Il debito pubblico in continua ascesa.

Il debito sembra quasi una caratteristica strutturale del Bel Paese, tant’è che qualche mese fa il quotidiano “Corriere della Sera” titolava un suo articolo in maniera più che intrigante: “L’Italia è una Repubblica fondata sul debito pubblico”.

Roma – Lo Stato per finanziare le sue attività utilizza diversi metodi, tra cui tasse e imposte. Ora, quando le uscite superano le entrate si forma il debito pubblico. in questo caso lo Stato per sostenersi si avvale di vari strumenti finanziari come obbligazioni e prestiti. Questo stato dell’arte è giunto ad un livello tale che la Banca Centrale Italiana, Bankitalia, ha diffuso una pubblicazione in cui emergono notizie molto allarmanti. Il debito italiano è aumentato ad ottobre di 2770 miliardi rispetto a settembre. Il motivo va ricercato nel forte disavanzo delle Amministrazioni pubbliche che è di 27,7 miliardi.

Per gli esperti di Bankitalia questo balzo in avanti dipende, innanzitutto, dall’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro e dal fabbisogno statale. Mentre il costo degli interessi sul debito salirà entro il 2025 fino a 87 miliardi. C’è da segnalare che il 25% del debito deve essere restituito a Bankitalia. Com’è noto i titoli di Stato sono affidati alla nostra Banca nazionale e sono stati acquisiti durante gli anni dalla Banca Centrale Europea (BCE). Per questo fenomeno fu coniato il termine “Quantitative easing”, applicato per la prima volta nel marzo 2015, quando la BCE era presiduta dall’ex Presidente del consiglio Mario Draghi.

Si tratta di uno strumento di politica monetaria non convenzionale a cui ricorrono le Banche Centrali per sostenere la crescita economica, produttiva, occupazionale e inflattiva degli Stati, ma anche per dare sostegno al debito pubblico. In pratica la BCE ha utilizzato questo strumento per creare nuovo denaro e immetterlo nel sistema sia economico che finanziario, per acquistare alcuni tipi di asset, ovvero qualsiasi bene di proprietà di un’azienda (macchinari, merci, ecc.), che possa essere monetizzato e quindi usato per il pagamento di debiti. In questo modo è cresciuta la fiducia tra gli operatori del mercato, grazie alla possibilità di utilizzare liquidità e prestiti.

La crescita del debito, mentre le banche centrali stanno aumentando i tassi di interesse, crea ancora più preoccupazione. Secondo Codacons, l’associazione senza fini di lucro in difesa dei consumatori e dell’ambiente, la crescita del debito pubblico avrà ripercussioni sui già magri bilanci delle famiglie italiane, con un aumento di spesa, per ogni famiglia di 1071 euro. Il cittadino comune, che non è in possesso di strumenti teorici per capirne di economia, di cui, però avverte i momenti positivi, pochi e negativi, tanti, si chiede:

“Come mai il debito pubblico non si riesce a curarlo da tanti decenni ormai”? Una possibile spiegazione, tra tante, potrebbe essere ricercata in un’accattivante testo ”Debito pubblico ricchezza privata”, scritto nella metà degli anni ‘80 del secolo scorso dall’economista e politico Filippo Cavazzuti. Si sosteneva, in soldoni, che in Italia si stava concretizzando un strano e perverso connubio, ovvero all’aumento del debito statale si registrava una crescita della ricchezza privata, anche quella del piccolo risparmiatore, ma soprattutto delle grandi aziende, che tra prebende e sovvenzion hanno sguazzato a più non posso. Si è creato, così, un mercato “drogato”, i cui effetti deleteri li stiamo pagando ancora oggi, a caro prezzo!

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