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Va a sentenza il don che adescava con regali

Ancora una squallida vicenda di rapporti fra sacerdoti e giovanissimi parrocchiani. Chiusa l’istruttoria dibattimentale don Gianfranco Roncone attende il verdetto. Pare che abbia irretito ragazzini provenienti dall’Est europeo e dall’Africa con soldi e regali.

Presenzano – Si è chiusa a fine anno l’istruttoria dibattimentale a carico di don Gianfranco Roncone, 53 anni di Sparanise, ex parroco di Presenzano in provincia di Caserta, accusato di abusi sessuali su minori, induzione in concorso alla prostituzione minorile e possesso di materiale pedopornografico. Il prete, innocente sino ad eventuale condanna definitiva, respinge al mittente le accuse più gravi ma si vedrà in sentenza quanta verità o menzogna c’è stata nelle sue affermazioni di parziale estraneità ai fatti.

Don Gianfranco Roncone

Diversi i testimoni lo difendono e gli attribuiscono doti di serietà e moralità. L’avvio delle indagini sulla squallida vicenda risale alla notte del 14 di agosto del 2020 quando una pattuglia di carabinieri della Compagnia di Capua avrebbe sorpreso il parroco, al volante della sua Mazda 2, in compagnia di due ragazzi di 16 e 18 anni in una zona buia e appartata in prossimità del cimitero di Vairano Patenora, a dieci minuti da Presenzano. I militari identificavano i due giovani, residenti in paese e assidui frequentatori della chiesa di San Nicola dove officiava il prete, e scoprivano nel cellulare di uno di loro numerosi messaggi fra il ragazzo e il parroco dal contenuto inequivocabile.

Una volta aperta l’inchiesta i militari passavano al setaccio la vita privata del prelato i cui gusti sessuali pare fossero rivolti, in larga parte, ai ragazzini provenienti dall’Est europeo e dall’Africa. Con diversi di questi il sacerdote avrebbe consumato rapporti sessuali in strutture turistiche di Napoli o B&B della zona oppure nei cinema dove si proiettavano pellicole a luci rosse. L’inchiesta della Procura di Napoli rivelava anche un sistema di regalie messo a punto dal prete che si “prendeva cura” dei suoi ragazzi donando loro soldi od altri presenti a fronte delle loro “particolari attenzioni”.

Il cimitero di Vairano dove il sacerdote si sarebeb trovato in compagnia di due ragazzi

Le presunte prove di questo riprovevole e scandaloso “do ut des” sarebbero state scoperte negli hard-disk di cellulari e Pc in uso al sacerdote nei quali pare fossero registrati anche file pedopornografici nonché altri rivoltanti video a sfondo erotico. Fra le altre sconvolgenti, presunte responsabilità del parroco gli inquirenti avrebbero scoperto una violenza sessuale in danno di un minore e culminata con la palpazione del suo fondoschiena. Il padre del giovanissimo pare avesse affidato il ragazzo a Don Roncone affinché gli trovasse un lavoro:

” Non c’è stato alcun contatto fisico – ha detto in aula l’imputatoio non l’ho mai toccato. Era un giovanissimo dell’Azione Cattolica che veniva in chiesa ma non avevo alcuna attenzione per lui”.

I carabinieri che hanno svolto le indagini

Nel corso dell’ultima udienza dell’ottobre scorso, celebrata dinanzi alla prima sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere in composizione collegiale e presieduta dal giudice Giovanni Caparco, l’ex parroco è apparso molto provato psicologicamente. Don Roncone ha risposto alle domande del pubblico ministero Alberico D’Albenzio chiarendo che non si trattava di palpeggiamento sui glutei ai danni di un minore all’interno della canonica. Il sacerdote ha poi chiarito che la sua era stata solo una relazione di breve durata, appena 15 giorni di passione, con uno dei due ragazzi identificati dai carabinieri nella notte del 14 agosto 2020 in una zona fuori mano:

”Era maggiorenne quando iniziai a frequentarlo – ha aggiunto il prete – lo conoscevo da molto prima e frequentavo la sua abitazione poiché conoscevo il padre e spesso aiutavo quella famiglia. Lo scambio di numeri di telefono tra noi avvenne proprio perché il padre, raggiunta la maggiore età, mi chiese un aiuto per trovare lavoro al figlio”.

Di contro diversi testimoni hanno difeso a spada tratta l’ex parroco di San Nicola:

La parrocchia di San Nicola

Don Roncone aveva buoni rapporti con la comunità – hanno riferito in coro la perpetua, Carlo Sarnelli, presidente dell’Azione Cattolica, ed un educatore – alle riunioni dell’azione cattolica passava solo per un saluto…I ragazzi non erano mai lasciati da soli e con loro c’erano sempre gli educatori. Non aveva nessun atteggiamento ambiguo con loro“.

All’epoca dei fatti il prete, difeso dagli avvocati Renato Jappelli e Dario Mancino, era stato ristretto ai domiciliari mentre la Curia casertana lo aveva sospeso dalle sue funzioni.

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