EUROPA GRAZIE E ADDIO. ADESSO PENSIAMO AL FUTURO

Per salvarci dalla ghigliottina europea dovremmo guardare altrove. Verso altri mercati in grado di valorizzare la nostra economia e permetterci di istaurare legami diplomatici più solidi con altri governi. L’Europa ha fallito. Il virus ha fatto venire a galla tutte le contraddizioni dell’Unione. E’ ora di dire basta. Non tutti i mali vengono per nuocere.

Si dice che il miglior trucco del diavolo sia quello di convincerci che non esiste. Creare confusione intorno a sé e fomentare in noi l’incapacità di discernere tra giusto e sbagliato. Infine portarci a peccare, farci cedere davanti a cupidigia e avarizia. Belzebù ha fatto un bel lavoro, non c’è che dire. E proprio in questi giorni si può vedere il suo operato. Il Malefico, stavolta, non si presenta armato di forcone e coperto da un mantello nero. Oggi appare avvolto da una bandiera blu scura e sul petto ha tatuate 27 stelle.
Se ci sarà una nota positiva da questa situazione distopica che quotidianamente siamo costretti ad affrontare, sarà sicuramente quella di aver smascherato il complotto ideato dal Maligno e di aver portato la popolazione a porsi delle domande più strutturali sul funzionamento del sistema in cui viviamo. Appare lecito iniziare a domandarsi cosa resterà, a cristi terminata, di tutte le nostre certezze? Cosa rimarrà del concetto di Europa solidale e umanitaria?

L’assordante silenzio che quotidianamente si propaga per le strade italiane sembra averci fatto precipitare in un baratro, disturbato dalle litanie delle sirene di ambulanze e protezione civile. Quello che credevamo fosse il modello migliore, il paradiso delle libertà si è rivelato un enorme ricatto, un fallimento che rimane sotto gli occhi di tutti. A venir meno, infatti, non sono stati solo i mercati nazionali ed internazionali, ma proprio lo stesso concetto etico fondante dell’Unione Europea.

Imputare a un virus le future disgrazie economiche dell’Italia sarebbe come guardare il dito e non la luna. La diffusione del CoVid 19 è un evento naturale, come i terremoti, gli tsunami e come, indietro negli anni, la spagnola o il vaiolo. Colpevolizzare l’ambiente per qualcosa di endemico è un paradosso, se non una vera e propria scusa. L’Italia si è affacciata alla crisi sanitaria con un numero di posti letto in terapia intensiva nettamente inferiore rispetto a quelli disponibili in casa Merkel o nella maison dei cugini francesi. E anche questo fattore non è casuale. Al contrario è stato pianificato e fortemente voluto. Non è passato molto tempo da quando personaggi del calibro di Cottarelli parlavano di forzare i tagli sulla sanità pubblica o da quando l’allora presidente del Consiglio Mario Monti si adoperava per far introdurre nella Costituzione il pareggio di bilancio. E cosi doveva essere perché lo chiedeva l’Europa. Perché così imponevano i parametri di Maastricht.

In questa maniera ci siamo progressivamente proletarizzati tutti. Abbiamo perso posti di lavoro, abbiamo cancellato i diritti dei lavoratori, smarrito circa il 25% del nostro pacchetto industriale a causa delle delocalizzazioni e, in ultimo, ci è stata sottratta la dignità. Una sorta di appropriazione indebita che ci ha costretto a elemosinare i soldi per una sanità che noi stessi avevamo demolito per perseguire gli interessi di Berlino e di Francoforte. C’è stato dato il programma Erasmus, quando la maggior parte degli studenti brancolano nell’incertezza lavorativa e lamentano seri problemi per riuscire a pagare gli affitti esagerati delle città universitarie.
Ci siamo seduti ad un tavolo, quello europeo, dove a brindare sono in pochi, pochissimi. Sempre gli stessi, sempre la medesima cricca avida nonostante gli accenti diversi. Per tutti gli altri sono rimasti disponibili gli scarti, le rimanenze che si danno ai poveri.
Il virus, dunque, ha avuto la forza di smascherare ciò che le parole non erano riuscite a fare fino ad allora. La pandemia ha seminato quella giusta dose di ansia e d’apprensione nei grigi palazzi di Bruxelles che ha fatto sviscerare tutte le contraddizioni di questo sistema lercio e malconcio. Ha fatto perdere la lucidità agli impavidi banchieri che, presi dalla confusione, si sono prestati a dichiarazioni darwiniane che vagamente risuonavano come affermazioni eugenetiche.

