Da domani stangata sul pieno: benzina e diesel di nuovo su

Scade oggi lo sconto sulle accise. E il paradosso è servito: si paga di più mentre il petrolio crolla.

Roma È l’ultimo giorno di tregua alla pompa. Oggi, venerdì 3 luglio, scade lo sconto sulle accise che per tre mesi e mezzo ha tenuto a bada i prezzi dei carburanti, e da domani – salvo proroghe dell’ultimo minuto, considerate ormai improbabili – benzina e gasolio torneranno a salire. Il conto per gli automobilisti è già scritto: circa 3 euro in più per ogni pieno, con il diesel pronto a riaffacciarsi oltre la soglia dei 2 euro al litro in autostrada. E la beffa è tutta qui: si tornerà a pagare di più proprio mentre il prezzo del petrolio sta crollando.

Il meccanismo, ormai, lo conoscono in tanti. L’ultimo decreto, quello del 6 giugno, aveva confermato uno sconto di 5 centesimi al litro su benzina e gasolio che, sommato all’Iva, valeva circa 6,1 centesimi. Da metà marzo lo Stato ha inseguito i rincari a colpi di tagli, con una sforbiciata iniziale che toccava i 24,4 centesimi, quando il Brent – l’indice mondiale del greggio – viaggiava vicino ai 120 dollari al barile e alla pompa si sfondava il muro dei due euro. Oggi lo scenario è ribaltato: il barile si aggira intorno ai 70 dollari e la verde costa circa 1,80 euro al litro, il gasolio 1,88.

A far tirare i remi in barca al governo è proprio questa discesa del petrolio, arrivata grazie alla tregua tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, il corridoio dove passa quasi un quinto del greggio mondiale. Con le tensioni in Medio Oriente che si allentano, per l’esecutivo lo sconto non ha più senso: una misura d’emergenza costata in tutto oltre 2 miliardi di euro, solo in parte coperti dall’extragettito Iva. “La bonaccia della pace ha generato un calo dei prezzi. Non è più necessario”, ha tagliato corto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Ma il paradosso è servito. Perché mentre il Brent è precipitato dai 95 dollari di inizio giugno ai 70,8 di questi giorni – un crollo del 25% – alla pompa gli italiani non hanno visto quasi nulla: nell’ultimo mese i listini si sono ridotti appena del 6%. Un ritardo che ha fatto infuriare il ministro delle Imprese Adolfo Urso, che ha convocato le compagnie petrolifere al Mimit chiedendo di adeguarsi in fretta al mercato. Adesso, con la fine dello sconto, il rincaro sarà invece immediato.

I conti li ha fatti il Codacons: da sabato fare il pieno costerà in media 3,05 euro in più. Il gasolio schizzerà a 1,94 euro al litro sulla rete ordinaria e a 2,02 euro in autostrada; la benzina salirà a 1,86 euro sulle strade e a 1,95 euro sui tratti autostradali. Le associazioni dei consumatori – da Codacons all’Unione Nazionale Consumatori, fino ad Assoutenti – chiedono a gran voce di prorogare almeno l’attuale riduzione, o meglio ancora di ridurre le accise in modo strutturale e non con misure spot legate alle guerre.

Il ministro Urso, per ora, non ha chiuso del tutto la porta a un’estensione, che resta legata all’evoluzione internazionale e al ritorno alla piena navigazione nello Stretto di Hormuz. Ma i segnali, dal governo, vanno tutti nella stessa direzione: uscire dal vortice dei tagli. Per gli automobilisti, l’estate 2026 comincia con il portafoglio più leggero.