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Da Nuoro ad Opera l’ultimo viaggio di Gratzianeddu

Dal 21 giugno scorso Graziano Mesina, il più famoso bandito sardo dell’ultimo mezzo secolo, non è più detenuto nella sua terra ma trasferito nel carcere milanese di Opera dove era stato anche Totò Riina. La notizia è stata diramata il 16 luglio e ha dato spunto a diverse domande: perchè Mesina è stato tradotto nel penitenziario più sorvegliato d’Italia? Si temeva un’altra fuga o che altro?

Nuoro – Per chi ha più di 50 anni il suo nome evoca il famigerato banditismo sardo e la famosa “Anonima sequestri”, per chi ne ha di meno le sue generalità dicono poco o nulla. Gratzianeddu, al secolo Graziano Mesina, 80 anni, di Orgosolo nella Barbagia, è il più famoso esponente del banditismo sardo del dopoguerra.

Gratzianeddu alle prime “armi”

Notissimo per le sue evasioni rocambolesche è salito innumerevoli volte alla ribalta delle cronache per il suo ruolo di mediatore nel sequestro di Farouk Kassam, figlio e nipote di ricchissimi imprenditori di origini indiane, e per essersi beccato l’ergastolo per cumulo di pena a causa di tre diverse condanne a 6, 8 e 24 anni di carcere, caso più unico che raro nel variegato mondo della giustizia italiana.

Considerato uno dei superlatitanti più pericolosi, con un attivo di ben 24 fughe fra evasioni riuscite e tentate, è stato catturato, si spera definitivamente, il 18 dicembre dell’anno scorso dopo la sua ultima sortita dal carcere del 2 luglio 2020.

L’uomo si era sottratto ad un provvedimento di esecuzione pena, a 24 anni di reclusione, emesso dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Cagliari. Gratzianeddu era stato catturato alle 3 di notte all’interno di un appartamento al primo piano di una palazzina di Desulo, in provincia di Nuoro, dove era ospite di una coppia di coniugi, denunciati per favoreggiamento.

Gratzianeddu alla macchia sulle montagne della sua Barbagia

A ri-mettergli le manette, alle 3 di notte, sono stati i carabinieri del Ros, coadiuvati dai colleghi del Gis, dai militari del comando provinciale di Nuoro e dai Cacciatori di Sardegna. L’ergastolano non era armato e come suo solito non ha opposto resistenza. Solo una smorfia di stizza nel suo volto, nient’altro.

L’ex primula rossa aveva già trascorso 40 anni in galera, pagando forse più di tanti altri criminali, prima di ottenere la grazia da parte dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, revocata dopo la nuova condanna definitiva.

Negli anni sul bandito di Orgosolo sono state poste diverse taglie milionarie che non sono servite alle sue diverse catture quasi sempre ad opera dell’Arma. Penultimo di undici figli di un pastore di Orgosolo, Gratzianeddu era stato arrestato per la prima volta a 14 anni, nel 1956, per porto abusivo d’armi.

Portava con sé un fucile rubato e finiva in galera a seguito di un controllo dei carabinieri. Quattro anni dopo un altro arresto, per spari in luogo pubblico, che coincideva con la prima evasione riuscita.  Nel dicembre del 1960 Gratzianeddu si rendeva responsabile di un tentato omicidio in danno di un suo zio che avrebbe tentato di impelagare i fratelli di Graziano in un brutto fatto di sangue.

Proprio la faida tra famiglie portava Mesina sul banco degli imputati quale esecutore materiale di un omicidio. A cadere sotto i suoi colpi di fucile, stavolta, Andrea Muscau, morto ammazzato nel bar “Canavedda” di Orgosolo.

Ma Graziano non evadeva soltanto per desiderio di libertà e per compiere altre imprese criminali, l’uomo era fuggito dal carcere anche per amore. Nel 1962 infatti Mesina se la dava a gambe durante un trasferimento dal penitenziario di Sassari gettandosi dal treno in corsa. La sua fuga durava solo poche ore perché il bandito veniva di nuovo catturato dopo un lungo inseguimento dai “soliti” carabinieri.

Gratzianeddu arrestato dalla Polizia Stradale

Sempre nel ’62 altra evasione, stavolta dall’ospedale di Nuoro dove era ricoverato per accertamenti clinici, veri o presunti. L’uomo, di tempra coriacea, rimaneva nascosto in un grosso tubo di cemento allocato nel cortile del nosocomio per due giorni e due notti prima di sentire scattare di nuovo le manette ai polsi.

Nel 1966 Graziano scappava dal carcere di San Sebastiano di Sassari assieme all’ex legionario spagnolo Miguel Atienza, lasciandosi cadere dal muro di cinta della casa circondariale. Pare che fosse vestito da prete per potersi confondere tra la sua gente per poi fuggire nelle campagne della sua Orgosolo che conosceva a menadito sin da piccolo.

Durante le indagini e le ricerche finirono nel mirino degli inquirenti quattro sacerdoti che, ignari di tutto, passeggiavano in paese dove venivano fermati dai carabinieri e poi rilasciati.

– prima parte –

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