UNA CERTA POLITICA INQUINA PIU’ DELLO SMOG

Numerose città italiane sono alle prese con una serie di provvedimenti amministrativi che limitano le possibilità di circolazione delle auto.

L’inquinamento ambientale indica una priorità assoluta ormai improrogabile. Il fatto che in generale sia necessaria la collaborazione attiva della cittadinanza per la costruzione di un paese migliore è fuor di dubbio. Tuttavia capita troppo di frequente che siano i cittadini a pagare i ritardi dell’attività di gestione della cosa pubblica.

La res publica appartiene alla collettività, che dovrebbe godere dei servizi erogati, eppure il servizio di trasporto pubblico italiano non risulta pienamente efficiente, ma soprattutto non è dotato di automezzi moderni con emissioni nocive ridotte. Si potrebbe fare molto per incentivare un traffico veicolare green, improntato a proteggere il cosiddetto capitale umano e ridurre la creazione di polveri sottili.

Le politiche economiche adottate finora, seppur attente al fattore ambientale, non risultano idonee a conseguire gli obiettivi programmatici. Le risorse messe a disposizione per lo svecchiamento del parco auto circolante, per esempio, appaiono esigue e incentivano principalmente modelli di vetture completamente elettriche, i cui costi elevatissimi sono fuori dalla portata del cittadino dal reddito medio e basso.

Andando oltre il duello puramente mediatico Trump vs Thunberg, rimane costante la necessità di incrementare la qualità dell’aria nelle nostre città, anche in riferimento alle recenti evidenze scientifiche che dimostrano una correlazione significativa tra smog e tumori. Occorre rivedere le misure del blocco del traffico e promuovere, a prescindere dalla bandiera politica, attività politico-amministrative volte alla reale tutela dell’ambiente e al coinvolgimento attivo della popolazione locale.

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