Le taglienti e insensate parole di Cristina Lagarde hanno mostrato la famelicità e l’insensibilità della Bce. Anche la retromarcia attuata da Ursula von der Leyen sembra unicamente finalizzata al mantenimento degli accordi precedentemente contratti, considerato il ruolo che l’Italia ricopre per la prossima approvazione delle nuove riforme del MES. Strumento di fondamentale importanza che non si deve compromettere per un Coronavirus qualunque, pena il suicidio finanziario. In casa nostra ci è stata concessa una manovra economica da 25 miliardi con clausole ridicole per la maggior parte dei lavoratori e degli esercenti. E ancora non sappiamo quante piccole attività saranno costrette a chiudere definitivamente per il propagarsi del virus, stavolta quello finanziario, che ormai da troppo tempo fagocita la nostra economia dall’interno.
Abbiamo concesso a Confindustria la possibilità di porsi al di sopra dello Stato, ignorando le direttive sulla chiusura dei luoghi di lavoro non strettamente necessari al fine di evitare assembramenti, obbligando cosi migliaia di lavoratori a recarsi in fabbrica, sacrificando la loro incolumità per gli interessi economici. Interessi di uno Stato che dipende direttamente da Bruxelles e che sembra non sappia fare altro se non in tandem. Saremmo però disonesti se non puntassimo il dito anche contro la classe politica nostrana. Chi si esalta a strenuo difensore della patria, come la Meloni e la sedicente destra italiana, probabilmente ha dimenticato la complicità di cui si è macchiata votando a favore del Trattato di Lisbona, della legge Fornero e del pareggio di bilancio. Chi, dall’altra parte, si identifica come difensore dei diritti dei lavoratori, come la sinistra parlamentare italiana, si è dimenticato che gran parte delle strutture ospedaliere pubbliche del Lazio sono state chiuse proprio durante la presidenza Zingaretti. E che dire dell’acclamato rappresentante delle Sardine, Bonaccini, uno dei maggiori fautori dell’autonomia differenziata in Emilia-Romagna?

Dalla destra alla sinistra, passando per un inutile centro, il discorso Unione Europea è sempre stato trattato come mezzo di propaganda. Una specie di passerella preelettorale dove incentivare, o meno, lo spirto antieuropeista o europeista degli italiani prima di spingerli alle urne. Come nei più dozzinali film comici, però, ambedue gli schieramenti si sono dimostrati, a conti fatti, due facce “identiche” per di più della medesima medaglia. La spettacolarizzazione della politica ha avuto unicamente ripercussioni sui lavoratori di ogni categoria. Dagli operai agli stagisti pagati 600 euro al mese. Il male comune è sempre lo stesso: l’Europa e l’asservimento che i politici del Bel Paese di ogni schieramento hanno giurato alla Bce.
Cosa rimarrà, dunque, dell’Europa alla fine di questa tragedia epocale? Probabilmente la consapevolezza che da Bruxelles non hanno mosso un dito senza prima fare un calcolo costi-benefici. Che da Francoforte hanno espressamente dichiarato che la salute dei mercati viene prima di quella della popolazione.
Cosa rimarrà, invece, dell’Italia? Forse solo l’amarezza di chi ci giurava amicizia sincera ma, nel frattempo, ci chiedeva qualcosa in cambio? Oppure la sensazione che nel momento del bisogno tutti ci hanno voltato le spalle tranne la famelica “dittatura” cinese corsa in nostro aiuto?


Se tanto mi dà tanto qualsiasi sostegno provenisse dall’UE dovremo restituirlo con gli interessi di sempre. Ed il ricatto potremo pagarlo con il solito metodo ovvero addebitandolo ai lavoratori e ai piccoli esercenti. Diventeremo sempre più una colonia franco-tedesca, proprio noi che con gli antichi romani avevamo conquistato un impero mondiale. E non è tutto: questa sudditanza ormai obbligata non vale solo per l’Italia. I diktat europei pensati per tornare a cresce entro il 2022, si abbatteranno come una ghigliottina sul collo di tutti i lavoratori comunitari. Per salvarci dalla lama sarebbe opportuno guardare altrove. Verso altri mercati in grado di valorizzare la nostra economia e permetterci di istaurare legami diplomatici più solidi con altri governi. L’Europa ha fallito. Il virus ha fatto venire a galla tutte le contraddizioni dell’Unione. E’ giunto il momento di dire basta. Approfittiamone.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa