COMPARTO TURISTICO: 350MILA LAVORATORI DIMENTICATI.

Una botta mai vista quella subita dall’indotto vacanziero e dell’ospitalità i cui lavoratori, senza contratto, sono stati abbandonati al loro triste destino. Anche i sindacati se ne sono lavati le mani.

C’è chi sta vivendo la quarantena come un momento di riposo e chi, usufruendo dello smart working, è riuscito a mantenere apparentemente normale la propria quotidianità. C’è anche chi passa ogni giorno della contenzione con grande apprensione per quello che sarà il proprio futuro lavorativo. Per quanto i decreti governativi abbiano cercato di estendere al maggior numero di categorie i bonus e le immunità, ci sono ancora troppe lacune e antinomie.

Tra le categorie meno fortunate ritroviamo in pole position quella dei lavoratori stagionali. Un fattore non secondario se commisurato a uno Stato che fa del turismo una delle sue più grandi risorse. Tra le incantevoli spiagge disseminate in tutta Italia e le bianche piste sciistiche del Nord Italia, il comparto dei soggiorni e dell’ospitalità, nel 2019, ha fatturato incassi per circa 40 miliardi. Con questi numeri l’impatto sul Pil del Bel Paese non è secondario, anzi. Un errore in questo indotto potrebbe innescare sconvolgimenti catastrofici sull’economia nazionale. Infatti le famiglie italiane che traggono esclusiva sussistenza da questo settore sono circa 500.000:

”… L’associazione di categoria nasce con l’intento di salvaguardare i diritti dei lavoratori occasionali – dice Andrea Ciampini, vicepresidente dell’ANLS, associazione nazionale Lavoratori Stagionali – il momento della gestazione di questo progetto è stato sotto il governo Renzi. Fino a quel momento i lavoratori stagionali potevano godere della disoccupazione per tutti i mesi di inattività, circa 6. Grazie ai tagli dell’ex segretario del PD la durata della disoccupazione è stata portata a 3. Da quel momento è iniziata una dura fase di lotte e di scioperi grazie alla quale, almeno per un anno, siamo riusciti ad ottenere la totalità della disoccupazione. Un grande problema sono stati i sindacati più noti che non hanno dato seguito alle nostre proteste. Difatti quando siamo stati ricevuti in Senato la maggior parte dei parlamentari ignorava totalmente la nostra situazione…”.

L’emergenza sanitaria ha aggravato ancor di più la situazione di questa categoria. Da quanto è scoppiata la pandemia il settore ha avuto un calo di circa il 300% delle prenotazioni, colpendo tutta la filiera ma, in particolare, esercenti e lavoratori. Ma c’è dell’altro:

“…Il problema vero – aggiunge Ciampini – è che molti pensano che il lavoratore stagionale sia soltanto il ragazzo universitario o l’occasionale di turno. In realtà non è così. Ci sono interi nuclei familiari che si sostengono con i redditi della stagione e che, per impossibilità logistiche, gli altri sei mesi vivono grazie alla disoccupazione. I decreti siglati da Conte in merito a questo settore sono incompleti e non riescono a tutelare tutti. All’inizio il governo si era dimenticato di noi. Tramite telefonate, mail e altre forme di comunicazione, siamo riusciti a farne tutelare una parte: gli appartenenti al settore del turismo termale. Allo stesso tempo sono rimasti escluse circa 350.000 addetti come coloro che lavorano con il commercio al dettaglio o sino ai rivenditori di frutta e verdura. A rimanere fuori dal sostegno pubblico sono stati tutti coloro i quali non hanno contratto nazionale di lavoro ma che comunque vivono dei proventi che l’indotto gli riusciva ad assicurare…”.

Lavoratori stagionli in sciopero

I lavoratori stagionali si sentono dunque abbandonati dalle istituzioni e non solo. Infatti pare che anche che Cgil, Cisl e Uil considerino poco questa categoria di lavoratori, il che non è assolutamente condivisibile:

”… Abbiamo scoperto che tra i mille emendamenti presentati al governo dalla triplice sindacale non c’è traccia di noicontinua Ciampini – tutto ciò è paradossale dato che la maggior parte degli stagionali si reca nei loro uffici per fare le domande per la disoccupazione e non certo gratis. Rimane molto amaro in bocca e un pizzico di rabbia…”

Andrea Ciampini è un fiume in piena e non nasconde che la stagione che sta per arrivare difficilmente risolleverà la situazione, al contrario potrebbe acuire ancor di più la drammatica flessione.

“…Io lavoro da quasi trent’anni in questo settore – conclude il rappresentante dell’ANLS – e non è mai capitato che a fine marzo non ci fosse nemmeno una prenotazione. Probabilmente quest’anno i turisti stranieri non si avvicineranno all’Italia. Se riusciremo a sopravvivere sarà solo grazie ai vacanzieri nostrani, se potranno uscire di casa. Ma non saranno tutte rose e fiori perché molti proprietari di strutture turistiche per sopperire alla mancanza di turisti saranno costretti a ridurre drasticamente l’organico. Dunque ci sarà un maggior numero di disoccupati. Non solo, i fortunati che riusciranno a lavorare faranno una stagione ridotta: 4 mesi invece di 6. Questa diminuzione avrà ripercussioni anche sulla disoccupazione del prossimo anno perchè calcolata sul tempo effettivo lavorato. Ci vorranno almeno due anni prima che la situazione possa tornare ad una sorta di solo apparente normalità…”

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