Più ti spezzi la schiena e meno pane porti a casa

Visto il magro bilancio il 38% delle famiglie con figli non può investire risorse per istruzione e sport, percentuale che arriva al 66,5% per chi ha retribuzioni ancora più esigue.

Si sgobba di più ma si guadagna di meno. Si è sempre pensato che nelle economie di mercato la crescita delle ore lavorate avrebbe prodotto più redditività. Ora pare che più si sgobba, meno si guadagna. Almeno secondo il Visto il magro bilancio il 38% delle famiglie con figli non può investire risorse per istruzione e sport, percentuale che arriva al 66,5% per chi ha retribuzioni ancora più esigue., l’Istituto di Ricerche Educative e Formative delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani. E’ uno studio su circa 4 milioni di 730 relativi a 6 anni fiscali, dal 2020 al 2025.

E’ emerso che il 51% dei contribuenti si sono visti erodere il potere d’acquisto di salari e stipendi per l’inflazione pari al 18%, che nel periodo considerato si è comportata come una perfetta sanguisuga. Gli effetti più gravi sono stati per chi ha la casa in affitto il cui reddito è minore del 23% rispetto ai possessori di immobili. Tra gli affittuari, inoltre, è maggiore la precarietà del lavoro.

Visto il magro bilancio il 38% delle famiglie con figli non può investire risorse per istruzione e sport, percentuale che arriva al 66,5% per chi ha retribuzioni ancora più esigue. Per un periodo, dal boom economico fino agli anni ’80, il tratto caratteristico della realtà socio-economica del Belpaese, è stato IL cosiddettO “ascensore sociale”, ovvero la possibilità di migliorare la propria condizione di partenza. Oggi, invece, l’ascensore si è bloccato al piano terra, se non nei sotterranei.

Infatti il 66,1% di chi nel 2020 era nella fascia più bassa di reddito, nel 2025 è ancora nello stesso posto. Ed è pure fortunato perché c’è, persino, chi è precipitato nei bassifondi! Questa sorta di “immobilismo sociale” è legata ad un’altra anomalia del mercato del lavoro. Ossia il 23% dipende da più lavori, ma le retribuzioni sono, comunque, inferiori rispetto a chi ha un lavoro stabile, con uno scarto oltre i 10 mila euro all’anno, che non sono proprio noccioline.

Secondo gli autori del report urgono interventi pubblici a lungo termine, finalizzati a modificare in modo duraturo il funzionamento, le regole e la composizione del mercato del lavoro. Dunque abbandonando quelli congiunturali orientati alle emergenze immediate. Inoltre edilizia residenziale sociale, affitti calmierati, soprattutto per i giovani, precari e single.

Più si lavora e meno si guadagna

Le ingenti risorse investite in armamenti sono sottratte ad una vera politica sociale, a favore del lavoro, sanità, welfare, scuola e casa. Anche perché le urgenze del nostro Paese, come emerge dal report, non sono certo le armi da guerra, che sono in netto contrasto con le reali esigenze della popolazione. A questa analisi si è aggiunta una nota dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), una rete nata nel 2016 per promuovere l’attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU in Italia. Com’è noto si tratta di un programma d’azione globale sottoscritto nel 2015 dai 193 Paesi.

L’ASviS ritiene che la crescita delle disparità sociali rappresenta la causa di una stagnante crescita economica più che l’effetto. La crisi energetica, a causa del conflitto in l’Iran, inasprirà la crisi economica e la relativa inflazione i cui effetti saranno deleteri per i redditi bassi. E chi altri se no? Lo sviluppo delle fonti rinnovabili farebbe calare i costi energetici con vantaggi per imprese e famiglie.

Inoltre saremmo meno condizionati dalle crisi internazionali e più autonomi nelle decisioni politiche. Invece si continua a perseverare e a seguire l’agenda politica dettata da una ristretta élite, a tutto svantaggio delle collettività.