BRONI – AMIANTO KILLER: ANCORA LUNGA LA STRADA PER OTTENERE GIUSTIZIA

Altra Corte d'Appello proseguirà il processo contro i due amministratori della Fibronit. L'area interessata dell'Oltrepò pavese rimane la più contaminata della Lombardia e fra le più inquinate d'Italia.

Broni Giustizia negata per le oltre mille vittime dell’amianto della Fibronit. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado che aveva visto condannati a 3 anni e 8 mesi di reclusione l’ex amministratore delegato della Fibronit Michele Cardinale, 75 anni, e a 3 anni di carcere l’ex direttore di stabilimento di Broni Lorenzo Mo di 71 anni. Le pene erano state ridotte rispetto al primo grado di giudizio perché alcuni degli omicidi colposi contestati erano prescritti.

Michele Cardinale e Lorenzo Mo

Rimangono in piedi, infatti, altri omicidi colposi per i quali si procede ma alla luce della decisione degli Ermellini il processo si allungherà notevolmente anche in previsione delle restrizioni regionali per Covid che hanno di fatto rallentato anche il comparto Giustizia. I due imputati dunque verranno giudicati da altra sezione della Corte d’Appello e le motivazione di una decisione cosi forte verranno depositate entro novanta giorni.

Era il 1919 quando Fibronit realizzava la sua fabbrica in Oltrepò pavese, zona a tipica vocazione agro-silvo-pastorale. L’azienda, leader nella produzione di cemento-amianto, seconda per dimensioni in Italia solo alla Eternit, iniziava la lavorazione dell’amianto nel 1933. La fabbrica resterà attiva fino al 1993 e rappresenterà l’unica fonte di reddito per migliaia di operai, appartenenti a più generazioni, che avevano deciso di allontanarsi dalla campagna.

I lavori di bonifica della fabbrica

Broni e le zone limitrofe rappresentano attualmente l’area geografica della Lombardia con il più alto tasso di incidenza di mesotelioma pleurico, il tumore causato dall’esposizione all’amianto. Gli esperti stimano che fra la fine del 2020 e il 2025 i morti da esposizione aumenteranno in maniera esponenziale e si aggiungeranno a quel migliaio di vittime per le quali si è proceduto giudizialmente contro i vertici della società ormai chiusa da anni.

Quello di Broni è un triste primato tutto italiano minuziosamente studiato da un poll di medici specialisti che nel 2016 hanno pubblicato i risultati sulla rivista Medicina del Lavoro, grazie alla collaborazione dei ricercatori del Dipartimento di Medicina Preventiva Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano, di concerto con l’Università di Milano e quella di Firenze. La ricerca ha esaminato le diagnosi di mesotelioma maligno registrate dal 1 gennaio del 2000 al 31 dicembre del 2012 in tutta la Lombardia.

Su 4442 soggetti con diagnosi di mesotelioma maligno, 2850 erano uomini (64,2%) e 1592 donne (35,8%). L’età media al momento della diagnosi era di 70.4 anni per gli uomini e 73.8 anni per le donne. Nel 90% dei casi il tumore aveva colpito la pleura. L’incidenza su Broni, in provincia di Pavia, è risultata quella maggiore. Operai e familiari contaminati in maniera diversa si sono ammalati di tumore nella stessa misura.

I primi respirando le fibre mortali in fabbrica, i secondi lavando gli indumenti sporchi di asbesto dei congiunti che tornavano dal lavoro. Ricordando che il mesotelioma pleurico, il più diffuso, può rimanere in un incubazione anche per 20 anni e più e che una sola fibra di amianto, undicimila volte più piccola di un capello, può causare la micidiale neoplasia. Comunque stiano le cose gli avvocati della difesa si ritengono soddisfatti: ”…Un buonissimo risultato, abbiamo ottenuto tutto quello che potevamo ottenere –  ha detto l’avvocato Paolo Zambianchi, legale di fiducia di Lorenzo Moma la battaglia non è finita…”.

Ezio Bonanni

Dall’altra  parte  sconforto  e  rammarico  per  una  giustizia  lenta  e qualche volta  pasticciona e incomprensibile: ”…Non si comprende per quale motivo la Corte di Cassazione abbia annullato la sentenza di condanna dei due imputati – aggiunge l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Osservatorio nazionale Amiantoesprimo, anche per conto di Silvio Mingrino, presidente di Avani e figlio di due delle vittime, il padre dipendente Fibronit e morto per mesotelioma e la madre deceduta per la stessa malattia perché lavava le tute contaminate, il senso di disappunto. Proseguiremo la nostra battaglia in Corte di Appello a Milano per ottenere la conferma della condanna. Ci conforta, soltanto, che non ci sia stato annullamento con proscioglimento…”. Il Covid non ha fatto altro che aggravare la già drammatica situazione.

 

Ti potrebbe interessare anche —->>

SCUOLA COME IL TABACCO: NUOCE ALLA SALUTE!

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa