Dal boom dei nitazeni, alle indagini che mappano le rotte dei traffici nel Sahara: come cambia il mercato delle droghe.
Roma – A inizio luglio si è parlato molto del furto di 80 fiale di fentanyl custodite nella cassaforte dell’Ospedale israelitico di Roma. Il fentanyl è un potente oppioide sintetico, come droga ricreativa sul mercato nero, è responsabile di centinaia di migliaia di morti negli Stati Uniti. Questo farmaco analgesico, fino a cinquanta volte più potente dell’eroina, viene spesso utilizzato per tagliare altre droghe, aumentando il rischio di overdose.
Per affrontare la situazione, le autorità statunitensi hanno intensificato gli sforzi per interrompere il flusso di sostanze chimiche necessarie per sintetizzare il fentanyl, sostanze provenienti in gran parte dalla Cina. Persino i produttori messicani hanno iniziato a ridurre la quantità di questo oppioide nelle pillole che poi trafficano negli Stati Uniti, come ha raccontato InsightCrime.
Neanche il tempo di fronteggiare la crisi di overdose da fentanyl e sul mercato illegale è arrivata una nuova sostanza. Una categoria di oppioidi sintetici – i nitazeni – super potenti, fino a 500 volte più dell’eroina.
“Si adattano continuamente, cambiano continuamente: li chiamiamo mutaforma”, ha raccontato a Bellingcat un funzionario dell’agenzia antidroga statunitense, la Dea (Drug Enforcement Administration), riferendosi ai produttori di oppioidi sintetici. “Sono una sorta di Idra globale che cambia, si evolve e si adatta costantemente all’ambiente circostante, sfruttando appieno tutte le diverse scappatoie e vulnerabilità esistenti”.
A gennaio dell’anno scorso, la testata investigativa non-profit ha scoperto oltre mille annunci online – anche su piattaforme insospettabili, come SoundCloud – per acquistare nitazeni dalla Cina. L’inchiesta è stata condotta in collaborazione con il media estone Postimees. Proprio l’Estonia, infatti, è descritta come la frontiera della crisi legata ai nitazeni: dal 2022 al 2024 nel Paese baltico – che conta appena 1,3 milioni di abitanti – sono morte 127 persone a causa di questo oppioide super potente.
Sempre in Estonia, nel 2019, per la prima volta in Europa erano state identificate tracce di nitazeni in una partita di droga. Quell’anno la Cina aveva messo al bando, su pressione statunitense, il fentanil in tutte le sue varianti. Nel 2022, poi, un altro bando, quello sulla produzione di oppio, imposto dai talebani appena tornati al potere in Afghanistan, aveva ridotto la materia prima per la produzione di eroina. In questo contesto di carenza di oppioidi, sintetici e naturali, hanno fatto la propria comparsa sul mercato i nitazeni, sostanze mai approvate come farmaci perché letali già a piccolissime dosi. Oggi i nitazeni sono diffusi in quasi tutti i 50 Stati Uniti. Le morti per overdose sono aumentate in quattro anni da 27 a 409.
Ad essere particolarmente colpito è l’Ohio, nel Midwest, come racconta l’inchiesta della testata locale Signal Ohio. Fra le vittime, c’è la 29enne Ashley Delgado, trovata morta in una strada senza uscita a Cleveland, con addosso una bustina di carta contenente polvere di vari tipi di nitazeni. Veniva da una storia di abuso di sostanze dopo che, per un infortunio alla gamba, le era stato prescritto l’OxyContin: l’antidolorifico prodotto dalla casa farmaceutica Mundipharma, considerato una delle cause scatenanti della crisi di overdose da oppioidi.
Spazi immensi e difficilmente accessibili come quelli del deserto del Sahara ben si prestano per essere scandagliati attraverso l’occhio dei satelliti. È quello che hanno fatto i giornalisti e i ricercatori autori dell’inchiesta Inside the Secret Network Fueling Sudan’s War, realizzata da Evident insieme a Lighthouse Reports, Sudan War Monitor.

L’inchiesta ricostruisce quella che gli autori definiscono la principale rete logistica a sostegno delle Rapid Support Forces (RSF) impegnata nel conflitto sudanese. Secondo il lavoro investigativo, la Libia orientale controllata dal generale Khalifa Haftar sarebbe diventata il corridoio attraverso cui armi, carburante, mezzi e combattenti raggiungono il Sudan. Attraverso testimonianze di disertori, sopralluoghi e analisi satellitari, i giornalisti hanno identificato quattro campi di addestramento delle RSF in territorio libico, mai documentati pubblicamente, tra cui il cosiddetto Camp 17, dove i miliziani avrebbero ricevuto addestramento all’impiego di droni, armi pesanti e sistemi anticarro.
Particolarmente interessante è la metodologia utilizzata. Oltre ad analizzare migliaia di video pubblicati su TikTok, Facebook e Telegram, grazie a immagini commerciali ad alta risoluzione e a un flusso di elaborazione sviluppato sui dati open di Sentinel-2, i ricercatori sono riusciti a monitorare l’evoluzione delle piste nel deserto del Sahara, seguendo la comparsa di nuovi tracciati e comprendendo come le rotte utilizzate per il traffico di uomini e materiali si siano modificate nel tempo per adattarsi alle condizioni sul terreno e sfuggire ai controlli.
Le analisi satellitari hanno guidato anche il lavoro sul campo, permettendo di individuare basi, checkpoint e punti di raccolta lungo il confine tra Libia e Sudan. Un esempio efficace di come il remote sensing non serva soltanto a documentare ciò che è già noto, ma possa orientare e rafforzare l’intera attività investigativa.