VIA LE LISCHE, SARDINE

Le sardine promulgano i loro punti. Sembrano più adatti a una frittura di pesce che ad un programma politico.

Lasciamo perdere che si era detto che nessuno si sarebbe differenziato dagli altri, mentre il buon Santori ha parlato sopra un palco e ha impedito a tutti gli altri di salirci. Lasciamo perdere che Libero prosegue, in una campagna decisamente faziosa, a raccontare le varie vicinanze tra il leader delle Sardine e Romano Prodi (che poi i riscontri reali ci sarebbero anche, ma finché lo scrive Libero si fa fatica a crederci). Lasciamo perdere i sussurri, prendiamo i dati. Concetti chiari e tondi, a detta degli organizzatori.

1. “Chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare”. 2. “Chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali”.

Un meraviglioso programma non politico, che condannerebbe all’inesistenza chiunque ci si cimentasse. I politici di governo imbavagliati e relegati al dovere d’ufficio, l’opposizione libera. Ai tempi dei social, oggi. Nessuna considerazione per l’elementare dato che chi raccoglie i voti deve presidiare il territorio che quel voto ha conferito: una visione imbarazzante e brutale della democrazia, politicamente corretta e cordiale fino alla nausea. Sostanzialmente un manuale di istruzioni su come perdere le prossime elezioni.

3. “Serve trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network”.

Vero. E come si fa? Detta così sa di purga, di limitazione della libertà di espressione. La trasparenza è giusta, serve drammaticamente la lotta alle fake news, che stanno inquinando la nostra politica. Ma, all’evidenza, non può bastare dire “trasparenza”. Come si coniuga la libertà di espressione con la necessità di evitare dati falsi? Quanti convegni al riguardo avete evitato per potervi ritrovare in piazza (molto più comodo) a recriminare sul nulla? Serve una modalità, non basta un’enunciazione. Insisto: che siate partito o un non partito, come si realizza, in pratica, la trasparenza della politica sui social, al di là delle enunciazioni di principio? Non con la censura, vero?

4. “ll mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti”.

L’ho riletta tre volte e non mi è ancora chiara. Si, sul fatto che il mondo dell’opinione pubblica debba sforzarsi di evitare di marciare sulle notizie false siamo ovviamente d’accordo. Però anche sulla circostanza che la libertà di opinione e di stampa siano valori costituzionalmente garantiti dovremmo essere d’accordo. Le Sardine arrivano a difendere i fondamentali della libertà e poi restringono la libertà di espressione? Davvero è questo il futuro?

5. La violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica.

Sarebbe un mondo terrificante se passasse questo principio. Giusto ieri un paio di persone hanno commentato la mia “predica” insultando (i social permettono questo e altro). Immagino servirebbe loro un indefinito periodo di carcere, a giudicare dal principio appena enucleato. Ve lo posso confessare che preferisco ancora essere chiamato insultato da gente libera, che vedere reclusa la stessa per il solo fatto di non essere d’accordo con ciò che scrivo? Dovrebbe valere sempre.

Insomma, Sardine: la montagna e il topolino. Questa la cronaca.

E’ passato di recente al cinema l’ultimo capolavoro di Polanski. A un certo punto Emile Zola avrebbe affermato: “tu non lo puoi dire, io si”. Questo è il giornalismo che intendo. Quello che dice le cose come stanno. Non pretendiamo di divenire subito “L’aurore” di Zola, ma, quantomeno, vorremmo provare a essere seri. Anche a commuoverci, quando il giornalismo travalica gli ambiti della semplice narrazione, ma senza mai scadere nel buonismo.

La limitazione della libertà di stampa non ci apparterrà. Mai. A qualsiasi longitudine o latitudine sardine o ipotetici altri pesci vorranno provare a commissionarla. Hic manebimus optime.

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