UNA BIMBA CHIEDE GIUSTIZIA

I genitori di Sophie non mollano e continueranno a difendere i sacrosanti diritti di una bambina entrata a scuola con le sue gambe e uscita per correre al pronto soccorso. E’ impossibile che nessuno abbia responsabilità

Un mese di interventi, sette con anestesia totale, tre a carne viva, due mesi a casa a rischio setticemia e infine la beffa: nessuno è colpevole. Floriana e Luciano non si danno pace e continuano a chiedere giustizia per Sophie, la loro bimba affetta da sindrome dello spettro autistico che il 20 febbraio del 2019, all’età di 6 anni, aveva subito gravissime ustioni agli arti inferiori e ai glutei dopo essersi seduta sul water della scuola materna che frequentava.

Abbiamo parlato della triste vicenda di Sophie in un precedente articolo che scatenava le più disparate reazioni e un prorompente sentimento di indignazione per la decisione del Gip, che ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero di Ragusa. In campo, a fianco dei genitori di Sophie, sono scesi Federautismi Sicilia, coordinamento di associazioni che si occupano di autismo, e la Stele di Rosetta, associazione che opera nel ragusano e rappresentata da Emanuela Russo, ideatrice dello Sportello Autismo, una pagina Facebook finalizzata a informare e sensibilizzare la comunità sull’argomento.

I genitori della piccola Sophie.

“…Una bambina con autismo non verbale – si legge in una nota congiunta delle due associazioni – una mattina come tante altre viene accompagnata a scuola e affidata dai suoi genitori al personale scolastico che la prende in consegna, gestisce i ritmi della didattica, coordina le attività delle autonomie personali e per tutto l’orario scolastico affianca, accudisce e custodisce la bambina. Ma quella mattina qualcosa spezza la routine scolastica e nonostante la presenza dell’insegnante di sostegno la piccola Sophie entra a scuola sana e ne esce con ustioni di secondo e terzo gradoLa scuola è il luogo presso cui le ormai innumerevoli famiglie di bambini disabili, soprattutto con disturbi dello spettro autistico, affidano al personale docente ciò che si ha di più caro al mondo, ciò che va protetto oltre ogni misura, ciò che va custodito con delicatezza e sensibilità e che spesso ci vede funamboli su fragili equilibri di cui l’autismo è navigato disturbatore. Noi affidiamo alla scuola i nostri figli che non sono verbali e quindi non sapremo mai per bocca loro cosa sia o non sia accaduto tra i banchi, nei corridoi o dentro i bagni.  Non possiamo far altro che fidarci e lo facciamo per il bene dei nostri bambini, dei nostri ragazzi, che magari non hanno voce ma hanno occhi che gridano emozioni e sentimenti percettibili solo a chi ha cuore e testa per ascoltare e interpretare. Per questo motivo sentiamo forte il dovere di affiancare la famiglia della piccola Sophie in questa sua battaglia. Una giustizia incapace di trovare il colpevole di questa tragedia offende la dignità delle famiglie di bambini disabili, tradisce l’infanzia, tradisce i fragili, tradisce il senso stesso della legalità…”.

I genitori di Sophie si sentono traditi due volte dalle istituzioni: da una scuola che non ha saputo proteggere la loro figlia e dalla magistratura che non riesce a trovare un colpevole.

”… Mi chiedo – dice ancora Floriana – e se Sophie avesse perso la gamba? Quando è arrivata in terapia intensiva, aveva l’acido a un centimetro dalle ossa e a un millimetro dai genitali. E se ciò che è accaduto a scuola fosse successo a casa con me, il giudice sarebbe stato così clemente?…”.

Floriana e Luciano non si fermeranno, continueranno la loro battaglia per ottenere giustizia: “… La pretendiamo – dicono i genitori – per tutto il dolore che la nostra Sophie ha dovuto subire…”.

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