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Gita in barca? Macché, sembra un film con James Bond

Quella che sembrava una tragedia dai contorni e dai risvolti ben definiti col passar delle ore invece si sta rivelando sempre più, per dirla alla Hitchcock, un intrigo internazionale. I componenti dell’equipaggio del natante in questione erano infatti quasi tutti 007 dei servizi italiani e israeliani. Per quello che si sa.

Varese – Una barca in balìa della furia degli elementi, una tromba d’aria improvvisamente palesatasi tra le onde del Lago Maggiore, ne causa il ribaltamento e purtroppo ci si ritrova a contare i morti. Quattro per l’esattezza: Anya Bozhkova, Tiziana Barnobi, Claudio Alonzi ed Erez Shimoni. Il nome del natante affondato suona vieppiù beffardo: “Gooduria” infatti è l’effigie che si legge tratteggiata sulla prua dell’imbarcazione. Fin qui il tutto si potrebbe derubricare come l’estremo affronto del destino cinico e baro che strappa le vite di 4 persone. Se non fosse che a bordo c’erano agenti dei servizi segreti italiani e israeliani, la qual cosa ha fatto attivare riflettori e radar. Tra i 21 passeggeri a bordo erano infatti presenti agenti dell’Aise e del Mossad.

Tredici passeggeri israeliani, otto italiani, nessun nucleo familiare, a parte lo skipper e la compagna di origini russe, deceduta, un compleanno da festeggiare. La barca era di proprietà di Claudio Carminati, 53enne della provincia di Varese, che ora è ufficialmente indagato per naufragio e omicidio colposi. Il medico legale ha accertato che le 4 vittime sono morte per annegamento e che non presentano segni di lesioni e la Procura ha ritenuto di non effettuare ulteriori accertamenti.

Sentiti come testimoni gli agenti dell’Aise e del Mossad sopravvissuti hanno rilasciato dichiarazioni, diciamo con un eufemismo, ermetiche: «Sono un funzionario della Presidenza del Consiglio» e «Faccio parte di una delegazione governativa israeliana». Gli inquirenti di Busto Arsizio li convocherà di nuovo nei prossimi giorni. Obiettivo ricostruire come e perché l’imbarcazione di Claudio Carminati sia affondata durante una tromba d’aria. E nonostante le condizioni meteo fossero stata ampiamente diramate.

Resta da capire il perché si trovassero a Sesto Calende, se solo per partecipare alla gita in acqua per il compleanno di uno dei sopravvissuti israeliani o anche per uno scambio di informazioni. Diverse le questioni aperte: la capienza del natante, più o meno regolare, il cielo nero come la pece e le previsioni tutt’altro che fauste forse avrebbero dovuto consigliare maggiore prudenza allo skipper.

A tutto questo si può aggiungere che la barca era intestata a una società fantasma, Love Lake, che risulta “inattiva”, dai registri della Camera di commercio di Varese. Irraggiungibile anche il sito web della società, immediatamente oscurato subito dopo il naufragio.

Vero è che un siffatto numero di 007 riuniti su un 15 metri potrebbe avere scelto come accompagnatore quantomeno una persona di fiducia. E i riflettori si spostano giocoforza anche sulle tramortite autorità di Sesto Calende. “Nella nostra zona ci sono siti industriali, ma non tali da far pensare che il nostro Comune possa portare qui per un summit esponenti del Mossad” dice il vicesindaco Favaron. “Siamo diventati il crocevia dello spionaggio internazionale?” si interroga il sindaco Giovanni Buzzi. Sembrano genuinamente perplessi sull’accaduto gli amministratori di un paese di 11mila abitanti. Peraltro si sentono estromessi dalle informazioni sul perché siano sbarcati proprio a Sesto Calende così tanti 007. Il mistero è ancora lungi dal dissolversi.

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