Vannacci nel mirino di Bruxelles

Il Ppe italiano si smarca da Lega e Fratelli d’Italia sull’indagine Ue contro il gruppo dell’estrema destra europea, mentre l’ex generale parla di “processo politico”.

Non capita spesso che un pezzo della maggioranza italiana voti a Strasburgo contro un alleato di governo, ma è quanto accaduto quando l’Eurocamera ha deciso di verificare se il partito Europa delle Nazioni Sovrane rispetti i valori fondamentali dell’Unione. Forza Italia, seguendo la linea del Partito popolare europeo, ha votato a favore dell’indagine, mentre Fratelli d’Italia e Lega, rispettivamente nei gruppi dei Conservatori e dei Patrioti, si sono schierate dalla parte opposta, a difesa di Esn.

Ne è nato uno strappo evidente all’interno del centrodestra italiano, con Forza Italia che si è trovata a votare insieme al Partito Democratico, al Movimento 5 Stelle e all’Alleanza Verdi e Sinistra: uno schieramento che ha riunito, oltre ai popolari, anche socialisti, Renew, verdi e The Left.

A motivare la scelta di Forza Italia sono stati episodi precisi legati a esponenti del gruppo di cui fa parte, in Italia, il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, unico eurodeputato del Paese ad aderire a Esn. Nella nota diffusa dagli azzurri si citano il parlamentare olandese Thierry Baudet, che ha parlato apertamente di una “remigrazione di massa” per preservare un’Europa a maggioranza bianca, il deputato tedesco dell’AfD Matthias Helferich, che si è definito il volto amichevole dei nazisti, il collega di partito Stefan Protschka, accusato di aver deriso la memoria di Anna Frank, e Björn Höcke, leader dell’AfD in Turingia, secondo cui la Germania dovrebbe smettere di vergognarsi del proprio passato nazista. Il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi è arrivato ad accusare Vannacci di accompagnarsi a chi nega la Shoah, ribadendo che i popolari europei hanno sempre respinto sia il nazismo sia il comunismo.

Vannacci ha reagito duramente, bollando il voto come un atto politico senza alcun valore giudiziario: in un’intervista a La Stampa ha sostenuto che non esistano né un giudice né un tribunale né un reato riconoscibile, e ha parlato di un’Unione europea sempre più autoreferenziale.

Dal punto di vista procedurale, il voto di Strasburgo, arrivato a scrutinio segreto con 414 sì, 224 no e 18 astenuti, non stabilisce alcuna colpevolezza, ma autorizza l’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee ad avviare gli accertamenti previsti dal regolamento comunitario su registrazione e finanziamento dei partiti continentali.

La procedura era scattata dopo che la stessa Autorità aveva segnalato a Parlamento, Consiglio e Commissione elementi che facevano dubitare della conformità di Esn ai principi Ue, lasciando alle tre istituzioni sessanta giorni per decidere se chiedere una verifica formale. Se al termine dell’istruttoria venissero accertate violazioni dei valori fondanti dell’Unione, democrazia, Stato di diritto, rispetto dei diritti umani, Esn rischierebbe la cancellazione dal registro dei partiti europei e la perdita di circa due milioni di euro di finanziamenti, su un totale di 46 milioni distribuiti ogni anno dal Parlamento Ue a tutte le formazioni politiche continentali.