Il flusso di coscienza dei Balance: Fantasia

Il risultato eclettico è dato anche dalla complementarietà dei due artisti, uno dedicato principalmente al sound engenering e l’altra più agli arrangiamenti ma anche qui nulla di scontato.

La parabola dei Balance è una storia di intimità e lontananza. Il duo esordiente condivide con i suoi ascoltatori esperienze e visioni che, altrimenti, sarebbero rimaste in una capsula dove c’è posto solo per due. Con l’occasione del primo album, mi permetto di entrare nel mondo musicale di questo duo, in punta di piedi, cercando di scansare facili parallelismi. Il duo Balance nasce nel 2016 e si divide – solo geograficamente – nel 2017, portando avanti il progetto a chilometri di distanza, esattamente quelli che dividono Roma da Oxford.

Il complesso romano è formato da Jacopo e Sofia, che hanno condiviso il palco da molto prima che nascesse il loro progetto. Non credo sia un caso che abbiano scelto il nome “Balance”. In quante aree – scientifiche o umanistiche – l’equilibrio è dato dall’essere speculari, ma anche dall’attrazione dei contrari. Specchiarsi e allontanarsi è ciò che li caratterizza. Ed è tutto quello che troviamo nel loro primo album: Fantasia. Le voci e i testi dei due artisti si alternano, a volte si sovrappongono, poi si allontanano, in un continuo gioco di dominanza maschile e femminile. Non c’è univocità nemmeno nell’appartenenza ai generi musicali, nonostante sia tangibile il file rouge elettronico che accompagna tutto l’album.

 

Le canzoni si buttano a capofitto in un genere, lo dissacrano prendendo in prestito suoni appartenenti ad altre categorie, e lo riportano alla luce con eleganza e ricercatezza. Ed è così che Jeune Memoire si addentra nella Drum’n’Bass, per poi sfiorare la Samba. Sun Saba cavalca il tipico ritmo folk, giocando con elementi di elettronica che si armonizzano bene con l’atmosfera country. Non bisogna farsi ingannare dai primi secondi di Singita, evocativi di tipiche canzoni dance anni ’80; presto infatti ci si trova catapultati nella Tribal House. In ognuna delle canzoni di Fantasia si aprono mondi e ritmi mai banali (il tempo 6/4 di Billy M. spicca in modo particolare).

Sono diversi i gruppi musicali a cui penso ascoltando il loro album: Radiohead, Subsonica, Moderat, Massive Attack, Blonde Redhead, Portishead, Moby, Alt j, Manu Chao, Kasabian, giusto per citare i più conosciuti. Ma quello che mi interessa scoprire degli artisti è anche come si rapportano ai loro modelli. I Balance scompongono gli schemi di questi e creano qualcosa che appartiene solo a loro. Dei loro modelli rimane solo una rispettosa e leggera evocazione.

Il risultato eclettico è dato anche dalla complementarietà dei due artisti, uno dedicato principalmente alla macchina compositiva del mixer e l’altra più agli arrangiamenti, ma anche qui, non bisogna dare niente per scontato. Tutti gli strumenti vengono scambiati tra i due con estrema naturalezza.

Fantasia è un progetto complesso, risultato di un lavoro elaborato ma fruibile. Proprio come in un flusso di coscienza, esiste un inizio e una fine, ma quello che c’è in mezzo è percorribile in più direzioni.

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