Capibara all’attacco: meno ore di lavoro

La proposta politica si basa sulla riduzione drastica dell’orario di lavoro a 24 ore settimanali, ovvero 4 giorni, 6 ore al giorno, ma con lo stesso stipendio.

Meno lavoro, più benessere per tutti. La nostra è una società in cui il lavoro viene venerato come un dio, che ha assunto un significato simbolico vitale e a cui, spesso, vengono immolate vite umane. Negli ultimi anni si sta diffondendo l’idea di affrancarsi dal lavoro, visti gli effetti deleteri che provoca sulla salute delle persone. Quantomeno di ridurre l’orario di lavoro.

Sui social è sorto un movimento politico e culturale che si sta diffondendo a macchia d’olio, il Partito Capibara. Il nome di derivazione latinoamericana, si riferisce a un roditore “mangiatore d’erba” o “che mangia foglie sottili“, noto per la sua natura socievole e tranquilla. E’ stato preso come simbolo per il suo approccio calmo e “zen” alla vita e utilizzato per un’estetica rilassata, post-lavorista e provocatoria. La sua proposta si basa sulla riduzione drastica dell’orario di lavoro a 24 ore settimanali (4 giorni, 6 ore al giorno).

Propone un salario minimo di 15€ netti l’ora, la gratuità dei 6 bisogni fondamentali (casa, bollette, trasporti, cibo, istruzione, sanità) e un reddito di base. Lo scopo è liberare tempo dal lavoro. Non si è di fronte ad un partito ,come quelli presenti nell’attuale agone politico, ma ad una corrente di pensiero che tramite la satira, l’atmosfera, l’anima e l’esperienza emozionale trasmesse nello spazio digitale, tenta di scardinare la struttura socio economica capitalistica, per diffondere una filosofia post-lavorista”.

Scorrendo il programma presente sul sito emerge l’eccessiva produzione di beni e servizi e che le tecnologie, come ad esempio l’automazione, possono essere usate per sottrarsi dalle catene del lavoro. Si produce più dei bisogni necessari, per questo l’immagine del capitalismo è la fretta. Nel Belpaese la ricchezza, pari a 1.000 miliardi di euro, è detenuta dall’0,1%, restando in poche mani, imprigionata e non libera tempo per la collettività.

E’ vero che ci sono state proposte per ridurre la settimana lavorativa, ma non incidono sulla struttura generale. Bisogna lavorare meno ore, con lo stesso stipendio. Non sono concetti campati in aria, partoriti da buontemponi davanti ad un boccale di birra o un bicchiere di vino. Ma principi di un progetto curato da REPA (Reti di Progettazione Aperta) un circuito di economisti e studiosi. Ma dove si trovano le risorse per mantenere il sistema?

Meno ore di lavoro ma con lo stesso stipendio

Dalla “Comprehensive Income Tax“, una sola imposta progressiva, spostando la tassazione dal lavoro ai grandi patrimoni e rendite. Inoltre viene proposta la “Global Wealth Tax” (imposta patrimoniale globale) sui grandi patrimoni personali, che colpisce le attività nette (proprietà, azioni, contanti) oltre una certa soglia, solitamente molto elevata. Oltre questa soglia, fissata a 6,6 milioni di euro, il prelievo fiscale sarebbe del 100%, utilizzato per i servizi pubblici.

Secondo quest’idea incentivando i redditi medio-bassi, la domanda interna potrebbe crescere fino a 300 miliardi annui. Se si lavora meno ore e giorni, si allenterebbe la disoccupazione, mentre le imprese investirebbero in alta tecnologia. Il tempo sottratto al lavoro verrebbe dedicato alla cura e alle relazioni. Con le morti sul lavoro, il burnout in azienda e lo stress dei trasporti, pensare ad un’alternativa a questo modello di produzione e sviluppo diventa un’urgenza se non una necessità. La sua realizzazione, con gli squali della finanza e delle multinazionali che infestano i mari della società, è molto improbabile, se non impossibile. Chi vivrà, vedrà.