Il rapporto “Survey Teen 2024” svela come gli adolescenti interpretano le dinamiche di potere e di controllo in una relazione affettiva.
Roma – Poveri ragazzi, non sanno distinguere la violenza in un rapporto sentimentale! La cronaca degli ultimi tempi ha evidenziato alcune peculiarità dei recenti femminicidi, ossia che l’autore era un giovanissimo. Clamoroso è stato il caso della giovanissima Aurora, 13 anni, che è stata spinta giù dall’8° piano di casa a Piacenza. Da quello che è emerso dalle indagini, quasi sicuramente l’assassino è stato l’ex fidanzato, 15 anni. Già a quell’età parlare di relazione sembra spropositato; comunque, c’erano tutti i requisiti di una relazione malata, fatta di tormenti, vessazioni, angherie, violenza, tipiche di chi confonde l’amore col possesso e il rispetto col controllo.
Il 28 ottobre, a Milano, è stato presentato il rapporto “Survey Teen 2024”, uno studio sugli adolescenti per comprendere come essi interpretano le dinamiche di potere e di controllo all’interno di una relazione affettiva, a cura della Fondazione Libellula, che promuove la cultura e la bellezza per prevenire e contrastare ogni forma di violenza sulle donne e di discriminazione di genere. I dati sono preoccupanti: un ragazzo su tre è stato vittima di violenza e uno su cinque non è in grado di distinguerla in un rapporto di coppia. I giovani oggetto di studio, appartenenti alla fascia d’età 14-19 anni, hanno evidenziato una forte carenza della cultura del consenso, che invece è la “conditio sine qua non” per evitare la violenza di genere.

È preoccupante come questa mentalità abbia attecchito tra gli adolescenti, di cui il 20-25% ritiene che toccare, baciare, diffondere dettagli intimi senza il consenso dell’altra persona non è violenza. Così come non lo è riferire ad altri particolari privati senza che la partner ne sia a conoscenza. Sono completamente sprovvisti di strumenti per capire la differenza tra amore e gelosia, tra rispetto e controllo morboso. Decisive sono i rapporti vissuti in famiglia, che incidono molto sull’educazione affettiva dei giovani. Appare evidente che i ragazzi abbiano assimilato quella cultura retrograda e machista, rappresentata da un 40% di uomini che, ancora oggi, affermano che se “le donne subiscono violenza, se la sono cercata” secondo l’ultima rilevazione Istat sui pregiudizi di genere e come viene vista socialmente la violenza.
L’aspetto che desta più scalpore è il controllo sul partner. Benedetti ragazzi, a quella età deve primeggiare la visione ludica della vita, la gioia, il gioco, soprattutto nei primi approcci amorosi! Viene considerato consueto ostacolare nuove forme di amicizie, imporre i propri gusti nel vestire, geolocalizzarsi. Queste ossessioni vengono viste come forme di mostrare attenzioni verso l’amata, perché si è innamorati. I fatti raccontano altro, ossia che si tratta di segnali d’allarme preoccupanti, da cui scaturiscono poi quei deleteri effetti che avvelenano il rapporto. Queste manifestazioni sono già evidenti dai primi appuntamenti, in cui vengono espressi tratti decisamente aggressivi, se non violenti.

Infine, un adolescente su tre ha subito violenza di genere, oltre ad aver sentito dei rilievi denigratori sul proprio corpo. Ci troviamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale, che non pare sia avvertita come tale, se la cronaca continua, implacabile, ad allungare il macabro elenco delle vittime. È chiaro che bisogna partire dalla scuola, in cui l’educazione sessuale e affettiva venga considerata fondamentale per la formazione di individui coscienti. Invece, le istituzioni, dopo il cordoglio e la retorica, che scorrono a fiumi a ogni delitto, si sono distinte finora per inerzia!