro in un anno di cui 632 euro in più per prodotti alimentari e bevande analcoliche.

Famiglie in difficoltà

Ad esempio, “per una coppia con due figli, l’inflazione a +6,4% significa una stangata pari a 1.830 euro su base annua e di questi ben 861 servono solo per far fronte ai rincari dell’11,2% di cibo e bevande”. Considerando, invece, afferma ancora il direttore Dona, una coppia con un figlio i numeri calano leggermente, in quanto “La spesa aggiuntiva è pari a 1.670 euro, 777 per mangiare e bere. Insomma, una batosta. Questo accade nonostante, come detto, l’inflazione abbia visto un calo del 4% dall’inizio dell’anno. Il “carrello della spesa” analizzato dall’Istat, che include anche prodotti per la casa e per l’igiene personale, ha visto invece una discesa di soli due punti, dal 12,6% al 10,7%. Nello stesso periodo, il prezzo della pasta è aumentato dello 0,6%. Tra i prodotti con il rincaro maggiore, oltre allo zucchero, ci sono anche il riso, l’olio d’oliva e le patate, seguite da latte conservato, gelati, vegetali freschi diversi dalle patate, bibite analcoliche, margarina ed infine i succhi di frutta.

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