Il leader della Lega chiude a qualsiasi alleanza con il generale di Futuro Nazionale e punta tutto sulle politiche del 2027.
Ravenna – Dal palco di Nexus, la tre giorni dei giovani leghisti a Milano Marittima, Matteo Salvini ha regolato i conti con Roberto Vannacci, liquidando definitivamente ogni ipotesi di collaborazione futura. Non una rottura politica ordinaria, ma qualcosa di più viscerale: una delusione umana, ha precisato, che pesa più di qualsiasi divergenza programmatica.
Il giorno prima, al Palacongressi di Rimini durante ExpoAid 2026, il segretario aveva già mostrato un atteggiamento apparentemente distaccato, dicendosi indifferente all’andamento dei sondaggi e osservatore tranquillo delle mosse del generale. A Milano Marittima il registro è diventato più duro. Salvini ha rimproverato a Vannacci di aver tradito la parola data dopo che la Lega gli aveva aperto le porte di casa, sottolineando come quella marcia indietro bruciasse ancora di più venendo da un uomo in divisa, cresciuto nel culto dell’onore e della lealtà. Il messaggio finale è stato inequivocabile: chi lo ha ingannato una volta non avrà una seconda occasione.
Vannacci ha replicato respingendo ogni addebito. Ha rivendicato di aver contribuito con un bagaglio elettorale importante e ha descritto il periodo trascorso nella Lega come un’esperienza formativa, senza sentirsi in debito con nessuno. Le due versioni restano inconciliabili.
Salvini ha poi invitato i giovani in platea a tenere le distanze dal vocabolario di Futuro Nazionale, bollando il termine “camerati” come un residuo storico da archiviare, estraneo alla cultura e al tono che vuole imprimere al suo partito. Sul fronte delle alleanze, ha confermato che alle prossime politiche la Lega si presenterà con la coalizione di governo attuale, escludendo esplicitamente Vannacci: chi considera il Carroccio un partito fallito adesso, ha ragionato, difficilmente cambierà valutazione nel giro di un anno.
Il segretario ha anche rivendicato il profilo concreto della sua azione di governo, contrapponendo chi si limita a parlare di immigrazione e sicurezza a chi, come lui, ha rischiato anni di carcere per bloccare gli sbarchi. Ha poi delineato la sua visione della campagna elettorale del 2027: non una corsa solitaria, ma una mobilitazione collettiva che dovrà coinvolgere governatori, sindaci e tutta la classe dirigente del partito, con l’obiettivo di superare il dieci per cento indipendentemente dalla legge elettorale in vigore.
Sul proprio futuro, Salvini ha escluso qualsiasi passo indietro dalla guida del Carroccio, ricordando che i militanti gli hanno rinnovato il mandato per quattro anni e che intende onorarli fino in fondo. In caso di vittoria del centrodestra, ambisce a tornare al Viminale, pronto a servire il governo con la stessa lealtà che ha sempre dichiarato all’attuale presidente del Consiglio.