UNICA AL MONDO: A GELA LA PRIMA CENTRALE ELETTRICA A MOTO ONDOSO

Funzionerà a basso impatto ambientale, dicono i progettisti, ma pare non sia stato fatto alcuna verifica sul pericolo che potrebbe cagionare all’ecosistema marino

Tra presente, futuro ed immaginario, ecco che una nuova imposta si aggira tra di noi sotto mentite spoglie, per un servizio forse a futura memoria (o che, addirittura, non vedrà mai la luce) e che, in ogni caso, bisognerà pagare anticipatamente, come i tanti balzelli che affliggono la vita del cittadino comune.

Cerchiamo di comprendere meglio.

Quando si sente parlare di moto ondoso, l’ignaro utente è portato a pensare a pericolosi eventi che possono essere causati dall’unione di acqua e di vento. Già il pensiero intimorisce e spaventa, lasciando immaginare possibili danni alle persone e alle cose, che possono essere causati dalle perturbazioni delle onde marine.

I bollettini meteorologici trattano la questione del moto ondoso per indicare il livello di perturbazione delle onde, capace di generare burrasca o forte vento. Questa informazione, però, genera il più delle volte un allarme sociale.

Nessuno, invece, quando sente parlare di conversione dell’energia delle onde del mare, si chiede se questa possa costituire un beneficio per la collettività o un danno biologico ancora tutto da sperimentare. Certamente questa realtà non è ancora diffusa in Italia e nel mondo, ma è pur sempre un tentativo che si deve coniugare con il rispetto della natura, salvaguardando gli equilibri esistenti, già parecchio compromessi.

Sino ad oggi gli impianti di energia rinnovabile sono ancora limitati e la rete elettrica può gestire con relativa facilità queste fonti di energia intermittente, senza incorrere in problemi di instabilità o di blackout.

E’ chiaro che quando si parla di sorgenti intermittenti è proprio perché esse sono dipendenti dalla natura (tutte le fonti di energia rinnovabile lo sono): lo è l’energia eolica, quella solare ed anche quella delle onde del mare. Basti pensare, ad esempio, al caso dell’energia solare, che risulta inefficace in una giornata nuvolosa. Certamente, in questi casi, la funzionalità ad intermittenza, subordinata agli eventi naturali, rappresenta un difetto, ma se si considera che non sono richiesti carburanti, di per sé inquinanti, tale difetto è già controbilanciato da un vantaggio notevole.

Al contrario, le fonti stabili richiedono controlli e costi minori: infatti nei bacini idrodinamici (peraltro unica fonte rinnovabile stabile sfruttata) è possibile controllare un eventuale accumulo energetico.

Ciò considerato, va detto che l’aspetto più stupefacente dell’energia per moto ondoso è che essa si presenta quasi come una scoperta dell’ultima ora. La realtà, però non è questa: già negli anni settanta è cominciato lo sfruttamento delle onde e da allora si sono realizzati diversi dispositivi per la conversione dell’energia.

La conoscenza dell’ecosistema marino, purtroppo, è molto bassa rispetto a quella dell’ecosistema terrestre e l’impatto delle attività umane non sempre si può verificare rapidamente.

L’energia del moto ondoso rappresenta ancora oggi un campo inesplorato: infatti sono pochissimi i progetti posti in essere per verificare questo potenziale energetico.

ENI ha installato la prima centrale pilota a Gela, integrata in un sistema unico al mondo, che nel 2020 prenderà il via, di modo che nel 2021 entri nella fase di sviluppo.

Numerosi sono gli impianti sperimentali ma, comunque, poche risultano le realtà che nel mondo utilizzano l’energia del mare per fini commerciali.

E’ peraltro necessario verificare per tempo se gli impianti collocati sulla costa possano rivelarsi eccessivamente pericolosi a livello ambientale e se quelli posti al largo possano invece intaccare la biodiversità marina, la navigazione e perfino la pesca.

Prima di ogni proclama sull’elevato potenziale energetico che l’energia marina possiede, quindi, bisogna verificare, con attenzione e senza demagogia politica e presunzione scientifica, quale sia l’impatto ambientale che si determinerebbe con l’installazione degli impianti su scala industriale.

Per esempio, la corrosività dell’acqua marina potrebbe provocare danni ingenti ai macchinari installati, se non si intervenisse efficacemente; il medesimo discorso potrebbe anche farsi per la fauna e la flora, che potrebbero subire danni difficilmente recuperabili.

Tante sono le incertezze per il futuro dell’energia rinnovabile del moto ondoso e molti altri dubbi affollano la mente dei tanti sognatori, che, nonostante tutto, ancora sperano in un futuro migliore e più green.

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa