Il vil denaro allunga la vita. E non solo…

La porzione più indigente della popolazione non riesce a curarsi e cibarsi in maniera adeguata. Dunque i tassi di mortalità sono maggiori laddove dilaga la povertà.

Il cosiddetto “vil denaro”, espressione utilizzata per definire i soldi in senso dispregiativo, sottolineando la sua natura materiale, corruttiva o poco importante rispetto ai valori morali, sarà pure biasimato ma rivela la sua importanza cruciale anche sulla salute. Più se ne ha, più si vive a lungo. D’altronde senza di esso non si cantano nemmeno le messe, come recita un antico adagio popolare.

Inoltre, sempre per restare nell’ambito delle tradizioni, “fa tornare la vista anche ai ciechi” e grazie ad esso si può ottenere anche un miracolo. Ora questi concetti sono stati suffragati dalla Scienza. La Health Foundation, un’organizzazione benefica indipendente del Regno Unito sorta per migliorare la salute della popolazione e la qualità dell’assistenza sanitaria, ha diffuso un rapporto in cui è emerso che il disagio sociale equivale a 10 anni di salute.

Nell’ultimo decennio i sudditi di Sua Maestà hanno vista la loro speranza di vita ridotta di circa 2 anni. Com’è noto si tratta di un indicatore statistico che stima il numero medio di anni che una persona può aspettarsi di vivere, calcolato in base ai tassi di mortalità correnti in una determinata popolazione. In alcune zone povere l’aspettativa di vita è, addirittura, inferiore ai 55 anni.

Né può consolare la constatazione “mal comune mezzo gaudio” visto che il fenomeno è comune a molti Paesi occidentali. Nelle aree a forte degrado sociale del Regno Unito gli abitanti manifesterebbero criticità della salute 20 anni prima di quelle che vivono nelle aree più abbienti. Poiché, come capita sovente, piove sempre sul bagnato, negli ultimi anni il divario si è fatto più marcato, al punto che in mancanza di una politica sociale adeguata, il fenomeno non può che esacerbarsi.

Le fasce più indigenti della popolazione sono destinate a soccombere prima

Secondo le stime, infatti, entro il 2040 è prevedibile un incremento di gravi problemi di salute tra i cittadini in età lavorativa, con una soglia dell’80% nelle zone più indigenti. Quando si vive con le tasche vuote o col portafoglio sgonfio, anche le condizioni abitative sono disagevoli. Infatti la loro insalubrità caratterizzata da eccessiva umidità, muffe, scarsa ventilazione, presenza di inquinanti chimici, può produrre gravi patologie respiratorie.

Inoltre è un ostacolo per accedere a cure e terapie ad hoc, associate alla carenza di servizi primari. Infine non poter seguire una dieta adeguata a causa del costo eccessivo degli alimenti, mentre il “cibo spazzatura” è a buon mercato, riempie lo stomaco ma rovina la salute. Il colpo di grazia è inferto dallo smog e dalla completa assenza di spazi verdi, due aspetti peculiari delle periferie urbane più malfamate. Se i sudditi della Regina piangono, gli italiani non ridono.

La situazione è all’incirca simile. Malgrado l’aspettativa di vita nel Belpaese sia tra le più alte al mondo, esiste il solito divario Nord-Sud. Nel primo si campa più anni e meglio, nel secondo di meno e in condizioni peggiori. La disparità si manifesta anche tra i sessi, con le donne che pur vivendo di più manifestano, però, maggiori problemi di salute. Sarebbero necessari interventi trasversali e strutturali per far coesistere salute ed economia, con progetti di prevenzione e riduzione delle ineguaglianze.

Ma l’economia, finora, non ha voluto sentire ragioni, ha fatto scempio di qualsiasi altra condizione pur di soddisfare la sua avidità, come dimostrano i tanti disastri ambientali provocati dalle industrie. Vale a dire: profitto e patologia.