Il XII Rapporto sull’economia del mare: una ricchezza da 161 miliardi di euro

Il numero di aziende del settore nel 2023 è calato, di poco, rispetto all’anno prima, ma la solidità complessiva risulta più consistente.

Roma – Un’economia che produce un… mare di soldi! Un antico motto partenopeo recita: “Chi va per mari, questi pesci prende”, a significare che chi si imbarca in certe avventure non può che conseguire risultati scadenti. Ora il motto potrebbe trasformarsi in “Chi va per questi mari, prende un…mare di soldi!” Nel senso che tutti gli operatori coinvolti nell’economia marina hanno prodotto un valore di 161 miliardi di euro, in aumento rispetto all’anno scorso. E’ quanto stato diffuso dal “XII Rapporto nazionale” dell’osservatorio nazionale Ossermare e Centro Studi Tagliacarne di Unioncamere durante la “Giornata Nazionale del mare” svoltasi dal 10 al 14 aprile scorsi a Gaeta, nel Lazio. La ricchezza scaturisce dai sette comparti dell’economia del mare: attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale; industria delle estrazioni marine; servizi di alloggio e ristorazione; filiera ittica; attività sportive e ricreative; cantieristica; movimentazione di merci e passeggeri via mare.

I dati dimostrano una crescita quasi del 9%, numeri che non possono non entusiasmare gli operatori a vari livelli. Come sempre l’economia mostra alcuni dati in apparenza contradditori. Ovvero, il numero di aziende del settore nel 2023 è calato, seppur di poco, rispetto all’anno prima, ma la solidità complessiva risulta più consistente. E’ da segnalare che dopo un triennio di risultati brillanti, l’export ha segnato il passo, anche se il dato non è ancora definitivo.

Si dovrà aspettare il mese di giugno quando il Rapporto sarà concluso. E’ stato, finanche, presentato uno studio dall’emblematico titolo “Navigare i Social” a cura di OsserMare e SocialData. Il primo è l’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare che studia e analizza i numeri legati all’economia blu italiana. Con questo termine ci si riferisce allo sfruttamento, conservazione e rigenerazione dell’ambiente marino. SocialData è un sito che raccoglie, analizza, comprende e sfrutta i dati. Ebbene il… chiacchiericcio sui social ha riguardato una vasta gamma di comparti, tra cui: turismo e territorio; commercio; difesa dell’ambiente; trasporto e logistica; l’acquacoltura; la pesca; le destinazioni portuali. Sono tutti argomenti che stimolano l’interesse su come conciliare sostenibilità e crescita economica.

Ora va bene tutto, analisi, dati e convegni. Il paradosso è che si hanno un sacco di dati, tutti manifestano interesse alla salvaguardia dell’ambiente, ma all’atto pratico, finora, si è fatto poco o nulla. Sono necessarie azioni incisive, coordinate a livello internazionale, non basta lo slogan ad effetto “sostenibilità e crescita economica”. Si tratta, invece, di intervenire per un cambiamento radicale del paradigma culturale alla base dello sviluppo economico. Non si può continuare a considerare la ricchezza solo attraverso la crescita del famigerato PIL, la ricchezza prodotta da un Paese, che riguardano molti settori dell’economia, alcuni dei quali molto nocivi all’ambiente (trasporti, energia, agricoltura intensiva, industria metallurgica e petrolchimica, gestione dei rifiuti e cemento, solo per ricordarne alcuni), i cui rifiuti, spesso, terminano proprio in quel mare che a chiacchiere si difende.

Bisogna puntare ad un’economia altra che mette al primo posto l’ambiente che ci circonda e, in un secondo momento, pensare a cosa produrre e per chi. Ma, alla fine anche queste sono considerazioni che lasciano il tempo che trovano, in quanto basta alzare un attimo lo sguardo e si nota solo orrore: guerre, devastazioni ambientali, desolazione. No, con questa umanità le speranze sono davvero vane!

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