In un altro tipo di riciclaggio, quello del denaro sporco, nonostante le direttive antiriciclaggio e le autorità di vigilanza, i Paesi europei sono in pole position.
Per il riciclo l’Europa ha fallito gli obiettivi prefissati. Tale metodo è una delle idee basilari per trasformare i rifiuti in risorse, riportando i materiali di scarto nelle fasi produttive per creare nuovi prodotti, riducendo così il bisogno di materie prime vergini, diminuendo il volume dei rifiuti in discarica e alleggerendo l’impatto ambientale complessivo grazie a minori consumi energetici ed emissioni.
Si tratta di chiudere il ciclo vitale dei materiali, passando da un’economia lineare (produci-usa-getta) a un’economia circolare, basata sui principi di rigenerazione, riutilizzo, riparazione, riciclo e riprogettazione dei prodotti, mirando a mantenere materiali e risorse in uso il più a lungo possibile, eliminando i rifiuti e usando energie rinnovabili, seguendo un modello “rigenerativo” che chiude il ciclo dei materiali.
Il riciclo, dunque, trasforma i rifiuti in risorse preziose, rendendo più sostenibile il nostro modo di produrre e consumare. Un’idea brillante che, però, resta al di là del cielo, come il filosofo dell’antica Grecia Platone definiva l’iperuranio, e non è stata capace di realizzarsi. Lo ha rivelato la Corte dei Conti europea in un suo report sul livello di riciclo dei rifiuti urbani e degli imballaggi dei 27 Paesi dell’Unione Europea (UE). Ebbene solo una sparuta minoranza ha realizzato gli obiettivi prefissati.
Il motivo del notevole ritardo è dovuto agli insufficienti investimenti e all’uso smodato delle discariche. Per la cronaca gli ambiziosi risultati da raggiungere erano: un’economia circolare entro il 2050, con target specifici come riciclare il 60% dei rifiuti urbani entro il 2030 e il 65% entro il 2035, ridurre lo smaltimento in discarica al massimo al 10% e ridurre gli sprechi alimentari e la plastica monouso, promuovendo riutilizzo, riparazione e design ecocompatibile per rendere i prodotti più sostenibili e meno dipendenti dalle materie prime vergini. Evidentemente le istituzioni europee hanno predicato bene ma razzolato male.
Solo 1/3 dei Paesi possono essere inseriti nella classifica dei virtuosi. Si tratta di: Austria; Belgio; Repubblica ceca; Danimarca; Germania; Italia; Lussemburgo; Paesi Bassi; Slovenia. Sorprende favorevolmente la posizione del nostro Paese, in genere sempre propenso ad essere presente in classifiche negative o ad essere richiamato per varie inadempienze dalle istituzioni dell’UE. E’ stato riscontrato un eccessivo ricorso all’uso delle discariche, ovvero quelle aree, tristemente note quando sono a cielo aperto, destinate allo smaltimento finale dei rifiuti solidi (urbani, industriali, inerti) che non possono più essere riciclati o recuperati.

La Corte dei Conti ha rilevato i troppi indugi nei progetti cofinanziati dall’UE e i costi di esercizio, ormai, incontrollabili in Paesi quali Romania, Portogallo, Polonia e Grecia. Inoltre i finanziamenti sono scarsi o non amministrati secondo i fini. Le tasse sulle discariche sono risultate troppo basse e i tributi sui rifiuti senza una reale corrispondenza coi i volumi realizzati. Infine la medesima Corte accusa la politica di controlli inefficaci se non mancanti e rimprovera la Commissione Europea (CE) di inerzia nel far rispettare le procedure di infrazione.
Quelle verificatesi nel 2008 sono partite (si fa per dire) solo nel 2024. Un passo talmente lento che una lumaca sembra un…velocista dei 100 metri piani. La nota dolente è dovuta alla fragilità di tutta la filiera del riciclo, anche laddove si opera con successo. Questa condizione può essere spiegata da una domanda non eccelsa di manufatti riciclati, soprattutto di plastica, che viene importata intatta a costi molto contenuti.
Infine poiché i costi di tutto il processo del riciclo sono abbastanza alti, anche a causa della crescita dei prezzi energetici, molti Paesi hanno desistito. Invece in un altro tipo di riciclaggio, quello del denaro sporco, malgrado un robusto quadro normativo dell’UE per contrastarlo tramite direttive antiriciclaggio e la creazione di autorità di vigilanza, i Paesi europei sembrano eccellere.