FARINDOLA – UN EVENTO SISMICO CAUSO’ IL DISTACCO DELLA VALANGA.

Il resort doveva essere costruito altrove e non certo sotto un monte in posizione estremamente pericolosa. Uno studio scientifico attribuisce a diversi eventi sismici il movimento della slavina.

Farindola Non sarebbe stata la slavina la causa primaria dell’implosione dell’hotel Rigopiano-Gran Sasso Resort ma due eventi tellurici di magnitudo maggiore di 5. La notizia, che potrebbe in parte rivedere le responsabilità della tragedia addossate a tecnici e rappresentanti delle istituzioni locali, è stata pubblicata nel novembre del 2020 sulla rivista scientifica Frontiers in Earth Science, a firma di un team di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria e Geologia dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti‐Pescara.

Lo studio scientifico pone in stretta relazione la slavina distaccatasi dal monte Siella che ha spazzato via l’hotel Rigopiano e uno sciame sismico che avrebbe interessato il massiccio del Gran Sasso nel mese di gennaio 2017. A distanza di 4 anni dalla tragedia del 18 gennaio 2017, in cui persero la vita 29 persone mentre altre 11 furono tratte in salvo, ci vorrà ancora del tempo per proseguire il lento itinerario giudiziario che ha subito un ulteriore rallentamento a causa della pandemia.

Il resort prima della valanga

La prossima udienza è prevista per il 5 marzo prossimo salvo impedimenti dell’ultima ora ma una cosa sembra certa: quell’hotel doveva essere costruito altrove. E’ anche vero però che mentre i terremoti non si possono prevedere, valanghe e slavine sì. Su questo assunto prettamente scientifico si sono ulteriormente pronunciati i ricercatori abruzzesi, l’ingegnere Nicola Sciarra, professore universitario, Uberto Crescenti, Enrico Miccadei, Tommaso Piacentini e Monia Calista, che individuano su Alpi e Appennini ampie aree dove è possibile aspettarsi valanghe indotte da terremoti.

La sezione orientale degli Appennini Centrali, per l’appunto l’Abruzzo, accoglie le vette più alte dell’intera catena appenninica ed è frequentemente soggetta a intense nevicate con copiosi accumuli di neve e valanghe. L’area è inoltre caratterizzata da forti movimenti sismici. Sulla base di questi presupposti gli scienziati avrebbero dimostrato una connessione tra valanghe e sismicità. Il 18 gennaio 2017 si sarebbe verificato un evento di slavina indotta da terremoto (il maggiore di altri 76 eventi minori per il primo giorno e di ben 105 eventi nei due giorni successivi alla sciagura), a causa di una distribuzione anomala di valanghe.

Si scava freneticamente fra le macerie

Anni prima, nel 2009, la stessa calamità si era verificata nell’area del Gran Sasso occidentale, esattamente sul paese di Assergi in concomitanza con il terremoto dell’Aquila. A seguito di queste affermazioni gli scienziati producono analisi meteo, verifiche del sottosuolo, ed ogni altra prova concreta a sostegno di quella che sembra sempre meno un’ipotesi e sempre più una tesi accreditata.

E’ giusto ricordare che episodi del genere ovvero di valanghe ritardate sono piuttosto rari ma, come purtroppo si è visto, sono possibili. Nell’ottobre scorso, per tornare sul fronte processuale, Il Gup del tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea, accogliendo la richiesta dell’avvocato di parte civile Romolo Reboa, aveva disposto il sequestro conservativo di un quinto degli stipendi dell’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo e del dirigente regionale Sabatino Belmaggio, e di un quinto della pensione per l’ex dirigente regionale Carlo Visca, tre dei 29 imputati per la tragedia dell’albergo raso al suolo.

Il soccorso alpino durante le operazioni di recupero di morti e feriti

Di seguito, il 12 dicembre 2020, il giudice disponeva la trascrizione delle intercettazioni telefoniche per quanto attiene il processo sui depistaggi, parallelo a quello sulla sciagura. Il 5 marzo ci saranno le discussioni finali qualora non vengano avanzate richieste per riti alternativi da parte degli imputati. Se tutto andrà liscio prima dell’estate potrebbe iniziare il dibattimento.

Giampaolo Matrone e Valentina Cicioni

Dalle accuse erano stati prosciolti 22 imputati fra i quali rappresentanti regionali, tecnici e impiegati dei vari enti pubblici sotto la cui giurisdizione era ricaduta la tragedia di Rigopiano: ”…Non cambia niente, lì non ci dovevamo stare – dice Giampaolo Matrone, 36 anni, pasticcere, superstite e vedovo della moglie Valentina Cicioni rimasta sotto le macerie– l’ipotesi del terremoto era già stata scartata dalla Procura di Pescara, su Rigopiano potevano abbattersi anche il diluvio universale o una bomba, non cambierebbe una virgola. Lì sotto sono rimasto per 62 ore. Intorno a me vedevo solo corpi e macerie. Mia moglie era accanto a me ma non ce l’ha fatta…”.

 

Ti potrebbe interessare anche —->>

AMATRICE: MACERIE, NEVE E PANDEMIA.

 

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa