Il protossido d’azoto gettato nei rifiuti provoca scoppi da 100 mila euro. Sotto accusa anche le emissioni di diossina oltre i limiti.
Parona (Pv) – Non è solo una questione di numeri e fumi: la situazione del termovalorizzatore di Parona scoperchia oggi una realtà inquietante che unisce degrado sociale, fragilità industriale e rischi ambientali. Durante l’ultima Commissione Comunale di Controllo, sono emersi dettagli che dipingono un quadro ben lontano dal “tutto roseo” spesso sbandierato dal Gestore.
È emerso un fenomeno allarmante: l’esplosione di bombolette di protossido d’azoto ($N_2O$) all’interno della caldaia a griglia (Linea 3). Si tratta di canister utilizzati per il consumo ricreativo di droga (i cosiddetti “palloncini”), abbandonati in mezzo alla strada a Milano e conferiti impropriamente nei rifiuti che arrivano a Parona. “Ogni scoppio provoca danni alla griglia quantificabili in 100.000 euro tra riparazioni, fermo impianto e mancata produzione di energia”, dichiara il rappresentante della minoranza Renato Soffritti. “Siamo di fronte a una deriva sociale che si scarica direttamente sul nostro territorio: Parona diventa la destinazione finale dei residui di un disagio urbano che mette a rischio l’incolumità dei lavoratori e la tenuta stessa degli impianti.”
Mentre la Linea 3 (griglia) è vulnerabile a queste esplosioni, la Linea 2 (letto fluido) ne è immune grazie al pre-trattamento dei rifiuti. Tuttavia, la Linea 2 resta il vero “punto nero” ambientale:
Emissioni record: I dati di maggio 2026 confermano che la Linea 2 emette oltre 500 volte più diossine della Linea 3 (0,0162 ng/Nm3 contro 0,0000305 ng/Nm3).
Inutilità energetica: Nonostante bruci migliaia di tonnellate di rifiuti, la Linea 2 continuerà a non produrre energia elettrica fino a maggio 2027 a causa della turbina rotta.
Questa tecnologia (letto fluido) è la stessa dell’impianto americano di Robbins, chiuso nel 2000 dall’EPA per inquinamento e temperature inefficienti. Un modello fallimentare che Parona continua a trascinare con costi ambientali altissimi.
La cronaca giudiziaria aggrava il quadro: la Procura di Pavia ha chiesto 22 rinvii a giudizio per la morte del saldatore G. Carlin (2022) proprio sulla Linea 2. L’accusa parla di “soluzioni manutentive insufficienti” adottate dopo cedimenti strutturali già avvenuti in precedenza. “Quando oggi vediamo nuovi guasti a ripetizione, come quello al ventilatore di coda del 15 luglio, non possiamo non chiederci se siamo ancora di fronte a semplici ‘toppe’ o a interventi reali”, sottolinea la minoranza. “Il segreto istruttorio ci impedisce di entrare nel merito delle colpe, ma il dovere di controllo ci impone di pretendere garanzie sulla sicurezza che finora sono mancate.” Il giudice e le forze dell’ordine dovranno fare chiarezza su queste responsabilità.
Conclusione: un modello da superare. La storia di Parona, dalle ordinanze dell’ASL che nel 2012 vietarono il consumo di uova per la diossina fino agli scoppi da 100.000 euro di oggi, dimostra il fallimento di un sistema che favorisce l’incenerimento a ogni costo. “L’Europa e l’Italia approvano leggi sui sani principi del recupero, ma nei fatti si continua a bruciare, subendo persino i danni collaterali delle nuove tossicodipendenze metropolitane. È ora di dire basta: i cittadini meritano trasparenza e una transizione reale verso la raccolta differenziata, non un impianto fragile e costoso che inquina il nostro futuro.”