DENARO A STROZZO. PERICOLO MORTALE

Più del virus uccideranno i prestiti a usura resi appetibili da interessi dapprima irrisori ma che poi finiranno per strangolare poveri disgraziati, imprenditori indebitati e commercianti ridotti in rovina. Gli avvertimenti di Nicola Gratteri possono servirci per evitare una strage economica. c

Mentre a Roma parlano di come sarà e di come andrà la ‘ndrangheta ha le idee chiare ed un programma già pianificato a tavolino: arraffare tutto ciò che si può senza guardare in faccia nessuno. Un progetto ovvio che, un po’ come il virus, ci dovevamo aspettare invece, anche in questo caso, rischiamo di arrivare a cose fatte. Mentre per il virus ci sarà un rimedio per la mafia che avanza da sempre non esiste antidoto. E le azioni di contrasto, in tempi bui come questi, si sono ridotte notevolmente con grande soddisfazione per boss e ‘ndrine, che iniziano a trarre profitto dalle disgrazie, com’è sempre accaduto. Adesso c’è la corsa all’usura. Con il 25% della popolazione che annaspa per sopravvivere a frigoriferi vuoti, c’è poco da stare allegri. Chi non ha contante e deve sfamare famiglie intere, ricorrerà ai cravattari. Non solo lavoratori in nero, disoccupati o sottoccupati, ladruncoli e piccoli truffatori, mignotte e perditempo ma anche imprenditori e piccoli esercenti che sono allo stremo delle forze. E chi si sostituisce allo Stato il mercato lo conosce bene. Come conosce bene le esigenze della gente e, in specie, di quella parte meno abbiente della popolazione che deve soddisfare le proprie necessità. I prestiti saranno fin dall’inizio a buon mercato e con interessi stracciati, poi gli interessi aumenteranno in maniera esponenziale sino a soffocare il malcapitato che dovrà ricorrere anche alla violenza se vorrà togliersi di dosso minacce e intimidazioni se non peggio. Per piccoli commercianti e imprenditori andrà ancora peggio: una volta indebitatisi sino al collo saranno costretti a cedere ristoranti, salumerie, esercizi al dettaglio e piccole aziende che i mafiosi utilizzeranno per il riciclaggio di denaro sporco tramite prestanome.

Soldi prestati a usura.

Quest’ultima iattura è già in atto. Mafia e ‘ndrangheta continuano a monetizzare le disgrazie e ci riescono benissimo. Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, lo dice da mesi ma non tutti hanno orecchie e voglia di ascoltarlo:”…Immaginiamo il settore della ristorazione – dice il magistrato in prima linea – con imprenditori che hanno ristrutturato o costruito i loro locali, si sono indebitati sperando che a partire dalla primavera avrebbero iniziato a guadagnare. Ora immagini in che condizioni sono, con le banche che non daranno soldi, visto che per avere un prestito da dieci devi avere un immobile da cento. A quel punto scatterà l’usura…”. Insomma meglio l’usuraio che la banca. Quest’ultima dà i soldi a chi già ce l’ha mentre con i primi le formalità sono ridotte a zero. I balordi del denaro a strozzo non chiedono 740 e la casa di proprietà ma ti sganciano i soldi a vista con una pacca sulla spalla. Poi annotano il tuo nome sul taccuino. E sei fottuto. Da quel momento ti ritrovi censito e inserito nel data base del malaffare a cui non sfugge nulla. Famiglia, figli, immobili, mobili e persino corredi di biancheria da portare in dote per il futuro matrimonio di tuo figlio. Se non potrai pagare il debito sempre più alto, si attaccheranno a tutto sino a quando non ti vedranno distrutto e in ginocchio. Anche allora saranno pronti a concederti una dilazione o un altro prestito ma stavolta dovrai fare ciò che ti chiedono. E non sarà una passeggiata di salute:”… Ci sono due tipi di usura – aggiunge Gratteri – quella che danno gli insegnanti o gli impiegati e quella organizzata dalla ‘ndrangheta. L’usuraio ‘ndranghetista vuole meno garanzie, perché sa che la vera garanzia è la vita del commerciante che, a sua volta, sa benissimo a chi si sta rivolgendo in quel momento. Inizialmente ci saranno interessi più bassi, anche sotto la soglia di quelli delle banche poi nell’arco di uno o due anni inizierà una lenta agonia. Il commerciante sarà sgozzato e l’obiettivo dell’usuraio mafioso non è quello di guadagnare sull’usura, ma è quello di rilevare l’attività commerciale che, attraverso un prestanome, diventerà un’azienda per fare riciclaggio… Faremmo molti passi indietro nella conquista e del controllo del territorio da parte dello Stato, se le mafie dovessero riuscire a comprare altri pezzi di imprenditoria locale…Le mafie sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere ma non fanno tutto questo solo per arricchirsi. Vogliono consenso e potere.  Pensi al lavoro nero, in questo momento gran parte degli operai vivono in nero al Sud come al Nord, soprattutto nel campo dell’agricoltura e dell’edilizia. Vengono pagati a 30 euro al giorno, ma ora questa gente in che stato di disperazione e di frustrazione può essere? Per il capo mafia, dare 30 euro al giorno per i poveri diventa oro e se ne ricorderanno quando sarà ora di votare, quindi quando i capi mafia andranno a prendere i pacchetti di voti nei quartieri, avranno vita facile perché loro riescono a dare risposte immediate… Il capo mafia si comporta e si presenta esattamente come un benefattore, un uomo generoso e buono. Cambiando l’ordine degli addendi la storia di El Chapo messicano spiega tutto: vendeva cocaina, ha ammazzato personalmente 2500 persone però poi costruiva ospedali, strade e scuole, quindi la popolazione lo vedeva come un benefattore…”.

Il caporalato tre euro l’ora.

I camion carichi di merce trafugati in questi giorni e gli assalti ai supermercati da parte di delinquenti rappresentano solo l’inizio di un fenomeno che si deve tenere sotto controllo affinchè non degeneri. Lo Stato non deve mollare la presa. Va bene tutto quello che si sta facendo per contenere la pandemia ma non si debbono togliere gli occhi dagli appalti pubblici, specie quelli nell’ambito sanitario, dai soldi inviati ai Comuni specie quelli i cui organi amministrativi sono stati sciolti, in passato, per infiltrazioni mafiose. Bisogna tenere duro e non allentare la morsa dei controlli e delle verifiche amministrative fiscali in quelle aziende già sottoposte a procedimenti fallimentari e concordati preventivi. Si deve pigiare sull’acceleratore delle attività investigative in quei settori ad alto reddito criminale come lo smaltimento e stoccaggio di rifiuti speciali, tossici e nocivi. Non si deve rallentare sulle verifiche della vendita al dettaglio di strumenti ormai diventati salvavita come mascherine, guanti e disinfettanti che farmacisti e rivenditori senza scrupoli hanno offerto ai clienti con rincari che sono arrivati anche al 500%. In buona sostanza come ascoltiamo il parere di virologi e biologi in queste tristi giornate di segregazione forzata facciamo tesoro della parole di Gratteri. Ci eviteranno di rimanere con le braghe per terra quando ritorneremo a produrre ricchezza sana:”… Siamo abituati a valutare in modo diverso la povertà – ha concluso il magistrato – si è poveri se non si riesce a comprare il telefono cellulare da 700 euro…C’è disagio perché c’è gente che vive da anni con introiti in nero adesso non ha nemmeno quei 30 euro al giorno…”.

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